Monday, August 13, 2007

Cammino sulle acque o le acque camminano in me?



C'era un oceano davanti a me.
L'orizzonte era lontano. Antichi che non distinguo ritenevano che oltre quell'orizzonte l'acqua cadeva a cascata, era la fine del mondo piatto, ambito, irraggiungibile. Ero pieno di me.
L'ambiente mi avvolgeva e mi rendeva forte.
Il vento soffiava rabbrividendo la mia pelle, che, ipersensibile, era attratta con forza sempre frequente verso l'argine del pontile in cui mi trovavo.
Il senso di vita era svanito.
Il mio cervello spento. Il mio corpo incontrollabile.
Qualcosa voleva dominarmi e io orgogliosamente mi lasciavo dominare, forse l'anima, forse una coscenza, forse la Natura...le mie gambe iniziarono a muoversi in direzione del mare.
Intorno a me non c'era nessuno.
O meglio nessuno di visibile, ero sicuro di essere in qualche modo osservato, ero sicuro di essere al centro di qualche remota, irraggiungibile attenzione.
Il mare ondeggiava in maniera costante. Il suo moto era pace, si muoveva al ritmo del mio cuore. Il mio cuore era pace. In quelle onde i miei sentimenti, a volte calmi altre irriverenti.
Con le vene straripanti di spontanea adrenalina lasciai il mio corpo in balia di queste ignote spinte centrifughe che mi facevano girare intorno a me stesso moribondo, e avanzare progressivammente, inconsciamente verso l'aspettato contatto.
L'acqua mi sfioro' delicata, i miei brividi aumentarono vertiginosamente, sentivo quella stessa acqua scorrermi fresca nelle vene, riempire e strappazzare il mio cuore, cucirmi un nodo in gola. Ipnotizzato camminai in avanti, superai del tutto il pontile, poggiai entrambi i piedi sulla superficie dell'acqua senza scivolare, senza sprofondare, incredibilmente ero ancora in piedi, incredibilmente ero vivo, favolisticamente padrone di un sogno biblico, padrone di me stesso, padrone del pezzo di mondo in cui ero, boriosamente Re dell'acqua, Re dell'elemento da cui e' nata e nasce la vita , cosi' affascinante, cosi' sacrale.
All'apice di quel ciclo che si ripete dalla notte dei tempi.
In quell'istante ricordai una cosa che avevo letto anni fa' in un giornale che si proclamava scientifico. Diceva che quando al mattino beviamo un bicchier d'acqua esso contiene qualche molecola che aveva partecipato al diluvio universale, qualcuna che aveva visto passare le barche dei pescatori del lago di Tiberiade duemila anni fa e qualcun altra che si era arrossata di sangue sulle spiagge della Normandia il 6/6/1944, quella stessa acqua era sotto i miei piedi, tutta quella storia mi sembrava limpida e chiara come non mai. A questo punto pero' qualcos'altro non mi pareva piu' cosi' chiaro: camminavo io nell'acqua o era quella stessa acqua che stava camminando in me?

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