Tuesday, December 30, 2008

l'intruso



Socchiuso è l'uscio dell'ipocrisia.
Un geometrico cubo di ghiaccio,
ingloba e, di colpo,
il movimento ruba.
Fremono, le immagini lontane.
Voci da destra
Voci da sinistra,
Ma.
Da dove arrivano?
da dove?
L'intruso
si nasconde
senza farsi notare.
Nella sfilata
qualcuno appare a volte
mascherato.
Ascolto giusto un po' di jazz.
Mi piace far ballare la marionette.

Tuesday, December 16, 2008

comunque passi


Distruggere il proprio stato di felicità per il raggiungimento di una felicità più aulica e ideale, per una gioia più intensa ed interiore, per la soddisfazione del desiderio di unione, di congiunzione, di completamento.
Correre a testa alta incontro al pericolo, senza dubbi e senza perplessità, senza paura di fallire, senza il minimo indizio che certifichi che l'idea è sbagliata.
L'incontro, lo scontro, la fusione, la scissione, la visione dell'abisso.
La sorpresa.
Il desiderio di credere.
La necessità di avere fiducia.
I dubbi e l'energia per risolverli.
Il benessere interiore.
Lo scontro con la natura "Maya" dell'essere umano e cioè quello che per gli induisti è considerato la malattia alla base dell'uomo, colei che spinge l'individuo ai pensieri malvagi.
Lo scorrere dei pensieri per il verso opposto.
Nuovi dubbi, nuove perplessità e vecchie delusioni che raffiorano.
I soliti movimenti. Le solite scadenze.
Maturazioni stroncate, parziali.
La musica come strumento di pensiero.
Le parole come liberazione dai pesi.
L'infinito. Il nulla.
Per mano.
Credo che i miei piedi realmente non hanno mai toccato il suolo.

Friday, August 22, 2008

Inní mér syngur vitleysingur.

Le domande sull'essere e sull'esistere, pur essendo distanti dalla realtà del singolo nella sua quotidianità, lo riguardano nella sua interiorità, nel suo sentirsi un "ego" rispetto al mondo. Queste domande sono quindi avvertite e poste come fondamentali nel momento in cui l'io è in crisi rispetto al vivere e all'"essere nel mondo", e si chiede la ragione del proprio esistere come sua parte e del suo rapporto con esso. L'individuo, percependosi come ente particolare, ovvero unico fra tutti gli enti, si interroga sul senso della parola essere, ma fallisce la risposta. È da questo problema, che assilla, impegna e talvolta tormenta la coscienza dei pensatori esistenzialisti, che occorre partire per capire l'esistenzialismo.

Monday, August 11, 2008

Si, viaggiare. Rallentando per poi accelerare. Il sangue viaggia più rapido oggi nelle mie vene. Sto partendo per un viaggio dalle mete tanto chiare quanto sfuocate. Con amici chiari, quanto sfuocati. Con uno stato d'animo alquanto sfuocato. Macinare chilometri e chilometri seduto nello stesso sedile. Aprire gli occhi perchè si apra anche l'anima. Il movie|mento, che ritorna presente nei miei giorni.

Sunday, August 10, 2008

E così è tutto come previsto.
E così è tutto così comico.
E così è tutto così intuibile.
E cosi in certi luoghi il domani è una fotocopia di ieri...

Saturday, August 02, 2008

we live in a beautiful world.


Prendere decisioni importanti, decidere di compiere movimenti decisivi, progettare il meglio per un animo che non può trovare la pace così facilmente. Il movimento è quello che rende la mente libera. Ho il peso del possesso che prova ad inchiodarmi in varie postazioni che non ho scelto ma che sono costretto ad occupare. L'idea è di chiudere le ultime faccende burocratiche e spiccare il volo, sperando di incontrare nella confusione delle folate di vento e dei movimenti migratori degli uccelli, un tappeto volante che stia aspettando qualcuno che abbia la voglia e il coraggio di salirci sopra...di farsi da lui trasportare... dove è il caso, dove è il momento. Qualche abitante di questo mondo non cerca la propria strada perchè gli si presenta davanti in modo del tutto semplice e naturale, altri non se ne curano, altri si guardano attorno fino al farsi venire l'emicrania. Internet è un rifornimento di possibilità che appaiono però così astratte che chiariscono ancor meno dopo la consultazione. Non si può vivere in un paese di 3.000 abitanti. Non si può essere rappresentati da persone ricche di meschinità. Non si può pagare 1 euro e mezzo per un litro di benzina. Non si possono pagare 25 euro per cenare ad un ristorante mediocre. Non si può andare a ballare in un luogo dove i buttafuori arrivano con la voglia di alzare le mani. Non si può essere costretti ad ubriacarsi per divertirsi. Non si può guidare la macchina con 7,8 cocktail in corpo e pensare di arrivare a casa vivi sempre. Non si può voler essere amici delle persone solamente quando può sembrare un buon intrattenimento. Non si può sorridere quando non ci sentiamo felici. Non si può baciare qualcuno con dolcezza già sapendo che scomparirai in seguito. Non si può giudicare di continuo però è giusto fornire la propria opinione sempre. Non si possano passare delle ore con delle persone dalle quali, alla fine, non si impara nulla. Se non ad essere peggiori. Avarizia miseria causa est. We live in a beautiful world. Yeah, we do. Yeah, we do..

qualcosa non và?

Il mio orologio a pendolo sta battendo le sei del mattino proprio in questi istanti a ritmo scandito. Mio padre si è svegliato da poco, è seduto sulla tazza dal water leggendo un settimanale, un bel modo per iniziare la giornata, la seduta ispira la lettura e la lettura ne consente il prolungamento, nella tranquillità di questi minuti vicini all'alba. Sono disteso a letto da qualche minuto e vorrei comunicare in qualche modo, ma le parole hanno smesso di uscire dalla mia bocca da un'oretta a questa parte. Sono appena tornato da una serata che sicuramente non ricorderò se non per certi accadimenti evitabili e meritevoli di indegna memoria. Nel frattempo invece mio padre è vestito e si appresta ad iniziare la sua giornata, che consisterà in vari lavoretti qua e là per i suoi terreni nelle ore più fresche del giorno. Non avrei mai creduto, lo invidio un pò. Ha appena scoperto che questa notte c'è stato un forte temporale e che ha piovuto a ridotto. Non sà che probabilmente il sole questa mattina potrebbe anche rinunciare ad uscire. Io invece ho assistito al temporale, mi sono rifugiato dalle folate forte del vento tempestoso, ho visto la sua fase più burroscosa e l'ho anche guardato assopirsi. Nello scorrere del tempo, affianco al temporale le persone hanno girato attorno a me, hanno agito, hanno raccontato ed insegnato buone novelle ritrovandosi ad inciampare nei medesimi errori, hanno cercato di aiutare gli altri non ricordandosi di fare del bene per loro stessi. Probabilmente è sbagliato scendere in profondità di ogni fatto di cui sono testimone, ma ho una strana sensazione che provo scrivendo queste righe, sento nelle mani che in realtà non è per nulla sbagliato questo. Mi chiedevano se avevo qualcosa che non andava quando era totalmente evidente che tutto era a non andare, che eravamo a bordo di un cavallo pericoloso,nonostante ne fossimo consapevoli. Nessuno disse nulla per non assumersi la minima responsabilità, ognuno avrebbe affidato al fato il proprio destino piuttosto che prenderlo per mano e metterlo al sicuro. Se non c'è voglia di responsabilità da parte delle persone probabilmente non si può attuare un pensiero comune, una comunità civile, uno scambio sincero tra persona e persona. E questa mancanza di scambio è quello che ci annoia e ci mostra un vuoto dinnanzi a noi che colmiamo soltanto cercando di evadere da noi stessi, quando invece dovremmo cercare di far evadere il nostro self in qualsiasi situazione ci trovassimo. Il carattere non è una merce che si vende al mercato semplicemente perchè non la posseggono nemmeno i mercanti. Ma in qualche anima forse brilla luminosa e trasformo questa speranza nella stella cometa che guiderà il mio cammino.

Thursday, July 31, 2008

Nella vita credo inconsciamente decidiamo se prendere o dare. Io probabilmente finisco nel tentare di prendere il più possibile. Dalle persone, dai luoghi, dai momenti, dalle cose. Però forse nel farlo finisco per dare?

Tuesday, July 29, 2008

imprigionato nello spegnermi


Dalla dolcezze francesistiche di ieri sera sono passato all'incubo dai risvolti fin troppo realistici di questa notte. Non sò dove stavo camminando, era sera, notte probabilmente, nella mia solitudine ecco che incontro la fidanzata di un mio amico. Ha tante cose da dirmi, da confessarmi, ma non vuole pesare sui miei pensieri. Però ha una pistola nella borsa e mi propone di farla finita per sempre. Io la guardo e ci penso. Mai avrei creduto di poter solo minimamente pensare ad una cosa così stupida. Ed invece, eccomi lì con lei, con questi pensieri di morte. Accetto, senza sapere il perchè. Estrae la sua pistola dalla borsa, la passa a me, io la punto al centro della mia fronte e sparo. Non muoio. Passo a lei la pistola, anche lei si spara e non muore. Mi chiedo il perchè di tutto questo. Lei mi dice che la pallottola è entrata nel nostro cervello e farà con calma il suo lavoro. Siamo al buio, adesso riconosco il luogo, è Padova, siamo sulle rive del Piovego. Strano che questa mia amica si trovi lì, non ha mai avuto a che fare con tal città. Ma ecco che appare un terzo personaggio, ha il volto cupo di chi si sente tradito, sono sicuro di conoscerlo ma non riesco a distinguerlo tra gli archivi della mia mente. L'unica cosa che capisco è che sta vagando nel vuoto, nel nulla e che sarebbe stato molto contento se lo avessimo coinvolto in questo piccolo suicidio collettivo. Passa dietro di noi, mi guarda un istante senza salutare, sforzo la mia mente per capire chi è costui, stranamente non lo distinguo. Avrei voluto chiamarlo in causa, coinvolgerlo nel nostro atto finale e invece non l'ho fatto, lui rimane solo come solo era prima. A questo punto inizio a stare male, il mio corpo si indebolisce, comincio ad invidiare il tizio che stà camminando solo ma che non ha una pallottola nel mezzo del cervello. Lui rimarrà vivo e io stò per morire. Adesso capisco che non voglio morire, tantomeno morire suicida, ancor meno a Padova e nemmeno con la fidanzata del mio amico. Ripenso agli occhi del tipo che è appena passato e in essi vedo qualcosa di misterioso. Certo, lo conosco! Lo conosco soltanto io, credo sia una presenza che abita i miei sogni e che rende apocalittici alcuni dei miei pensieri. E' il colpevole di alcuni malumori ed è rinchiuso nei miei sogni! Ma questa convinzione sparisce man mano che il malessere aumenta, chi mi ha detto che stò sognando? Sto morendo invece, non riesco nemmeno più a scorgere la fidanzata del mio amico. Penso a come avrei potuto lasciarmi ricordare. Penso a cosa potranno tutti dire di me d'ora in poi. penso al ciclone nel quale il mio spirito finirà, da promettente fanciullo ricco di sensibilità a stupido suicida su invito casuale. Non voglio finire così, non voglio, mi domando se la pallottola mi ucciderà davvero, mi chiedo se qualche medico mi possa salvare, mi agito, tremo, mi tocco la fronte. Non sento più il buco. Apro gli occhi e sono solo a casa dei miei genitori. Mi guardo allo specchio e il mio volto è straziato ma la mia fronte è integra. Scrivo queste battute prima che entrino nell'oblio. Sono ancora vivo e nè sono felice.

Piccoli frammenti di vite altrui.


è Lei, Mia Madre che entra nella mia stanza quando ormai è già notte, quando ormai l'orologio si è azzerato e ha ricominciato il suo cammino quotidiano. Allunga l'orecchio per percepire la musica francese che sto ascoltando mentre scrivo illuminato da una luce fiebile a basso consumo, mi sorride sorpresa della dolcezza delle canzoni che mando in onda e scherzosamente mi chiede se qualcosa sta per accadere al mio cuore. Nulla sta accadendo al mio cuore ma questa sera ho semplicemente deciso di abbandonare i miei sensi alla delicatezza di voci come Françouise Hardy e Edith Piaf, maestre nel mettermi nella culla dei sognatori. Si è alzata dal letto solo per controllare che la mia finestra fosse chiusa o meno, per evitare che la luce del mattino in arrivo mi sorprendesse con la sua luminosità svegliandomi mentre ancora mi riposo profondamente. I piccoli frammenti delle vite altrui sono i venti alterni che soffiano all'interno della sua testa, progettata per essere da supporto alla persone che ama e di cui ha deciso di prendersi cura. Penso a questi momenti con gioia nell'idea che probabilmente la prossima volta che scrivero di lei sarò a molti chilometri di distanza, e lo farò per nostalgia.

Sunday, July 20, 2008

Girls are like political parties: no one seems able to represent me.

Thursday, July 17, 2008

consegnando il libretto mi sovvien l'eterno...

Ho consegnato il mio libretto universitario oggi, in segreteria studenti. E' finito tra le mani di un ceffo dai capelli del tutto simili a quelli di Cocciante negli annid'oro e poi e' sparito. E' diventato uno dei tanti libretti che verranno accatastati l'uno con l'altro in qualche magazzino polveroso. Finira' dentro ad uno scatolone insieme ad altri nonsoquanti libretti, pieni di esami registrati. Non e' piu' il mio compagno di viaggio nei giorni in cui mi buttavo senza idee ne' competenze a fare un'esame che non avevo in realta' mai digerito, con le mie mani che sudavano sulla sua superficie, mentre a chiacchere speravo di riuscire ad aggirare la psicologia del professore.Non e' piu' quell'arma che tenevo stretta stretta in quegli esami in cui ero preparato e volevo dare il massimo ad ogni costo, per raggiungere un 30 tondo tondo che mi avrebbe rasserenato per giornate intere. Fra un po' non rimarra' nemmeno piu' l'Universita', se non il ricordo. Sono stati tre anni lunghi in effetti anche se adesso che ho quasi finito mi sento un po' al punto di partenza. Ho attraversato momenti esaltanti ed altri nervosissimi, mi son sentito culturalmente progredito ma allo stesso tempo sempre lontano anni luce dagli accademismi che tendevano sempre a venirmi imposti. Ho iniziato questo corso senza saper come sarei arrivato, con quali idee sarei giunto al termine e soprattutto con quali progetti ci sarei arrivato. Finisco questo corso allo stesso modo, privo di idee chiare ma allo stesso tempo spogliato dall'allestimento di sogni inaccessibili e lungi dall'essere parte del mondo reale.Ho volato nei cieli dell'Olanda e nuotato nelle acque sporche del Piovego, ho conosciuto, parlato, condiviso cose con centinaia di persone ma quelle a cui veramente tengo le posso contare ancora sulle dita di una mano, o forse due.Ho scoperto il piacere di vivere da soli e lontani da casa, il piacere incredibile di uscire alla sera e tornare a casa a dormire in dolce compagnia, dimenticandomi di tutto il giorno seguente. Ho condiviso la mia stanza con un pazzo che adesso e' perso in qualche parte in Portogallo e che in grado di conoscere anche 1000 persone in una sera, a fare sesso sopra una gondola trovata lungo un canale a Venezia, o dentro a uno sgabuzzino durante una festa privata. Ho seguito il ciclone che mi ha preso come un vortice e mi ha fatto atterrare a Granada, sconvolto e innamorato. Sono scappato da quel vortice per entrarne in uno ancora piu' distruttivo e rapido che si e' chiamato Olanda. Ho imparato a ballare anche canzoni che ho odiato da sempre come "Tengo la camisa nera", mi sono vestito da donna, da vecchia, da King Sellassie d'Ethiopia. Ho fotografato piu' scene possibili, ho camminato in luoghi mai visti con la curiosita' di un bambino che scopre il suo piccolo mondo passo passo, mi sono fermato a pensare per ore, seduto su una panchina di fronte a un torrente olandese con un vento dolce e a volte scorbutico che pettinava i miei pensieri, a volte cosi' violentemente da strapparli. Ho camminato verso il mare in inverno, con la sabbia fredda che avvolge i piedi ma che in realta' congela l'anima. Ho provato ad amare con piu' semplicita' rendendomi conto che quando consegno le chiavi del mio cuore a qualcuno non e' cosi' facile riprenderle. Ed e' per questo che il mio cuore si e' trovato ricoperto di una lamina protettiva invalicabile, a meno che non si possegga la parola d'ordine. E quella parola, forse, non e' contenuta nel vocabolario italiano. Ho anche studiato, alcuni periodi in maniera molto intensa, alcuni giorni senza pause, senza distrazioni. Ho organizzato una mostra di fotografia che avra' luogo all'Aja in ottobre di questo anno, e invito tutti a venire e a supportare. Gli amici con cui l'ho sviluppata sono persi tra l'Europa e il centro-America scattando istanti da far rivivere tutti insieme. Ho pensato per molto tempo di dover darmi da fare di piu', di recuperare il tempo che ho "perduto" viaggiando o parlando per ore con persone nate in situazioni completamente diverse dalle mie. Quei giorni invece sono quelli che mi hanno insegnato molto di piu' di qualsiasi libro io abbia letto e li' ricordero' intatti per il resto della mia vita. Rendo pubblici questi pensieri solamente perche' credo che sia difficile guardare alle persone con trasparenza. Ed e' una difficolta che provo io stesso, il vedere dentro alle persone, vedere il bello in tutti quanti e capire da cosa deriva l'oscuro che a volte ci fa' dubitare del nostro prossimo e di noi stessi allo stesso tempo. Mentre io voglio guardare con trasparenza ognuno e felicitarmi per qualsiasi cammino le persone che incontro abbiano deciso di intraprendere.

Thursday, June 12, 2008

un pò io.


Se il mondo ha ragione, se hanno ragione le musiche nei caffè, i divertimenti in massa, la gente americana che si accontenta di così poco, vuol dire che ho torto io, che sono io il pazzo, il vero lupo della steppa, l'animale sperduto in un mondo a lui estraneo e incomprensibile, che non trova più la patria, l'aria, il nutrimento.
Herman Hesse.

Tuesday, June 10, 2008

Dopo il Film

cortometraggio basato su un soggetto di Cesare Zavattini realizzato da Christian Tomassini, Nicola Zolin, Chiara Susana e Giulio Barin nel corso dell'anno accademico 07/08 per il corso di Teorie e Tecniche del Linguaggio Cinematografico.
attori:Marco D'Amato, Anna Tringali.

Sunday, May 25, 2008

Unità di misurA



Perché è lo spirito romantico ad iniziare la fuga? A partire dal 1800 con la nascita e lo sviluppo del romanticismo l’uomo è guidato da una nuova forza: il sentimento. Per i romantici il sentimento assurge a ruolo guida, diviene la facoltà umana centrale: può avere una valenza oggettiva, spingendo a scandagliare la realtà.

Il romanticismo nasce da un’esigenza di liberazione rispetto al travolgente meccanicismo che ha iniziato ad investire il mondo a partire dalla rivoluzione industriale: “controllo produttivo del tempo, razionalizzazione degli spazi geografici e temporali, progressiva subordinazione della natura alle esigenze produttive ed economiche” (R. Luperini) .

Di fronte a questa situazione il romantico inizia la sua fuga; dall’aridità della mentalità capitalista cerca riparo nella natura tramite l’arte, come forza creatrice intuitiva che si pone in relazione alle forze cosmiche. La fuga, il viaggio, il movimento: divengono gli elementi costitutivi dell’esperienza artistica perché la realtà in movimento è percepita come un flusso ispiratore che porta con sé il nuovo. Si fugge la banalità e la mediocrità, il vitalismo pone in costante tensione la ricerca romantica: “La Wanderlust è un altro motivo di ispirazione [del romanticismo], cioè l’inappagabile brama di vagare, soprattutto senza meta alcuna, per fuggire tutto quanto è uniforme e comune, in attesa di visioni ed emozioni sempre nuove” (R. Bottichiari).


I meccanismi economici che regolano la società  contemporanea non sono diversi da quelli che regolavano la società nel ottocento, si sono solamente complicati e si sono fatti più sottili e quindi più spietati: la critica marxista è valida anche oggi, l’unità di misura della vita è la merce; e se Marx diceva che è il lavoro umano che dà valore a tale merce, oggi possiamo dire che è la merce che dà valore all’uomo, grazie anche al distorto impiego dei mezzi di comunicazione utilizzati per instillare una mentalità cieca del possesso. Fintantoché la persona si illude di essere libera perché può avere tutto, perde invece tutto: la sua essenza, il suo “essere uomo tra gli uomini”(U. Saba) e non uomo tra la merce. 

Il viaggio può quindi configurarsi non solo come scelta romantica di fuga, ma come condizione esistenziale che cerca nel movimento una risposta all’indifferenza della staticità della merce, una risposta che è una ricerca. L’uomo si caratterizza per la sua incessante mobilità e quindi scegliere di rimettersi “in viaggio” nella società moderna significa riappropriarsi della dimensione umana, acquisendo l’apertura verso la conoscenza che ha il viaggiatore mentre sente la vita dischiudersi di fronte a se stesso, di fronte alle possibili strade da imboccare, di fronte alla varietà che nasce e fluisce nello spostamento. 

In questo senso il viaggio può essere la nuova unità di misura della vita, come momento di coscienza del divenire: segmenti di tempo che vanno a delineare un momento unico, una sensazione di continuità e di unità che viene percepita in modo sfuggente (perché dinamico) ma che può soddisfare e aprire maggiormente la percezione alla vita. Se consideriamo il nostro vivere come una somma di viaggi, possiamo veramente percepire l’intensità crescente della nostra esperienza alla fine di ogni segmento di tempo. 

Fernando Pessoa ne ”Il libro dell’inquietudine” scrive: “E’ così difficile descrivere ciò che si sente quando si sente che si esiste veramente, e che l’anima è un entità reale, che non so quali sono le parole umane con cui si possa definirlo. Non so se ho la febbre, come sento, se ho smesso di avere la febbre di essere dormitore della vita. Si, lo ripeto, sono come un viaggiatore che all’improvviso si trovi in una città estranea senza sapere come vi è arrivato; e mi vengono in mente i casi di coloro che perdono la memoria, e sono altri per molto tempo. Sono stato un altro per molto tempo (dalla nascita e dalla coscienza), e mi sveglio ora in mezzo al ponte, affacciato sul fiume, sapendo che esisto più stabilmente di colui che sono stato finora. Ma la città mi è sconosciuta, la strade nuove, e la malattia senza rimedio. Aspetto dunque, affacciato al ponte, che passi la verità, e che io mi ristabilisca nullo e fittizio, intelligente e naturale.” 

michelle basquiat

Tuesday, April 22, 2008

bonanotte

drammatica è la notte
nella povertà di luce
ma il consumo ci conduce
ad aver le gambe rotte
grammatica è la notizia
che leggiamo al mattino
ma non ci sfiora da vicino
ancor meno ci delizia
dolce è la pazzia
che ci appare raramente
che mi rende sorridente
ma non mi fà sua razzia
interessante la continuazione
di parole senso senso
senza necessità di consenso
tantomeno di approvazione
quindi buonanotte sognatori
amanti e lavoratori
pensatori d'altri tempi
prostitute, barboni e scempi.
!

Monday, April 21, 2008


Prendere a sguardi il mondo per prendere a sguardi me stesso.
Prenderlo a sguardi seduto su un marciapiede senza nessuno seduto di fianco.
Sembra che nonostante tutto, tutto funzioni, che le persone siano proprietarie di un certo livello di felicità.
Passano persone di fretta, una mamma porta la figlia a fare shopping, alcuni uomini con una divisa sgargiante fanno dei lavori nella strada, un ragazzo passa camminando immerso nelle sue cuffiette.
Ad un certo punto mi alzo ma a quel punto riesco a guardare solo quelo che calpestano i miei piedi.
E in quel momento per un istante mi sfiora che m'importa poco di quello che và al di là delle mie scarpe.
Solo credo non importi nulla a nessuno cosa ci sia dentro alle mie.

Monday, February 25, 2008

I giornalisti che ci rappresentano...

Stamattina, 25 febbraio, l'editoriale del Corriere della Sera firmato Angelo Panebianco mi ha lasciato leggermente perplesso.
L'articolo traghettava il lettore al pensiero che l'alleanza Partito Democratico-L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro "finirà con l'incidere in maniera negativa sulla politica del partito", il PD si intendeva. I motivi erano diversi, Di Pietro non è certo il tipo che pensa di porre fine alla "guerra civile italiana" affermava (quella tra destra e sinistra, che poi non è la guerra da combattere), Veltroni si sarebbe alleato con lui per poter godere dei voti dell' "antipolitica" che in lui vedono una forza in grado di far seguire i fatti alle idee.
Inoltre, continua Panebianco, Di Pietro ha parlato "dell'esproprio proletario" di alcune reti televisive di proprietà dell'attuale opposizione. Ma quale esproprio proletario se Rete4 sta rubando da anni le frequenze destinate a Europa 7? Panebianco poi inneggia alle intercettazione telefoniche definendole "mostro demoniaco" dell'ultimo "giustizionalismo" made in Italy, affermando che Di Pietro mai permetterà la fine di questa "spia evidente degli sviluppi patologici del sistema italiano".
A questo punto mi domando se questo giornalista abbia mai letto il quotidiano per il quale scrive negli ultimi anni, dopo che le intercettazione telefoniche, quelle poche che chi ci comanda ha voluto render note, hanno permesso di far emergere scandali di importanza prioritaria e vergognosa, come quelle riguardanti i vari "furbetti del quartierino", le cariche pilotate dell'entourage di Cuffaro e Mastella, le implicazioni Ds-Antonveneta per citarne alcune. Sono proprio questi scandali che hanno dato vita a questo clima di "antipolitica" in cui si trova gran parte della popolazione attuale costretta dal proprio senso civico a recarsi alle urne fra poco più di un mese.
Adesso, mi chiedo, quale target questo giornalista avesse intenzione di raggiungere, denigrando l'apporto di qualcuno, Di Pietro, che per ora ha manifestato come temi politici il rispetto di alcuni principi essenziali volti ad ottenere un minimo di legalità nel paese, definendolo invece semplicemente un pericolo per il "linguaggio nuovo" che potrebbe svilupparsi ora tra Veltroni e Berlusconi. Un linguaggio costituito da soliti compromessi e sorrisi beffardi in campagne elettorali fatte solo di sensazioni ed essenzialmente prive di programmi necessari, condite però da resoconti giornalistici profumati e mai antigonistici. Alzarsi al mattino, acquistare uno dei maggiori quotidinai nazionali e ritrovarmi un editoriale di questo tipo mi fà seriamente pensare al perchè ho deciso di iscrivermi ad una scuola di giornalismo...

Sunday, February 24, 2008

qualcosa non va' in ogni cosa.
pero' c'e' qualcosa di buono in ogni cosa.
ho capito poco di piu' rispetto a ieri.
a questo punto pero' non so' da quale angolazione guardare.

Friday, February 22, 2008

pochissime parole

pochissime parole da condividere in questi giorni.forse perchè i fatti da raccontare sono tanti.forse perchè non mi và tanto di raccontarli.passare dal vivere in una città olandese al tornare al mio piccolo paesino e sccessivamente alla città universitaria di Padova può essere paragonato al passaggio che separa le 17:29 alle 17:31 di un'operaio di una fabbrica siderurgica, solo all'inverso. oddio, non è così realmente tragico, è un tornare a responsabilità e a facce note, è un'abbassamento dei sogni, è un calare di personalità, è un tornare a correre in modo frentico per cambiare al più presto la propria situazione.
non è tanto il mio correre, come suggerisce il buon vecchio Frankie, e l'immobilità di tutto il resto che mi fà sentire diverso.

Saturday, January 12, 2008

Embryonic journey

Poesia per grande astrazione e d'astuta immaginazione
mi scuso per l'eventuale sottile incomprensione...


Crisalidi d’Andromaca
Gravide d’estri e spazi
Pluviali discese d’astri
E semi che brulicano a milioni
In campi intarsi…

Nelle blu più afflitte
Ascaridi d’emozioni, e scroscianti
Nelle valli brulicanti
Verdi cosce d’altre brune
Primizie azzurrine tra le piume...

Rosseggianti brine...

Sprazzi di gelo
E glamidi appollaiate
Nelle stalle del cielo
Acridi clichè
Tra mille fiate…

Friday, January 04, 2008

Come ad un bivio tremendo che si apre a precipizio nelle oscurità indomate, nebbia cupa che cade, un unico ponte pericolante che trema senza una fine apparente, tuoni e cristalli all'orrizzonte blu, molti pensieri, tutto m'attraversa incessante:

Oh gioventù oziosa
A tutto asservita
Per delicatezza
Ho perso la mia vita
E ben sia l'ora
Che infin ci innamora!
....
Sarei stato altro che sinistra insegna d'albergo...
Ma il temporale mutò quel cielo fino a sera
Regioni cupe allora, sfilata d'aste e laghi
Colonnati e stazioni sotto la notte azzurra
....
Abbracci giovanili d'erba pura
Lunare oro d'aprile nell'alcova
....
Oh corvi, santi di lassù, in vetta alle querce
Albero perso nell'incanto a sera
Le capinere di maggio
Accordate
A coloro che in fondo al bosco inchioda
Nell'erba donde non si può sfuggire
Una sconfitta senza più riscatto...

(Arthur Rimbaud)

Thursday, January 03, 2008

02:47AM



Siamo dei libri aperti. Siamo le dita ma non il braccio che muove la penna. Siamo frustati da questa mera scelta fra alternative di font. 02:47AM.

Tuesday, January 01, 2008