Un'arpa collega 2 terre e offre il suo dorso al mare. Nuvole la osservano da distante ma non se la sentono di provare a suonarla. Il suono è il silenzio di una industria a Natale.Formichine tutto attorno si muovono. Più cose possibili vorrebbero portare in letargo. Niente è più preciso del senso di marcia.
Monday, December 31, 2007
Sinistra
Un'arpa collega 2 terre e offre il suo dorso al mare. Nuvole la osservano da distante ma non se la sentono di provare a suonarla. Il suono è il silenzio di una industria a Natale.Formichine tutto attorno si muovono. Più cose possibili vorrebbero portare in letargo. Niente è più preciso del senso di marcia.
Sunday, December 30, 2007
Sperequazioni Speranze Frustrazioni
Frammenti:
oh stagioni...della nostra vita
oh castelli...della nostra speranza
Da una poesia:
In fondo, non si può dire!
Non sfuggo, il mondo
Che fuori così m’attrae
Ma in verità sento, penso
Che esso non mi tocchi
Nel profondo…
Tu
mi sfiori incidentale
Io
Porta aperta
ad ogni tuo male…
oh stagioni...della nostra vita
oh castelli...della nostra speranza
Da una poesia:
In fondo, non si può dire!
Non sfuggo, il mondo
Che fuori così m’attrae
Ma in verità sento, penso
Che esso non mi tocchi
Nel profondo…
Tu
mi sfiori incidentale
Io
Porta aperta
ad ogni tuo male…
Inclined vision of the movement.
From where this desire to arrive?
Saturday, December 29, 2007
Qando l'Oscurità era tua Sposa
Quando l’oscurità era tua sposa…
Quant’è lucida
Liquida che scorre
Fremer d’ali,
Giaciglio puro d’oro smorto
In massa
D’ardità smarrite
Ma spesse come strali…
Come triste t’affanni
Come dolce m’inganni...
L’ardente desiderio
È sterile fluttuare
D’insensate luci
Grigi’olmi d’euforia
Scuotono pendoli intramezzati
Che ligi pendono dai pergolati
Sterili ed infiammati
Incipit vilmente procrastinati…
Lievi e dolci onde
Dai mari amati…
Sottile vita si diffonde
Esploder elettrico di luci
Interiore miscuglio
Tu ora taci…
Tra mille lanterne
Distanti movimenti
Cospiranti ed alterati
Tu qui giaci…
Quando l’oscurità era tua sposa
Quant’era lucida e radiosa
Vita che dal lago s’attende
Attimi purpurei in chiaror che fende…
Quando svestita,
Dalla sera
Ricordi tu,
Mia unica Vera?
Quant’è lucida
Liquida che scorre
Fremer d’ali,
Giaciglio puro d’oro smorto
In massa
D’ardità smarrite
Ma spesse come strali…
Come triste t’affanni
Come dolce m’inganni...
L’ardente desiderio
È sterile fluttuare
D’insensate luci
Grigi’olmi d’euforia
Scuotono pendoli intramezzati
Che ligi pendono dai pergolati
Sterili ed infiammati
Incipit vilmente procrastinati…
Lievi e dolci onde
Dai mari amati…
Sottile vita si diffonde
Esploder elettrico di luci
Interiore miscuglio
Tu ora taci…
Tra mille lanterne
Distanti movimenti
Cospiranti ed alterati
Tu qui giaci…
Quando l’oscurità era tua sposa
Quant’era lucida e radiosa
Vita che dal lago s’attende
Attimi purpurei in chiaror che fende…
Quando svestita,
Dalla sera
Ricordi tu,
Mia unica Vera?
Isle d'Adam
Sento strade che corrono
E smuovono la gente
Un passato che è fitto di persone
Ancora rivedo
Lo stesso
Un eterno che qui stende
Un mondo che passa e giace
Loro non sanno ma io “corvo” credo
Vie lontane al di là
Orizzonti e nuvolame
Scorre un luogo
D’immenso sognare…
Scorrere
Incessante
D’uno
Un diamante
Scuro d’alito
Di vite, che vedi, che tu vedi!
Alleate ricerche
D’un qualcosa
Di segreto
Velato mai
Celato intonso
Incenso e oscurità
Chiaror gelato
Ed ammante lillà…
Sguardo
Azzurro penetrante
Lamina glaciale
Che pende dal cielo
Tra-fitto…
Delitto, da nubi tremanti
Amore sconfitto
Che cerco e tu cerchi
Profondità
Da pupille infinite
Specchi arditi
Sforzi
Anelanti di mali
Molti e banali
Vite…atterrito!
È attrito che ti scorre
Mentre t’abbandoni e t’allontani
Con pendenti corde
Da picchi alberati
Dolcezze e d’infinito…
Bellezza che m’assolve
Attraente pendolo
Gioco d’estenuanti risvegli
Assolati tramonti
Di Soli
Che accorrono
In masse isteriche
D’idiote lunari
D’Atelier giunte d’ali…
E smuovono la gente
Un passato che è fitto di persone
Ancora rivedo
Lo stesso
Un eterno che qui stende
Un mondo che passa e giace
Loro non sanno ma io “corvo” credo
Vie lontane al di là
Orizzonti e nuvolame
Scorre un luogo
D’immenso sognare…
Scorrere
Incessante
D’uno
Un diamante
Scuro d’alito
Di vite, che vedi, che tu vedi!
Alleate ricerche
D’un qualcosa
Di segreto
Velato mai
Celato intonso
Incenso e oscurità
Chiaror gelato
Ed ammante lillà…
Sguardo
Azzurro penetrante
Lamina glaciale
Che pende dal cielo
Tra-fitto…
Delitto, da nubi tremanti
Amore sconfitto
Che cerco e tu cerchi
Profondità
Da pupille infinite
Specchi arditi
Sforzi
Anelanti di mali
Molti e banali
Vite…atterrito!
È attrito che ti scorre
Mentre t’abbandoni e t’allontani
Con pendenti corde
Da picchi alberati
Dolcezze e d’infinito…
Bellezza che m’assolve
Attraente pendolo
Gioco d’estenuanti risvegli
Assolati tramonti
Di Soli
Che accorrono
In masse isteriche
D’idiote lunari
D’Atelier giunte d’ali…
Rose lesbiche, labbra e fiori blu...
Archi di gelo
Trabucchi dorati
Immersi nel cielo
Giacigli sfondati
Nei miei occhi
Fregiano, lunari,
Orge d’eremiti pidocchi
Vascelli anseatici che solcano i mari
Conche di tristezza
S’affollano nei deserti
Armai tra le rose spine
Siam certi
Gocce di sangue mostrano
Ogni nostra debolezza
Perché stiamo ancora incerti
Dinnanzi ormai
A giardini grigi
Verdi aperti
Lo spirar lento m’abbandona
Angelo caduto
Fascino mai perduto
Tratto insigne
Mano che scorre
Carezze maligne
Là in alto…
Demonio in cima
Alla più cupa Torre…
Trabucchi dorati
Immersi nel cielo
Giacigli sfondati
Nei miei occhi
Fregiano, lunari,
Orge d’eremiti pidocchi
Vascelli anseatici che solcano i mari
Conche di tristezza
S’affollano nei deserti
Armai tra le rose spine
Siam certi
Gocce di sangue mostrano
Ogni nostra debolezza
Perché stiamo ancora incerti
Dinnanzi ormai
A giardini grigi
Verdi aperti
Lo spirar lento m’abbandona
Angelo caduto
Fascino mai perduto
Tratto insigne
Mano che scorre
Carezze maligne
Là in alto…
Demonio in cima
Alla più cupa Torre…
Thursday, December 27, 2007
Addosso a me...Etienne
C’è una bimba
nel nero
C’è un bimbo
biondo puro…
Non so perché
Ma lei
Lei mi rincorre
Là in fondo sul colle
Che cerca?
L’erba fresca
Estenuante calpesta
Non correre, mi dice
E lei cade
Dove andrò, in mia fretta?
Il bosco è così buio
I rumori così fitti
Che scura,
Neve candida
Riflessi violacei
D’un tramonto
In denso mistero…
E a che serve piangere?
Che speri?
M’abbraccio ad un albero
E lui mi cullerà
Dolci i rami
Carezze e calore…
Lei mi mira
Da dove arriva?
Io son sola
Languore viola
Bacio stampato
Da chiara cera
Ampolla vivida dorata
Che a te mi lega
Sono in verità tua fata
Io gocciola nera
Tua unica Vera…
Perché ti consumi?
Tu muori incessante
Tra i mille mondi
Stelle in circolo anelante
Dentro me
Cosa puoi trovare
Se non un cuore
Inospitale?
L’oro che mi sfiora i capelli
È dannazione
Di una bellezza prematura
E che io possa..
Che infine io mi conceda
Stenderemo insieme
Allevati, dinnanzi alle querce
Che mai scolorano
E giureremo una luce
Che possa servire
Nelle profondità oscure
Intangibile levare
Inarrestabile d’aurora
Verde smeraldo
Allieterai tu più puri
I ghiacciati ruscelli?
D’amore la morte
Dolce si instilla
Tra le piccole diurne
Ghiacciate ma mai sbocciate
Aspiro lentamente
Profumi lievi da tue chiome
Catturo il muschio inafferrabile
Nostri ardenti desideri
Che graffiano volanti luci
Da impercettibili ali…
La notte è infine
Scesa così sperata
Per voi bimbi
Oscura e dolce sorte
Accarezzati lievi
Da impalpabile ed esile morte…
Cuori verdi d’albero
Cuori bianchi di tenebra
Più ancora stendete
Affrante linfe ghiacciate
Di mille amori vivide scorte…
nel nero
C’è un bimbo
biondo puro…
Non so perché
Ma lei
Lei mi rincorre
Là in fondo sul colle
Che cerca?
L’erba fresca
Estenuante calpesta
Non correre, mi dice
E lei cade
Dove andrò, in mia fretta?
Il bosco è così buio
I rumori così fitti
Che scura,
Neve candida
Riflessi violacei
D’un tramonto
In denso mistero…
E a che serve piangere?
Che speri?
M’abbraccio ad un albero
E lui mi cullerà
Dolci i rami
Carezze e calore…
Lei mi mira
Da dove arriva?
Io son sola
Languore viola
Bacio stampato
Da chiara cera
Ampolla vivida dorata
Che a te mi lega
Sono in verità tua fata
Io gocciola nera
Tua unica Vera…
Perché ti consumi?
Tu muori incessante
Tra i mille mondi
Stelle in circolo anelante
Dentro me
Cosa puoi trovare
Se non un cuore
Inospitale?
L’oro che mi sfiora i capelli
È dannazione
Di una bellezza prematura
E che io possa..
Che infine io mi conceda
Stenderemo insieme
Allevati, dinnanzi alle querce
Che mai scolorano
E giureremo una luce
Che possa servire
Nelle profondità oscure
Intangibile levare
Inarrestabile d’aurora
Verde smeraldo
Allieterai tu più puri
I ghiacciati ruscelli?
D’amore la morte
Dolce si instilla
Tra le piccole diurne
Ghiacciate ma mai sbocciate
Aspiro lentamente
Profumi lievi da tue chiome
Catturo il muschio inafferrabile
Nostri ardenti desideri
Che graffiano volanti luci
Da impercettibili ali…
La notte è infine
Scesa così sperata
Per voi bimbi
Oscura e dolce sorte
Accarezzati lievi
Da impalpabile ed esile morte…
Cuori verdi d’albero
Cuori bianchi di tenebra
Più ancora stendete
Affrante linfe ghiacciate
Di mille amori vivide scorte…
Saturday, December 08, 2007
Linee.
Ovunque è pieno di linee.
Ovunque possiamo trovare giometrie sensate.
Linee...
Si incrociano, vanno in profondità.
Mettono in ordine, ci organizzano.
Uniscono ma soprattutto dividono.
Possono diventare confini.
Possiamo vederle come orizzonti.
Possiamo tirarle, seguirle anche se vogliamo.
E a quel punto diventano direzioni.
Strade. Possibilità.
Linee come possibilità.
Linee che diventano scelte.
Non posso seguire troppe linee.
Spesso alcune linee escludono le altre.
Spesso due di queste intersecate creano vertici insensati.
Ma seduto nella mia stanza incrocio linee.
Esco dalla mia stanza e vengo trafitto da delle altre.
Nella strada quasi non le distinguo le une dalle altre.
Significa che devo scegliere?
Quale giometria voglio rappresentare?
Dove posso lasciare il mio segno?
Disegno la mia linea.
Non importa come sia.
Verticale, a zig zag, ondulatoria, trasparente...l'importante è che sia mia.
Però c'è nè sono tante che la incrociano...
Da quale farsi intersicare diventa la questione ancor più grande.
Quale scegliere tra la confusione.
nel centro delle possibilità c'è forse un lasco possibile.
In cui vi si stampano i tre più profondi e grossi pensieri.
Pesanti come travi.
lo sfondo dietro è buio ma vi appare una via ad intersecarlo.
Una linea, vista anche come via d'uscita.
Immaginariamente anche via d'entrata per il mistero.
Linee,
Direzioni.
Forse per ora, solo geometriche confusioni.
Sunday, November 18, 2007
The worse nightmare sometimes is reality
Barbed wire.
Aushwitz barbed wire.
Aushwitz name originated by a German invention.
The city of the concentration camp is Oświęcim, 50 km west of Krakow.
There are almost nothing around the camp.
Right now, a desolate bus station.
Some disgusting fast food.
When you go in there's no breathe for you.
Something happened to you. Your voice is the silence.
Your thoughs disappears. A loud, ditasteful, woeful empty hit you.
If you breathe you can smell...i don't want to said what you can smell.
You begin to ask you why you're there, which is the sense, why you want to be witness of that horror.
Why? Is the question that pursuit you. Every second. Why?
How the man could be so cruel?
How the germans, the SS, the Nazis can follow some fucking orders.
How they could respect that rules.
Only for more lands, for sadisfy an old hate.
Why?How they could?
You can't see woman hair accumulate in a room.
Nazis accumulate it before send the woman toward the death.
You can see mountain of hair. Destinate to textile industries.
You can see the tins contained the gas that killed thousands of people.
You can see the bed, the tunnels, the jails.
You can't breathe normally.
I've been a week ago and today is the first time that I try to look at my pictures.
I've still this horrible sensation.
I don't know if the man can touch a llevel lower then that one.

Men like monsters.
The people of that age already know that.
They tried to express this feeling by maskerate art.
But there's wasn't solution.
Escape, the only way.
_-_The_Remorse_of_Orestes_(1862).jpg)
The worse nightmare sometimes is reality.
Friday, November 16, 2007
expression.
Forbade the amusement.
Row against the naturally.
Flip around the same thoughts.
Lapse into empty.
Fall due as partyboy.
Breaking rangs.
Resume what I begin several years ago.
Get rid from influences.
Preach nothing.
Teach the silence.
Clasp the soul and play with her.
Wade in against the wall of my room.
Upset the statics minds.
Suppose to be something more.
Wander for the corridor.
Reckon the inconsiderate.
Indulge yourself of yorself.
Lapse into empty.
Some new verbs for express myself. Once again.
Tuesday, November 06, 2007
Gli ImPeRaToRi di oGGi.

A scuola ci insegnano una storia che ci sfiducia.
Qualcuno comanda. Qualcuno ha sempre comandato.
Qualcuno anche ha sempre obbedito.
Consopevole. meno consapevole.
Gli animali si nutrino di altri animali per sopravvivere.
La più vecchia legge si tramanda intatta ai giorni nostri.
Predatori e prede.
Ghepardi e tartarughe.
Iene e gattini.
Potrei dire anche multinazionali e consumatori.
Ma dubiterei sui consumatori.
Anche i consumatori sanno di che nutrirsi.
Oppure non lo sanno e si nutrono ciò che gli imperatori confezionano loro. Obbedienza precostituita, già studiata.
Le cose semplici sorpassano le cose ricercate.
Lo spettacolo regna, crea consensi.
La fantasia diventa fiebile, quasi scompare.
Eventi, pseudoeventi, convegni, rappresentazioni, notiziari.
Slogan, immagini.
Comunicazione, marketing, pubblicità.
La civiltà del prodotto.
Si studia il modo di vendere, non il modo di fare.
Come attrarre più facilmente ogni persona.
Nel modo più semplice, banale.
Il banale si appropria del mondo perchè il mondo oggi ha deciso di cibarsi di banale.
Conviene che tutti vi accedano e perciò i sistemi più semplici sono quelli più adatti, più diffusi.
Si comincia a ragionare per modelli.
Veniamo circondati dai modelli.
L’impero ci crea i modelli.
E’ questo il modo di oggi per ottenere l’obbedienza.
Consumiamo i modelli che ci vengono proposti.
Cominciamo ad amarli pure.
Come dipendenze non nè facciamo più a meno.
Più è semplice, più è immediato.
Si sente il borbottio di qualche romantico talvolta.
Le semplificazioni lo rendono nervoso, lo privano di una eredità.
Abituato al panino al salame dal paninaro oggi si ritrova un sandwich pronto in 15 secondi alla metà dei soldi.
I due fast food sotto al suo ufficio l’hanno iniziato a quel tipo di consumo. Il suo stomaco non gli permette un uso continuo. L’allarme incendio gli scatta spesso ed è pericolo in orario lavorativo. A un certo punto se ne và in vacanza per respirare aria nuova ma sul più bello lo stesso tipo di fast food regna sovrano nella piazza della città che sta visitando. e quell’odore fetido di preconfezionato ricomincia a torturarlo. sbuffando lo evita, ma si sente fastidiato, non gli è stato semplice trovare qualcosa di caratteristico.
Sta scomparendo il caratteristico.
O meglio, ce n’è a quintali in giro per il mondo ma è in contrazione.
Si amalgama. Come si amalgano le persone.
Ma ogni persona in sè stessa è differente.
Il mondo invece è bello perchè è vario.
Chiamali imperatori, chiamali barbari, ma i modelli che portano si espandono, dissolvono lentamente “il caretteristico” come sfruttando un sofisticato acido che agisce a lungo termine per essere inodore.
Fanno scomparire qualcosa di chiaro, dritto davanti a noi, non facendo nulla a quel qualcosa.
Solamente spostando la nostra visuale.
Non lo vediamo più perchè ci han fatto guardare da un’altra parte.
Copperfield fece credere a milioni di persone di aver fatto scomparire la Statua della Libertà semplicemente facendo ruotare il basamento sul quale tutto il pubblico poggiava e nascondendo la statua (che era da un’altra parte ora e nessuno la guardava) con perfetti giochi di luce.
Tutti erano sicuri che un momento prima la statua ci fosse e dopo il gioco di Copperfield fosse scomparsa.
E’ il basamento che ci frega.
La base. Quella che si dà per scontato.
Alcuni sanno come muoverla e sono gli imperatori, i barbari.
Altri ci sono sopra e non ne fanno caso. Solo si muovono.
Ignari testimoni del movimento che muta.
In modo più banale, più semplice, immediato.
Peccato che non si possa sciegliere poi tanto.
Peccato che per non essere da meno dovremmo rispondere con altri modelli.
Ma noi vogliamo solo osservare.
Non dimenticandoci la storia.
Godere di ciò che è autentico senza contaminarlo come sempre è stato fatto in passato.
Dimenticare la legge più vecchia del mondo.
L’unica che regna ancora sovrana, quella del più forte.
Siamo davvero sicuri che per un animale il miglior pasto sia un’altro animale?
Vogliamo continuare a farci mangiare? Assimilare?
Come dirlo agli imperatori di oggi?
Saturday, November 03, 2007
the poem of the life
LIFE IS ONLY A WAY. LIFE IS THE ONLY WAY.
LIFE IS TIME, BUT TIME ISN'T LIFE.
LIFE IS WHEN YOU ARE IN SILENCE WITH YOURSELF, BUT NOT WHEN YOURSELF IS WITHOUT VOICE.
LIFE IS STANDING NEAR THE SHORE OF THE RIVER. LIFE IS SWIMING UNDER THE WATER. I'M LOOKING FOR IT.
LIFE IS AN UNHEALTHY TREATMENT, IS THE TASTE OF SEEING OVER. LIFE IS OVERTHERE. LIFE IS HERE.
LIFE IS ON YOUR FEET, UNDER MY FEET.
LIFE IS LIGHT, LIFE IS UNSEEN.
a delicate evening in autumn of the year 2007
Monday, October 29, 2007
Saturday, October 27, 2007
Justin
Fari di note sgombre
Alterano le oscure fabbriche
Del Nord che gela
Una pioggia, ticchettio lontano
Illumina le strade nere
E scivolo che cosparge i miei giochi
Da bambino
Affranto dalla dolcezza
Miei pensieri d’oro e corallo ambrato
Oh Justin nei miei sogni
Sarai tu la chiave
Che aprirà la mente
La regina bianca che disegna
Sfere purpuree con rami d’albero
E foglie che s’incrociano a corolla…
Streghe e gemiti
Il cielo è viola
La nebbia è densa
La Luna rischiara i nostri vagiti
Innocenti
Sottili passioni, mormorii oscuri
Dalle farse notturne
In capo a pozioni
Piccoli scorci e la Rosa
Alchemica…
Alterano le oscure fabbriche
Del Nord che gela
Una pioggia, ticchettio lontano
Illumina le strade nere
E scivolo che cosparge i miei giochi
Da bambino
Affranto dalla dolcezza
Miei pensieri d’oro e corallo ambrato
Oh Justin nei miei sogni
Sarai tu la chiave
Che aprirà la mente
La regina bianca che disegna
Sfere purpuree con rami d’albero
E foglie che s’incrociano a corolla…
Streghe e gemiti
Il cielo è viola
La nebbia è densa
La Luna rischiara i nostri vagiti
Innocenti
Sottili passioni, mormorii oscuri
Dalle farse notturne
In capo a pozioni
Piccoli scorci e la Rosa
Alchemica…
Friday, October 26, 2007
liberarsi, danzare.
Liberarsi. Danzare. Dove? Ditemelo voi. Dai per favore. Basta combattimenti. Gettiamo le armi. dai, gettiamole. Neuroni, talvolta siete superflui. Stop ai pensieri. L’ultimo che arriva paga da bere. Bere? Pagare? Basta denaro. Basta cazzo con questo fottutissimo denaro. Ha rotto le scatole. Ormai non ci si pensa più. Scorre, fluttua, si libera. Danza. Danza il denaro decidendo le sorti. muovendo i destini. Scocciando intestini.facendo casini.I casini? Riapriamoli. In Olanda danno luce alle vie. Le vie d’italia sono insicure. Ci sono gli immigrati oggi. Ovunque ci sono gli immigrati. In Italia ci sono quelli marci? Che sia soltanto jella? Mastella? oh,si, dovrebbe dimettersi dal genere umano in effetti. Il favore sarebbe di gran lunga maggiore. Maggiore! Agli ordini! risponde ancora al suo vecchio glorioso comandante(che è il travestimento del furfante...)....Dante...come usano la tua lingua al giorno d’oggi....Come uniscono quei suoni che tu rendevi incantati? Dove quello che un tempo era musica sta oggi andando a nascondersi. è inutile lasciarsi. è inutile fondersi. Fusi. Si, siamo fusi, siamo una generazione fusa. Che scorre, fluttua, si libera. Danza. Ci facciamo sciogliere dalle dolcezze del mondo. e perchè no? Ci facciamo trasportare dalle gioie quotidiane. E perchè no? Stupido guardarsi attorno, guardarsi avanti. Stanca. Siamo già fusi. Non ne abbiamo le energie. E anche se le trovassimo a cosa servirebbero? A scuola ci insegnano una storia che ci sfiducia. Dove troviamo le apirazioni? Aspira-zioni. Aspira-zioni. Aspira-zioni. Beh, forse adesso siamo già più ispirati, più ipocriti, più imbalsamati. E’ il nostro turno no? Da cosa ci stiamo facendo influenzare ora professore? Nel senso, il genere umano, noi giuovani. Il futuro dell’umanità? Cosa ci porta lontano dal vederci chiaro? Stop. Enigmi esagerati. Disinteresse nel vedere. Spossatezza nel sentire. Arratratezza nel pensare. Pensare. Il primo dei comandamenti. Il primo dei combattimenti. Comandamenti. combattimenti. Chiacchere. Competizione. Compartizioni. Le federazioni. Le fidejussioni. Gli azionisti. Gli opportunisti. I fankazzisti. I cori razzisti. Ma chi li canta chi li ha visti? Ma chi gestisce cosa capisce? Ma chi controlla cosa rolla? Levante e Ponente. Prue e poppe.Bianco e nero. Blu, notte. Scende la notte diventando l’ora vitale. L’orologio si ubriaca e se ne fotte del suo ruolo. Giovani si sforzano di crearsi un ruolo. Un mondo. Un interesse. Un interesse? La notte come interesse. Da sempre l’interesse è rivolto a qualcosa di non chiaro. Chiaroscuro. Veermer. La ragazza con gli orecchini di perla. Curiosa ti guarda. Più enigmatica di una Gioconda. Fuori sembran già i giorni della merla. Putin crede di essere nella ancora nella guerra fredda. Abuso d’ufficio, concorso in truffa e violazione della legge sul finanziamento dei partiti sono le nuove accuse per mastellone. La Cassazione assolve Berlusconi al processo SME. Adesso pensa di affidare forza Italia a Ronaldinho. Per Halle Barry è difficile il lavoro dell’attrice. Si ipotizza un suo trasferimento al Red Light District. Li sì che poi scorre, fluttua, si libera. Danza. Tutta la vostra arrogante Danza. Vi farò male come un colpo di pistola. Mi prenderò una testata in discoteca. Farò rissa con certi ragazzi di colore. Pronuncierò ogni nome con un burp. Preparerò patate al forno con salvia Divinorum. Aumenterò il ritmo della mia bicicletta fino a schiantarmi contro ad un marciapiede e capovolgermi. Fluttuare. Danzare. A 180 gradi in verticale. Seguirò gli stessi odori. Mi comporterò allo stesso modo. Mi chiuderò in camera fingendo di studiare. Mi prenderò pause dal far nulla. Mi nasconderò dentro una bottiglia di Vodka. Guarderò tutto da dietro un vetro. Mi impegnerò per realizzarmi come uomo a PES 2008. Cercherò il Nirvana nell’ultimo cassetto del mio comodino. Predicherò cazzate. Domanderò per raccontare. parlerò per non ascoltare.Scorrerò, fluttuerò, mi libererò. Danzerò.
Wednesday, October 24, 2007
SuNDer the ShoweR.
Il sole arriva debole qui nelle spiaggie del Nord.
Si fà anticipare dal vento.
Che si scontra al tuo volto.
Che ti fà muover lento.
E lenti. Si cammina. Nelle spiaggie del Nord.
Il silenzio è un suono afrodisiaco.
La sabbia è fredda.
Non è la tua casa.
Non sembra nemmeno qualcosa che puoi godere.
Provi ad abitarla ma ti senti respinto.
Ancor prima di sentire la sua voce.
E lì, davanti a quella sabbia, amabile quanto inospitale,
un antipasto di paradiso
intravedo dentro al mare.
E quell'orizzonte
dell'oceano l'illusorio finale
a un'altra baia mi porta
..ai tempi in cui il mio cuore
soleva lasciarsi accarezzare.
Ora
è st'ambiente
che crea vuoti
che dispettoso sfila
le tele della mia mente.
Scielte.
Ossessioni.
Anche il sole
non ha più coglioni.
Mi volto
sorridendo alle mie orme
torturate dal vento.
Fatico ad alzare i piedi
ma la sensazione di volare
mi riporta alle mie fedi.
Pensieri e ricordi a braccetto si amano soli.
Piangono e si riamano. Ridono e tornano tristi.
Fanno finta di non guardarsi.
Ma senza scampo
si incontrano
in ogni cosa.
Guardano al cielo.
Chiedono aiuto al sole pregando.
Che però ora è stanco.
Sotto la doccia
si sta rilassando.
Sunday, October 14, 2007
F A M E !
NON SO DA QUANTO HO FAME. CONTINUO A SAZIARMI MA CONTINUO AD AVERE FAME. LA VITA SI PRESENTA APPETITOSA E CONTINUO A DIVORARLA. MI BUTTO CON LA FACCIA NEL PIATTO E VELOCEMENTE MI RIALZO PER VEDERE COSA STA ARRIVANDO, COSA STA DANZANDO INTORNO A ME. UN GRANDE MOVIMENTO, INCALZANTE E VORTICOSO, POTENTE E FLUIDO. NON POSSO CAPIRE SE QUALCUNO O QUALCOSA MI FERMERà O SE QUALCUNO O QUALCOSA SI FERMERà. L'ISTINTO GUIDA OGNI GESTO, RAPIDO, REPENTINO, CONTRADITTORIO. OGNI COSA SI RIVOLTA, SI OPPONE A SE STESSA. I SENTIERI DI MONTAGNA DEVIANO VERSO IL FONDO DELLA VALLE PER POI SPINGERSI DI NUOVO VERSO LA VETTA. LE STRADE DELLE CITTà SI CHIUDONO IN SE STESSE PER POI SGRETOLARSI. LE ROTTE MARINE DISPERDONO I PUNTI DI RIFERIMENTO IN OCEANI SENZA NOMI.
CON FEROCIA MORDO L'ARIA, LE UNGHIE LE CONFICCO IN CIELO. NON ESISTE PIù UNA TEMPORALITà RAZIONALE, DOMINA UN'UNICA GRANDE COSTRUZIONE IN CUI TUTTO è DI FRONTE AGLI OCCHI, IN CUI TUTTO è CONTEMPORANEO. NIENTE RIMPIANTI PER I PASSATI, NIENTE PROGETTI PER I FUTURI. SOLO UNA FAME PROFONDA.
Saturday, October 13, 2007
Sysyphus
Sono ancora costretto
In una cosa
Che si dice
Vada avanti...
Sono ancora costretto
In una cosa
Che si dice
Vada avanti...
Ossessione
Un'ossessione rivoltante
Che fa male
Taglia, recide...
Uno scoglio in fiamme
La marea infuocata
Dicono...
Forse no,
Perchè non scorro
I pensieri già stati
Perchè io non riesco
Più a ricordare...
In una cosa
Che si dice
Vada avanti...
Sono ancora costretto
In una cosa
Che si dice
Vada avanti...
Ossessione
Un'ossessione rivoltante
Che fa male
Taglia, recide...
Uno scoglio in fiamme
La marea infuocata
Dicono...
Forse no,
Perchè non scorro
I pensieri già stati
Perchè io non riesco
Più a ricordare...
Tuesday, October 09, 2007
6?
QUALCUNO A VOLTE SI ASPETTA QUALCOSA.
QUALCHE VOLTA CI ASPETTIAMO DI AVER VOGLIA DI FARE QUALCOSA.
ALCUNE VOLTE STAI LONTANO DA CASA PER GIORNI. NON TI LAVI. NON DORMI IN UN LETTO. TI SENTI APPICCICOSO E MALATO. TI SENTI STANCO, LEGGERO E VULNERABILE COME UNA FOGLIA D’AUTUNNO. SOGNI LA TUA CASA, LA TUA DOCCIA, UN PIATTO SANO, DEL SANO RELAX.
AD UN CERTO PUNTO DECIDI DI TORNARE A CASA.
QUANDO SEI IN CORTILE SORRIDI. APRI SPENSIERATO IL CANCELLO. ESTRAI LE CHIAVI DEL PORTONE, LE FAI GIRARE ALL’INTERNO DELLA SERRATURA, NON SEI ANCORA ENTRATO IN CASA CHE QUALCOSA TI BLOCCA.
CERCHI DI NON FARGLI CASO. TI SPOGLI E TI INFILI SOTTO L’AGOGNATA DOCCIA. LA PRIMA GOCCIA CADE, IN UN ISTANTE LE FAI CAPIRE CHE NON L’AMI PIù. METTI LA TESTA SOTTO AL GETTO E MENTRE IL TUO CORPO SI SOLLEVA IL TUO CERVELLO AUTONOMAMENTE SI AFFOSSA. IL DIVINIZZATO SAPONE è LA TUA FOTTUTA DIPENDENZA. ESCI DALLA DOCCIA. TI SENTI PIù PULITO. TI SENTI PIù POVERO. HAI PERSO UN DESIDERIO E ALLO STESSO TEMPO LA VOGLIA DI RESISTERE, DI SOPPORTARE. HAI PERSO Là CURIOSITà CHE I TUOI OCCHI AVEVA INONDATO. TI SDRAI NEL LETTO. RIPOSI. TI SVEGLI. RIPOSI ANCORA. POI RIPOSI ANCORA. E ANCORA...RIGUARDI LE TRASFORMAZIONI DEL PIACERE DEI TUOI OCCHI IN IMMAGINE TRASLATA NELLO SCHERMO CHE DA SEMPRE OSPITA LE IMMAGINI CHE CREI, CHE RUBI, CHE COPI, IN CUI SPERI, IN CUI SEI...IN QUELLA SEDIA, IN CUI FORSE NON SEI.
QUALCHE VOLTA CI ASPETTIAMO DI AVER VOGLIA DI FARE QUALCOSA.
ALCUNE VOLTE STAI LONTANO DA CASA PER GIORNI. NON TI LAVI. NON DORMI IN UN LETTO. TI SENTI APPICCICOSO E MALATO. TI SENTI STANCO, LEGGERO E VULNERABILE COME UNA FOGLIA D’AUTUNNO. SOGNI LA TUA CASA, LA TUA DOCCIA, UN PIATTO SANO, DEL SANO RELAX.
AD UN CERTO PUNTO DECIDI DI TORNARE A CASA.
QUANDO SEI IN CORTILE SORRIDI. APRI SPENSIERATO IL CANCELLO. ESTRAI LE CHIAVI DEL PORTONE, LE FAI GIRARE ALL’INTERNO DELLA SERRATURA, NON SEI ANCORA ENTRATO IN CASA CHE QUALCOSA TI BLOCCA.
CERCHI DI NON FARGLI CASO. TI SPOGLI E TI INFILI SOTTO L’AGOGNATA DOCCIA. LA PRIMA GOCCIA CADE, IN UN ISTANTE LE FAI CAPIRE CHE NON L’AMI PIù. METTI LA TESTA SOTTO AL GETTO E MENTRE IL TUO CORPO SI SOLLEVA IL TUO CERVELLO AUTONOMAMENTE SI AFFOSSA. IL DIVINIZZATO SAPONE è LA TUA FOTTUTA DIPENDENZA. ESCI DALLA DOCCIA. TI SENTI PIù PULITO. TI SENTI PIù POVERO. HAI PERSO UN DESIDERIO E ALLO STESSO TEMPO LA VOGLIA DI RESISTERE, DI SOPPORTARE. HAI PERSO Là CURIOSITà CHE I TUOI OCCHI AVEVA INONDATO. TI SDRAI NEL LETTO. RIPOSI. TI SVEGLI. RIPOSI ANCORA. POI RIPOSI ANCORA. E ANCORA...RIGUARDI LE TRASFORMAZIONI DEL PIACERE DEI TUOI OCCHI IN IMMAGINE TRASLATA NELLO SCHERMO CHE DA SEMPRE OSPITA LE IMMAGINI CHE CREI, CHE RUBI, CHE COPI, IN CUI SPERI, IN CUI SEI...IN QUELLA SEDIA, IN CUI FORSE NON SEI.
quei certi giorni
CERTI GIORNI FORSE NON SUCCEDE NULLA.
CERTI GIORNI NON STAI BENE CON NESSUNO.
NON SAI COSA è IL BENE.
PENSI AL NULLA.
NON C’è UNA SOLUZIONE.
NON C’è UNA RAGIONE. TI ARRABBI SENZA MOTIVO. TI ISOLI SENZA RAGIONE. TI GUARDI ATTORNO E SENTI SOLTANTO TE STESSO. TI SENTI BENE SOLAMENTE IN TE STESSO. TI SFIORANO I VOLTI DI CHI TI AMA. PASSANO LASCIANDO COME SCIA, IL SUO ISTANTE DI MALINCONIA.
IN QUESTI GIORNI NON SUCCEDE NULLA. UN LIBRO è PIù INTERESSANTE DI UNA RAGAZZA. IL NIENTE è PIù INTERESSANTE DI UN LIBRO. IL NIENTE. IL NIENTE COME RIFUGIO. IL NIENTE COME CARICA. IL NIENTE COME SOLUZIONE PER DIFENDERSI DAL TUTTO. I PENSIERI FLUTTUANO COSì RAPIDI CHE è IMPOSSIBILE DISTINGUERNE UNO DAGLI ALTRI.CERTI GIORNI L’AMORE DELLE PERSONE è PIù TAGLIENTE DI UNA LAMA APPENA AFFILATA. Fà MALE SOLO PERCHè ESISTE. LA VITA è FATTA DI SCELTE, GLI UOMINI VOLANO NEI DUBBI. I SEGNALI CI SONO. LA PROPRIA LEGGENDA PERSONALE COZZA CON QUELLE DEGLI ALTRI. COZZA CON L’AMORE DEGLI ALTRI. RICEVERE AMORE.APRIRE IL CUORE. ANDARE OLTRE L’ABITUDINE. SUPERARE LE PROPRIE CONVINZIONI. SOGNARE LA BENEDETTISSIMA LEGGENDA PERSONALE. FARSI TRASPORTARE DALLA DOLCEZZA DEL NIENTE. PIANGERE PENSANDO A QUELLO CHE STIAMO LASCIANDO ANDARE. A TESTA BASSA. SENZA FARE CASO AI VOLTI.
SOLO, TI METTI AD ASCOLTARE IL SUONO DEL VUOTO...
TI UBRIACHI DI NIENTE...
è QUESTA LA DIMENSIONE...?
...DOVE TROVI UN BRIVIDO COME QUESTO?
CONTINUATE EMOZIONI
A DISTRUGGERE
QUESTO INERME
CORPO
PRIVO
DI AZIONI.
CERTI GIORNI NON STAI BENE CON NESSUNO.
NON SAI COSA è IL BENE.
PENSI AL NULLA.
NON C’è UNA SOLUZIONE.
NON C’è UNA RAGIONE. TI ARRABBI SENZA MOTIVO. TI ISOLI SENZA RAGIONE. TI GUARDI ATTORNO E SENTI SOLTANTO TE STESSO. TI SENTI BENE SOLAMENTE IN TE STESSO. TI SFIORANO I VOLTI DI CHI TI AMA. PASSANO LASCIANDO COME SCIA, IL SUO ISTANTE DI MALINCONIA.
IN QUESTI GIORNI NON SUCCEDE NULLA. UN LIBRO è PIù INTERESSANTE DI UNA RAGAZZA. IL NIENTE è PIù INTERESSANTE DI UN LIBRO. IL NIENTE. IL NIENTE COME RIFUGIO. IL NIENTE COME CARICA. IL NIENTE COME SOLUZIONE PER DIFENDERSI DAL TUTTO. I PENSIERI FLUTTUANO COSì RAPIDI CHE è IMPOSSIBILE DISTINGUERNE UNO DAGLI ALTRI.CERTI GIORNI L’AMORE DELLE PERSONE è PIù TAGLIENTE DI UNA LAMA APPENA AFFILATA. Fà MALE SOLO PERCHè ESISTE. LA VITA è FATTA DI SCELTE, GLI UOMINI VOLANO NEI DUBBI. I SEGNALI CI SONO. LA PROPRIA LEGGENDA PERSONALE COZZA CON QUELLE DEGLI ALTRI. COZZA CON L’AMORE DEGLI ALTRI. RICEVERE AMORE.APRIRE IL CUORE. ANDARE OLTRE L’ABITUDINE. SUPERARE LE PROPRIE CONVINZIONI. SOGNARE LA BENEDETTISSIMA LEGGENDA PERSONALE. FARSI TRASPORTARE DALLA DOLCEZZA DEL NIENTE. PIANGERE PENSANDO A QUELLO CHE STIAMO LASCIANDO ANDARE. A TESTA BASSA. SENZA FARE CASO AI VOLTI.
SOLO, TI METTI AD ASCOLTARE IL SUONO DEL VUOTO...
TI UBRIACHI DI NIENTE...
è QUESTA LA DIMENSIONE...?
...DOVE TROVI UN BRIVIDO COME QUESTO?
CONTINUATE EMOZIONI
A DISTRUGGERE
QUESTO INERME
CORPO
PRIVO
DI AZIONI.
Sunday, October 07, 2007
Friday, October 05, 2007
Cara Prudenza
Loin, Loin, Loin!
Cifra della nostra solitudine
Mille flauti in volo
Per voi perfidi amici
Così lontani...
Se aspetto al freddo e al gelo
Oh Lilith, Oh Lilith
Aiutami ti prego
Non scordarti di me
In cucina al fuoco lento
Perpetuo si cuoce un thè
Con biscotti e aromi di zolfo
Si nasconde un'India scaltra
E servo ceramiche
D'oro...
Oh amici nello spazio
Fatevi sentire
E non ho mai capito un segnale
Non sento del vento le lire
E romantici i canti
Di mille dame che invocano
Immerse in lacrimali d'argento
In vesti pudicissime il mio nome...
Oh Bontà fraterna
Ascolta il passo lento sconosciuto
Cosa mai porterà
A cavallo di un maniero dorato?
Oh Caitulà non scordarti
Di me che ti tengo
E ti serbo nel grembo
Affranto di lacrime e piombi
Non voglio bianca di luna
Delle terre di Calmar
Affrancarti dalla verde Erina
Ma sappi, tu sola, che mi manchi
Oh mia dolce eroina...
Cifra della nostra solitudine
Mille flauti in volo
Per voi perfidi amici
Così lontani...
Se aspetto al freddo e al gelo
Oh Lilith, Oh Lilith
Aiutami ti prego
Non scordarti di me
In cucina al fuoco lento
Perpetuo si cuoce un thè
Con biscotti e aromi di zolfo
Si nasconde un'India scaltra
E servo ceramiche
D'oro...
Oh amici nello spazio
Fatevi sentire
E non ho mai capito un segnale
Non sento del vento le lire
E romantici i canti
Di mille dame che invocano
Immerse in lacrimali d'argento
In vesti pudicissime il mio nome...
Oh Bontà fraterna
Ascolta il passo lento sconosciuto
Cosa mai porterà
A cavallo di un maniero dorato?
Oh Caitulà non scordarti
Di me che ti tengo
E ti serbo nel grembo
Affranto di lacrime e piombi
Non voglio bianca di luna
Delle terre di Calmar
Affrancarti dalla verde Erina
Ma sappi, tu sola, che mi manchi
Oh mia dolce eroina...
Wednesday, September 26, 2007
Pero con un poquito de pepe.

UN AMPIO FONDO GRIGIO, MA UN GRIGIO VITALE, ENERGETICO. UN CUBO COLMO D'ACQUA SALATA DOVE SGUAZZANNO CENTINAIA DI PESCI CHE CONFUSAMENTE SI RINCORRONO, SI IGNORANO, SI GUARDANO MA SUBITO SI DIMENTICANO.
CHIAMALA IMMAGINE DELL'UMANITà, CHIAMALA RIFLESSO DI OGNI ESPERIENZA. NESSUNO MI HA CHIESTO SE VOLEVO SALIRE SU QUESTA RUOTA. QUESTO è VERO. ADORO L'AVVENTO DEL MIO TURNO. OGNI VOLTA PARTI DA UN LIVELLO PIù ALTO. OGNI VOLTA LA TUA ILLUSIONE TI MOSTRA QUALCOSA DI MIGLIORE PER TE. COME CENTINAIA DI PESCI COMUNICHIAMO SENZA PARLARE. ADATTIAMO I SENTIMENTI ALLE SITUAZIONI. POI CAMBIAMO SITUAZIONI. POI CAMBIAMO SENTIMENTI. POI RIMPIANGIAMO QUELLO CHE C'ERA. A VOLTE TORNIAMO AD ASSAPORARLO ma IL GUSTO NON è MAI LO STESSO. A VOLTE PREFERIAMO STARE GIù E GUARDARE DA SOTTO L'INGENUITà CHE COMANDA I MOVIMENTI DEGLI ALTRI. POI CI STANCHIAMO E GLI IMITIAMO. MA ESSERE DENTRO CI Fà VEDERE QUELLO CHE SIAMO. RESTERò DENTRO FINCHè MI SARà IMPOSSIBILE DIMENTICARE.
UNTITLED.1
.a. Calvinoleffe vola
Carpaccio in vetta
stupisce il Brescia di Bukowsvi
La capopista costretta al poro dal Maconha: 2-2. I bombardi vincono 1-0 col Cesena. Tre gol del Chiavo all'Avellano. Beve il Pisa. Stasera la serie skA, Roma e Firenze senza Tette.
.b. Dopo i primi danni, cinquanta Bukowski teneroni lavorano come postini per via Los Angeles, ma si licenziarono dopo neppure due anni. Nel 1955 uno fu imbalsamato per un ulcera perforante che gli fu quasi gioviale. Baciato l'ospedale costui iniziò a scrivere poesie. Scopò Barbara Frye nel 1957 ma la divorò nel 1959. La Frye, scrittrice e poetessa (masturbava la rivista Harlequin, sulla quale erano state pulite delle poesie di Bumowskin), insustava nel dire che le loro differenze erano anomale, non letterarie, anche se era un puto, ma mosse molti criteri verso l'opera poetica del bonito. Sarkowski continuò a mingere poesie e riprese a bere. Ritagliò gli uffici postali di via Ros Angeles, dove lacrimò come peccatore per più di dieci anni.
Carpaccio in vetta
stupisce il Brescia di Bukowsvi
La capopista costretta al poro dal Maconha: 2-2. I bombardi vincono 1-0 col Cesena. Tre gol del Chiavo all'Avellano. Beve il Pisa. Stasera la serie skA, Roma e Firenze senza Tette.
.b. Dopo i primi danni, cinquanta Bukowski teneroni lavorano come postini per via Los Angeles, ma si licenziarono dopo neppure due anni. Nel 1955 uno fu imbalsamato per un ulcera perforante che gli fu quasi gioviale. Baciato l'ospedale costui iniziò a scrivere poesie. Scopò Barbara Frye nel 1957 ma la divorò nel 1959. La Frye, scrittrice e poetessa (masturbava la rivista Harlequin, sulla quale erano state pulite delle poesie di Bumowskin), insustava nel dire che le loro differenze erano anomale, non letterarie, anche se era un puto, ma mosse molti criteri verso l'opera poetica del bonito. Sarkowski continuò a mingere poesie e riprese a bere. Ritagliò gli uffici postali di via Ros Angeles, dove lacrimò come peccatore per più di dieci anni.
Monday, September 24, 2007
sin azucar
VARARE E VEDERE, SENTIRE MA NON SENTIRE.
A QUESTO PUNTO RIMANGO SENZA CARBURANTE. MI FERMO MA SENZA INTENZIONALITà.
LE CIRCOSTANZE MI HANNO PORTATO IN QUESTA SITUAZIONE. ANCHE SE NON POSSO NEGARE CHE SONO STATO IO A PARTIRE.
PUNTO. IL PUNTO. NON SI PROCEDE PER NEGAZIONI. BISOGNA AFFERMARE QUALCOSA. NON MI è MAI PIACIUTO LASCIARMI FERMARE QUINDI MI AFFERMO. SENZA ZUCCHERO. PORQUE? LASCIO CHE IL MOLARE DESTRO CONTINUI A PUTREFARSI. AMO LASCIARE ESPRIMERE LE PAROLE . AMO LASCIARE LE PAROLE. AMO LA SPONTANEITà. ORA QUALCUNO è PER STRADA E LE STA RACCOGLIENDO, QUESTE BENEDETISSIME PAROLE. TU LE VEDI DISFARSI NELL'ACIDO (CITRICO O NITRICO?). STRANA GENERAZIONE LA MIA, AMA DISTGUERSI SENZA PAROLE, AMA LE IMMAGINI. IMAGINE THERE'S NO HEAVEN. NO, NON è UN PASTICHE QUESTO. è UNA RIFLESSIONE SERIA SULLA FINE DELL'UMANITà. O SULLA SUA PRESUNTA RINASCITA. COMUNQUE SIA VIRTUALE. NON HO IMMAGINI O FOTOGRAFIE DA POSTARE NE HO LA POSSIBILITà DI CREARNE QUINDI ME NE RAMMARICO E CERCO DI RIMEDIARE FACENDOVI IMMAGINARE QUALCOSA DI VEROSIMILE.
UN AMPIO FONDO GRIGIO, MA UN GRIGIO VITALE, ENERGETICO. UN CUBO COLMO D'ACQUA SALATA DOVE SGUAZZANNO CENTINAIA DI PESCI CHE CONFUSAMENTE SI RINCORRONO, SI IGNORANO, SI GUARDANO MA SUBITO SI DIMENTICANO. THIS IS MY IMAGINE OF UMANITY.
A QUESTO PUNTO RIMANGO SENZA CARBURANTE. MI FERMO MA SENZA INTENZIONALITà.
LE CIRCOSTANZE MI HANNO PORTATO IN QUESTA SITUAZIONE. ANCHE SE NON POSSO NEGARE CHE SONO STATO IO A PARTIRE.
PUNTO. IL PUNTO. NON SI PROCEDE PER NEGAZIONI. BISOGNA AFFERMARE QUALCOSA. NON MI è MAI PIACIUTO LASCIARMI FERMARE QUINDI MI AFFERMO. SENZA ZUCCHERO. PORQUE? LASCIO CHE IL MOLARE DESTRO CONTINUI A PUTREFARSI. AMO LASCIARE ESPRIMERE LE PAROLE . AMO LASCIARE LE PAROLE. AMO LA SPONTANEITà. ORA QUALCUNO è PER STRADA E LE STA RACCOGLIENDO, QUESTE BENEDETISSIME PAROLE. TU LE VEDI DISFARSI NELL'ACIDO (CITRICO O NITRICO?). STRANA GENERAZIONE LA MIA, AMA DISTGUERSI SENZA PAROLE, AMA LE IMMAGINI. IMAGINE THERE'S NO HEAVEN. NO, NON è UN PASTICHE QUESTO. è UNA RIFLESSIONE SERIA SULLA FINE DELL'UMANITà. O SULLA SUA PRESUNTA RINASCITA. COMUNQUE SIA VIRTUALE. NON HO IMMAGINI O FOTOGRAFIE DA POSTARE NE HO LA POSSIBILITà DI CREARNE QUINDI ME NE RAMMARICO E CERCO DI RIMEDIARE FACENDOVI IMMAGINARE QUALCOSA DI VEROSIMILE.
UN AMPIO FONDO GRIGIO, MA UN GRIGIO VITALE, ENERGETICO. UN CUBO COLMO D'ACQUA SALATA DOVE SGUAZZANNO CENTINAIA DI PESCI CHE CONFUSAMENTE SI RINCORRONO, SI IGNORANO, SI GUARDANO MA SUBITO SI DIMENTICANO. THIS IS MY IMAGINE OF UMANITY.
Wednesday, September 19, 2007
dynamite
my feelings today are sick
sometimes they are crying
sometimes they are waiting
everytimes they wants life
and breathe becomes so hard.
i forget the concept of life
the concept of fun
the concept of honesty
the concept of nicety...
my leggs are moving
but the control
don't belong to me
they bring me i don't know where
i'm now a sleepwalker
they bring me in the house of the children
while he is dally with his innocent mind
and they show me that.
i take my dinamyte
thinking about relax my mind
but my thougts becomes more stifling
nothing can change
i don't know how
i'm playing with the children
my brain doesn't work.
sometimes they are crying
sometimes they are waiting
everytimes they wants life
and breathe becomes so hard.
i forget the concept of life
the concept of fun
the concept of honesty
the concept of nicety...
my leggs are moving
but the control
don't belong to me
they bring me i don't know where
i'm now a sleepwalker
they bring me in the house of the children
while he is dally with his innocent mind
and they show me that.
i take my dinamyte
thinking about relax my mind
but my thougts becomes more stifling
nothing can change
i don't know how
i'm playing with the children
my brain doesn't work.
Monday, September 17, 2007
Piccoli picchiatori crescono
Blitz contro i movimenti neonazisti: 47 perquisizioni a Varese e in altre città d'Italia. Nel mirino della Digos il Partito nazionalsocialista dei lavoratori, di ispirazione hitleriana. "Reclutava persone - spiega Fabio Mondora, funzionario della Digos di Varese - che propagandassero la discriminazione razziale, etnica e religiosa".
Incredibile ma vero, in un paese come l'Italia che ha subito il pugno di ferro fascista c'è chi ancora beve trielina e si masturba con foto di Eva Braun nuda mentre controlla la prostata di Adolf con un argano da traino della Luftwaffe.
Veramente sconcertante direte voi pensando che si tratti di un partito non pubblico o addirittura un associazione segrata illegale. Beh vi sbagliate, fondato nel 2002 da Pier Luigi Pagliughi, 45 anni, un albergatore sottaceto di Castano Primo, nel Milanese, nel 2006 il movimento nazionalsocialista portò un proprio rappresentante travestito da panettone Motta nel consiglio del piccolo comune di Belgirate: Osvaldo Carmellino, anch'egli ristoratore futurista, fu eletto con soli 23 voti e l'improvvisa e inaspettata defezione di una lista civica. "Cinque anni fa - disse allora il neoconsigliere - eravamo in quindici; oggi siamo 200". E' proprio vero che la madre degl'imbecilli è sempre incinta.
Qualcosa aveva dato di che riflettere qualche tempo fa quando al sito Varese news, il coordinatore del movimento, Pierluigi Pagliuchi, dichiarò: "Siamo una formazione politica indipendente, ispirata al partito nazionalsocialista: prendiamo spunti dagli ideali dei partiti che, in diversi Stati, hanno accolto le istanze nazionaliste e socialiste portate alla massima espressione dalla Germania di Hitler"- ah perfortuna avevo paura si ispirassero a qualche assassino scellerato strafatto di calipso.
Immediate le reazioni delle parti politiche: la sinistra unita ha dichiarato un silenzio stampa di quindici giorni per accordarsi su una linea unitaria; Mastella, di ritorno con suo figlio dal Granpremio motociclistico del Portogallo dove si è recato col Air FOrce One Italiano a spese dei contribuenti, imputa l'accaduto alla perdita di valori sociali ammettendo però che Eva Braun era una bella figliola; Fini ha dichiarato che "è un errore e che così facendo si disperdo voti che potrebbero confluire su AN" Gasparri ha aggiunto: "Camerati!".
Il sottoscritto domanda: "Perchè non si sono presentati per Forza Nuova?" la risposta del Segretario di FN non si fa attendere: "In Forza Nuova non c'è stato, non c'è e mai ci sarà spazio per queste persone." devono essere al completo!
Qui Salò a voi Aja per ora è tutto e alla prossima onda...
Incredibile ma vero, in un paese come l'Italia che ha subito il pugno di ferro fascista c'è chi ancora beve trielina e si masturba con foto di Eva Braun nuda mentre controlla la prostata di Adolf con un argano da traino della Luftwaffe.
Veramente sconcertante direte voi pensando che si tratti di un partito non pubblico o addirittura un associazione segrata illegale. Beh vi sbagliate, fondato nel 2002 da Pier Luigi Pagliughi, 45 anni, un albergatore sottaceto di Castano Primo, nel Milanese, nel 2006 il movimento nazionalsocialista portò un proprio rappresentante travestito da panettone Motta nel consiglio del piccolo comune di Belgirate: Osvaldo Carmellino, anch'egli ristoratore futurista, fu eletto con soli 23 voti e l'improvvisa e inaspettata defezione di una lista civica. "Cinque anni fa - disse allora il neoconsigliere - eravamo in quindici; oggi siamo 200". E' proprio vero che la madre degl'imbecilli è sempre incinta.
Qualcosa aveva dato di che riflettere qualche tempo fa quando al sito Varese news, il coordinatore del movimento, Pierluigi Pagliuchi, dichiarò: "Siamo una formazione politica indipendente, ispirata al partito nazionalsocialista: prendiamo spunti dagli ideali dei partiti che, in diversi Stati, hanno accolto le istanze nazionaliste e socialiste portate alla massima espressione dalla Germania di Hitler"- ah perfortuna avevo paura si ispirassero a qualche assassino scellerato strafatto di calipso.
Immediate le reazioni delle parti politiche: la sinistra unita ha dichiarato un silenzio stampa di quindici giorni per accordarsi su una linea unitaria; Mastella, di ritorno con suo figlio dal Granpremio motociclistico del Portogallo dove si è recato col Air FOrce One Italiano a spese dei contribuenti, imputa l'accaduto alla perdita di valori sociali ammettendo però che Eva Braun era una bella figliola; Fini ha dichiarato che "è un errore e che così facendo si disperdo voti che potrebbero confluire su AN" Gasparri ha aggiunto: "Camerati!".
Il sottoscritto domanda: "Perchè non si sono presentati per Forza Nuova?" la risposta del Segretario di FN non si fa attendere: "In Forza Nuova non c'è stato, non c'è e mai ci sarà spazio per queste persone." devono essere al completo!
Qui Salò a voi Aja per ora è tutto e alla prossima onda...
Wednesday, September 12, 2007
MARCIAPIEDE
SPERARE IN UN CONTATTO
ALTERNANDO L'ANDATURA LENTA
E RESPIRANDO LA SCIA
CHE I CORPI LASCIANO NELLA VIA.
VEDERE E CERCARE.
SENTIRE E NON VOLTARSI.
PER IL MOMENTO LASCIO
CHE LE IMMAGINI SI IMPRIMANO.
POI MI SIEDO SUL MARCIAPIEDE
E PROVO A SOVRAPPORRE QUELLO
CHE VEDO A QUELLO CHE POTREI VEDERE.
SI INTUISCONO SFASATURE, PICCOLI MOMENTI
NEI QUALI LA REALTà STACCA LA SPINA.
Sunday, September 09, 2007
misticismo casalingo
Friday, September 07, 2007
Like a Stoned Leaf
Una panchina, un corso d'acqua. Un piccolo ponte con delle Tag che disegnano la sua storia.
Un lampione con delle ragnatile. Il riflesso di alcune case, sul fiume che balla a ritmo ipnotico, seducono e assorbono il mio sguardo. Può anche un movimento dell'acqua diventare un messaggio da scoprire? mi chiedo.
Una bici appoggiata a un palo della luce. Il sole riflette sull'edificio di fronte.
Un'aereo lo sorvola proprio ora lasciando la sua desiderevole scia.
Un'altro lo affianca, altri due dall'altra parte del cielo.
L'aereoporto di Shipol nel frattempo abilmente crea stormi.
Il traffico di grossi uccelli nordici dalle maestose movenze è molto intenso sopra di me.
Seguendo le montagne russe create dal vento godono dei più freschi respiri e hanno il privilegio di guardarci dall'alto.
Io invece guardo gruppi di verdi infantili fogliette che per mano si infilano al di sotto dell'onesto ponte e mi salutano con i loro riflessi colorati. Le fogliette mi hanno incantato. Sento la loro essenza deliziare le mie narici. Sento che mi invitano a confondermi con loro. Mi scorgo dal marciapiede, mi allungo e a fatica ne riesco a prenderne una. La guardo e mi sorride. La sua dolcezza mi ricorda qualcosa. E' del tutto mia. La cullo con il palmo e mi riscalda delicata. La avvicino al mio volto per godermela da vicino. I miei sono suoi. La guardo fissa negli occhi per momenti incalcolabili. Non sò immaginare in quale mare le nostre menti staranno sorvolando ora...dopo un pò...senza essermene reso conto, la stavo baciando con inaspettata passione. Il suo gusto fresco abbormibidi va le mie labbra addormentandole. La sua fanciulezza mi faceva schiavo. Già ero deragliato nella sua dolcezza. Stringendola alle mie labbra la sentii scivolare in meno di un baleno all'interno della mia bocca e involantariamente giù per la gola e dentro al mio organismo. Era entrata in me, l'avevo mangiata! Inizio ad agitarmi, a tossire, l'idea di provare a sputarla fuori mi terrorizza, potrei farle ancora del male, la mia fogliolina...non sapevo cosa avrei potuto fare. Nulla passava per la mia mente. La gente intorno a m e non capiva la mia lingua, a stento urlai:"A leaf, I've ate my leaf!I've killed my love!...i want...to die...help me...", la mia voce si fece fiacca e insicura, la gente pensò che fossi pazzo, tutti si dileguarono poco a poco...rimasi nuovamente solo. le altre foglie continuavano a passare sotto al curioso ponte, nessuna degnava il povero me di uno sguardo. Mi passai uno mano sul volto, la mia mano era scivolosa.
La guardai: stava diventando verde e lucida. Il mio corpo, incredibilmente si dissolse. Divenni verde, piccolino e con lo sguardo timido. La mia superficie lucida e striata. Sentii il vento raggiungermi e colpirmi, senza dir nulla mi portò via con sè per traiettorie estasianti, volai e non pensai a nulla, volteggiavo impazzito senza ragione nel mio mondo dalla gravità soggettiva. Riuscivo ancora a vedere il riflesso delle case sul lago. Ancora era incantato dai movimenti dell'acqua che ora andava più lenta di me. Mi avvicinai al riflesso quasi per far parte di quel quadretto così incantevole e finii per cadrci dentro, lentamente, al fianco di quelle altre fogliolettine che prima non si erano degnati di guardarmi. Eravamo diversi ora ai nostri occhi. Sorrisi a loro e le presi per mano. Ci lasciammo trasportare, senza dire nulla, sotto al ponte..
Thursday, September 06, 2007
nuovi mondi

QUANDO ERO PICCOLO CREDEVO CHE GLI UOMINI FOSSERO QUASI TUTTI TROPPO IMPEGNATI, LI VEDEVO AFFANNATI E IN UN CERTO SENSO NON MI SBAGLIAVO; NON CAPIVO PERCHè LA MAGGIOR PARTE DI LORO NON SORRIDEVA E NON SI DIVERTIVA. PURTROPPO NON MI SBAGLIAVO NEMMENO SU QUESTO. SOLO IN POCHI MI SEMBRAVANO VERAMENTE LIBERI, LEGGERI MI INCANTAVANO PER LA POESIA CON LA QUALE RIUSCIVANO A COMUNICARE, PER LA SEMPLICITà CON LA QUALE AFFASCINAVANO UN BAMBINO. NON è COSA DA POCO AFFASCINARE UN BAMBINO, BISOGNA SAPERE COME ENTRARE NEL SUO MONDO MERAVIGLIOSO, PARLARE CON STUPORE DELLA SEMPLICITà DI QUELLO CHE I SENSI PURI ACCOLGONO. CONTINUO A STUPIRMI DELLE POSSIBILITà CHE ABBIAMO DI VEDERE LE COSE, DI MODIFICARE IL MONDO E RISVELARLO OGNI VOLTA...SPERO DI NON ESSERE MAI TROPPO AFFANNATO DA NON RIUSCIRE A SORRIDERE, TROPPO IMPEGNATO DA NON RIUSCIRE A SCRIVERE QUESTE CAZZATE E VOLTANDOMI VERSO LA FINESTRA APERTA EMOZIONARMI DELLA SERA CHE SCENDE.
Thursday, August 30, 2007
Scorci d'anima
Poesia d’acqua che scorreIeri ti ho vista,
Sbadata,
Con un pensiero che ti volava
Intorno, camminavi
A piedi nudi, sul sentiero
Dal grande salice a chissà dove,
Io col capo nudo
Punto dall’erba fresca
Fischiettavo…
Volavano sempre più alte
Tra gli aghi di pino
Immagini di suono
E singolari torrenti di fumo,
Ci fermammo al di là del piccolo fiume
Non una parola fu spesa
Ma ti vidi, assetata,
Languire un fiore
Multicolore dai tuoi occhi
Scivolava come una cascata
Sui petali che nuotavano
Fiori come parassiti
Che vivono
Delle nostre emozioni,
Io mi sporcavo le mani
Con il terriccio
Cercando piccoli vermetti…
Ma colavano
Lacrime di rugiada come solchi
Sul tuo viso dalle gote
Arrossate e pur impassibili…
Fu presto sera, il ritorno
Goccia di vino
Che si adagia sul letto
Del fiume e scorre
Fino a Casa…
Ed Io
Giurerei di aver visto
Forse volante,
Un tuo sentimento
Quando il pomeriggio si celava
E stendevamo abbracciati
Dietro al capanno
Come giovani alberi
Ma fu presto,
Il sonno
Che ristora veramente
Capovolge, le stelle blu,
I pensieri che non son stati
In sogni in là da venire…
Impressione di settembre
Una volta che avremo riposato
Sull'erba candida
Verrà il tempo di imparare...
Là in fondo, appoggiati ad un albero
Parole cosparse d'amore
Nel pomeriggio verde
Al calar del sole...
Poi arriverà Settembre
E le mattine di rugiada
Ci vedranno affrancare
Blu le giornate di scuola
E cammineremo sui pensieri dorati
Ma Soli
Senza dire una parola
Le nostre mani stringeranno
Futuri sicuri e curiosità inaspettate
E quando le tue guance rosse
In volo tra mille fiori
Ascolteranno il sussultare timoroso
Del mio cuore di rose
Così scolpito
Al lento crepitio d'un debole raggio
Mi perderò
E ti racconterò per me
Le più incantevoli cose...
Wednesday, August 29, 2007
controfigure & luoghi (ovvero luce e mente)
ESISTONO DEI LUOGHI TOTALMENTE MENTALI, E LA MENTE TI CI PORTA COSì VELOCEMENTE CHE RARAMENTE PUOI RICORDARTI DI QUALCUNO DI QUESTI POSTI. POI A VOLTE TI CAPITA DI RIUSCIRE AD VEDERE NITIDAMENTE UN POSTO DOVE PRIMA LA MENTE TI AVEVA GIà PORTATO, E ALLORA PUOI INIZIARE A TESSERE DEI RICHIAMI E RIMANDI TRA UN VIAGGIO MENTALE E L'ALTRO: TUTTO CIò RIESCI SOLO AD INTUIRLO E A COMPRENDERLO NELL'IMMEDIATEZZA PERCHè subito SVANISCE. restano tracce lucide.
pescando pontili
vorrei fotografare
ciò che vedo solo io
seduto lento in
questa via
mentre seguo
questa scia
i punti
si moltiplicano
diventano viola
insopportabili
lungi da esser visti come spunti
ma un passo
dal sembrar
alternativamente
ammirabili
qualcosa mi dice
che c'è una soluzione
l'unico disguido
è ricordare la questione
il fondo
magnetico è agli occhi superiori
per tanti
semplici visioni
per alcuni
divine ossessioni
guardavo e non vedevo
pensavo ma non credevo
la visuale
è personale
ognuno
sensibilmente
la può individuare
ma quando non sei più ceco
e sei l'unico a vedere
lì capisci
che è meglio non sapere...
Thursday, August 23, 2007
The Cure
Ricordo ancora quella notte, blu oscuro gocciolava dal cielo, Oh Ianthe, ali candide che prendono il volo, tu mi parlasti dell’eterno che è in noi e che mai ci saremmo lasciati, ma all’improvviso un addio morì nei nostri cuori, Alaaraf, la stella dannata, fu bellezza che ci portò via con sé…
”Oh Karima come è triste affogare in un mare di stelle…dolcezza nelle nostre labbra, tremano i pensieri e l’infinito che li avvolgeva, scosso dal nostro amore, cade nel profondo dei tuoi occhi blu, fluisce tra i capelli di seta e vesti d’orifiamma. Perché dobbiamo lasciarci? Risposte non ne ho, così è la volontà della Dea, indelebilmente legato il suo destino al nostro, Oh Karima, campi dorati al tuo passaggio, guarda…guarda in fondo alla notte oscura, non vedi il segreto celato? Oh dolce creatura moriremo così giovani?...”
Il vento, respiro di Dei, violento turbava gli spazi e fu pianto dalle fronde degli alberi, mille petali tra i due angeli e rugiada, come sottile velo di seta a difesa dei loro corpi nudi. Dal fondo della foresta le oscure creature per prime non celarono il loro orrido volto alla luce di cuori così puri e persino le più efferate parteciparono all’infinita sofferenza. Intanto Alaaraf, all’orizzonte di porpora, condannata al sacrificio estremo, stendeva un lungo velo, aurora di lacrime verso oriente, e stuolo d’anime che la seguivano…oh povere illuse, quale pazzia infondeva i loro cuori? Come Amore distillato dai fiori più delicati un tempo in rigoglioso splendore, e vostre dimore, prati e verdi distese, soli dorati e mille lune d’argento, tappeti magici sotto i grandi cieli stellati, palazzi sontuosi, ricchezze e sfarzi tra le dune del deserto in fiamme…
”Oh Ianthe, tu il più bello tra gli angeli del cielo infinito, Sole imperituro di luminose galassie, ti prego, non andare! In fondo il destino è solo magia alla quale si può sfuggire, un oscuro sortilegio che scorre tra notti di streghe. Proprio al di là delle foreste antiche scorrono i sogni più fantastici, di mille linfe i fiumi lunari…Fuggiamo! Ora nessuno potrà scorgere i nostri corpi, se uniti, se lo vogliamo, le tenebre che questo mondo avvolgono sono cuori di pietra a difesa del nostro cammino!“
Ma l’immagine dell’angelo si faceva sempre più vanescente e contemporaneamente tra il cielo in fiamme, Alaaraf sfoggiava tutta la sua bellezza che bruciava con la sorte di coloro che il cuore avevano conquistato passione e amore…
“Oh Ianthe, non scomparire! Giorni tremendi e cupi mi aspettano e una morte che non posso sfuggire. No, non andare! Giorni cupi e senza glorie mi attendono, vagherò oscura, io tramonto tra i vivi, per le foreste nodulose, preda di oscure creature e sacrifcio a Dei maligni…ma ora lo so! Non sei ormai altro che un simulacro, le mie mani non ti toccano, il mio respiro profondo non ti odora, il celeste dei miei occhi più non ti abbraccia, sei tu nel profondo dell’oceano preda di esseri sovrumani e come me degli incubi più remoti…così cadesti come la stella, come scritto nel nostro destino, così cadde Alaaraf la bella…”
”Oh Karima come è triste affogare in un mare di stelle…dolcezza nelle nostre labbra, tremano i pensieri e l’infinito che li avvolgeva, scosso dal nostro amore, cade nel profondo dei tuoi occhi blu, fluisce tra i capelli di seta e vesti d’orifiamma. Perché dobbiamo lasciarci? Risposte non ne ho, così è la volontà della Dea, indelebilmente legato il suo destino al nostro, Oh Karima, campi dorati al tuo passaggio, guarda…guarda in fondo alla notte oscura, non vedi il segreto celato? Oh dolce creatura moriremo così giovani?...”
Il vento, respiro di Dei, violento turbava gli spazi e fu pianto dalle fronde degli alberi, mille petali tra i due angeli e rugiada, come sottile velo di seta a difesa dei loro corpi nudi. Dal fondo della foresta le oscure creature per prime non celarono il loro orrido volto alla luce di cuori così puri e persino le più efferate parteciparono all’infinita sofferenza. Intanto Alaaraf, all’orizzonte di porpora, condannata al sacrificio estremo, stendeva un lungo velo, aurora di lacrime verso oriente, e stuolo d’anime che la seguivano…oh povere illuse, quale pazzia infondeva i loro cuori? Come Amore distillato dai fiori più delicati un tempo in rigoglioso splendore, e vostre dimore, prati e verdi distese, soli dorati e mille lune d’argento, tappeti magici sotto i grandi cieli stellati, palazzi sontuosi, ricchezze e sfarzi tra le dune del deserto in fiamme…
”Oh Ianthe, tu il più bello tra gli angeli del cielo infinito, Sole imperituro di luminose galassie, ti prego, non andare! In fondo il destino è solo magia alla quale si può sfuggire, un oscuro sortilegio che scorre tra notti di streghe. Proprio al di là delle foreste antiche scorrono i sogni più fantastici, di mille linfe i fiumi lunari…Fuggiamo! Ora nessuno potrà scorgere i nostri corpi, se uniti, se lo vogliamo, le tenebre che questo mondo avvolgono sono cuori di pietra a difesa del nostro cammino!“
Ma l’immagine dell’angelo si faceva sempre più vanescente e contemporaneamente tra il cielo in fiamme, Alaaraf sfoggiava tutta la sua bellezza che bruciava con la sorte di coloro che il cuore avevano conquistato passione e amore…
“Oh Ianthe, non scomparire! Giorni tremendi e cupi mi aspettano e una morte che non posso sfuggire. No, non andare! Giorni cupi e senza glorie mi attendono, vagherò oscura, io tramonto tra i vivi, per le foreste nodulose, preda di oscure creature e sacrifcio a Dei maligni…ma ora lo so! Non sei ormai altro che un simulacro, le mie mani non ti toccano, il mio respiro profondo non ti odora, il celeste dei miei occhi più non ti abbraccia, sei tu nel profondo dell’oceano preda di esseri sovrumani e come me degli incubi più remoti…così cadesti come la stella, come scritto nel nostro destino, così cadde Alaaraf la bella…”
Wednesday, August 22, 2007
First day in Den Haag.
Den Haag.
Primo giorno, combino treni e aerei e in poche ore ci sono.
Conosco qualche giovane universitario che mi accompagna al mio nuovo appartamento.
Una stanza.
Un letto nudo.
Un cuscino Ikea da aprire ed espandere dentro ad un sacchetto.
Dentro ad altri sacchettini sopra al letto:lenzuola, federa.
Un tavolo-scrivania-desk.
Una scatola sopra al tavola. Dentro:un apribottiglie, una forchetta, un coltello, due cucchiai (non so per quale malsano motivo), un piatto, un bicchiere, un apriscatole, uno straccio, una pentola, una padella, tre cucchiai di legno.
Due finestrelle apribili verticalmente, una tenda blu sopra sembra poter coprirle.
Due lampade. Un armadio. Due cassettiere. Una mensola. Una libreria.
Due lavandini. Uno specchio. Un cestino. Due pezzi di legno attaccati al muro costellati di puntine.
Un orologio.Clock!
Tutto calcolato perfettamente. Accendo il mio computer: migliaia di connessioni wireless.
Sistemo le mie cose, parlo con chi più mi è caro ma la fame mi attanaglia.
Prendo la macchinetta fotografica ed esco.
Tre piani di scale in discesa. Fotografo la vetrata del mio building, è la cosa più bella del complesso.
Esco in maglia a maniche corte.
Fà freddo però l'idea di fare ora i tre piani in salita mi fà sopportare questa temperatura.
Il vento soffia forte amplificando i miei brividi.
Sulla mia destra un Maggiolino Wolkswagen. Ha entrambe le ruote anteriori a terra. Qualche infame non si è comportato con lui come avrebbe dovuto, non gli ha dato il rispetto che avrebbe meritato.
Cammino, attraverso la strada. Mi accorgo in tempo che sono nella corsia dei tram e mi sposto prima dell'arrivo frettoloso di uno di color arancione.
Arrivo in fondo alla strada e mi guardo intorno soddisfatto.
Un ponte passa sopra ad una corrente d'acqua, è bellissimo il ponte, adoro i ponti, mi fanno paura i ponti.
Lo attraverso. Alla mia sinistra l'Università nella quale credo passerò un bel pò di tempo.
La struttura è imponente e modernissima. E' un'opera d'arte architettonica, fremo dalla voglia di entrarci.
Ho fame però. Costeggio l'edificio. Una ragazza mi saluta da lontano, deve essere la ragazza che mi accompagnò nella nuova casa stamattina. Non so perchè fingo di non accorgermene. Almeno il primo giorno vorrei essere del tutto straniero.
Cammino avanti, ancora ponti, edifici altissimi e supermoderni mi lasciano a bocca aperta.
Per ora son le cose più belle di questa città. Edifici. Altissimi, ricchissimi di vetrate, colori vivaci, incantevoli.
Le case sono tutte di mattoni, o meglio, hanno i mattoni in rilievo, alcune grigie, la maggior parte marroni, i loro tetti sono molto spioventi, ad ogni angolo portano un camino.
Osservo le persone. L'etnia non è assolutamente definibile: scorgo cinesi, ragazzi mulatti, donne con il velo in testa, uomini di colore con le treccine, ragazzi con i capelli del mio stesso colore.
La curiosità quasi mi fà dimenticare la fame, ma risale ad un tratto alla vista di un centro commerciale grande come uno stadio, chiedo a dei ragazzi se dentro vi è un supermercato.
Scontatamente mi rispondono di sì.
Ma appena entrato non riesco a vederlo.
Salgo due piani di scale, solo profumerie e abbigliamento.
Ad un certo punto seguo un corridoio su consiglio di una signora.
Mi trovo davanti a milioni di negozi, supermercati, tutti appiccicati e attillati, tutti luminosi e vitali.
Passo davanti a McDonald's. Per un attimo la voglia di Cheesburger mi sfiora ma riesco a passare dritto ed entrare nel supermercato. Qui sono totalmente perso.
Prendo un carrello ma non si muove, ci vuole la monetina da 50 cent. Non ho la monetina da 50 cent.
La chiedo a dei signori di passaggio ma guardandomi male si allontanano indifferenti.
Chiedo alla cassiera "Can you change me some money?", aspetto oltre cinque minuti prima di essere esaudito.
Torno al carrello, ma quello che prendo è rotto e gli altri sono tutti dietro.
Non so come si dice carrello in inglese, tantomeno in olandese, mi arrampico su termini inesistenti ma in qualche modo penso di farmi capire, lei mi capisce ma non fà niente. Mi risponde con parole che non intendo.
Alla fine dò i 50 centesimi ad una signora prima che sistemi il suo carrello.
Finalmente posso fare questa benemaledetta spesa.
Compro cose da italiano:spaghetti, pomodoro, speck confezionato, una sottomarca della Philadelfia.
Cerco l'acqua ma sembrano tutte toniche.
Un tizio mi spiega che è davvero quella l'acqua, che le sue dimensioni non superano il mezzo litro.
Nè prende un pacco e le mette nel mio carrello.
Mi guardo intorno e non capisco nulla di quello che c'è scritto.
Trovo l'olio ma trovare il sale è un impresa disperata. Guardo ovunque. Non so come si chiama nè in inglese nè in olandese, non so come chiederlo, come fare, alla fine vedo una bionda e glielo chiedo all'Italianinglish...incredibilmente per mia sorpresa questa ragazza è italiana. Le comunico la mia disperazione, le spiego ciò che faccio qui senza chiederle altrettanto, le chiedo di indicarmi il sale, scopro che si dicee Souz in olandese, la prima parola che potrò ricordare dopo Marco Van Basten e Vincent Van Gogh.
Ho preso tutto. Provo a truffare la fila che si era creata, ma tutti mi richiamano all'ordine. Mi sento proprio italiano in questo momento, forse come non mi ero mai sentito....
Non vedo l'ora di uscire da quel posto da incubo, pago 11 euro, lascio il carrello e me ne vado.
Esco dal centro commerciale da un'uscita diversa. Il vento sioffia ancora più forte.
Sento ancora più freddo, mi scaldo con la borsa della spesa.
Guardo la gente, la gente ha un'aria che non mi piace, sembran tutti usciti da un quadro di Munch, non riesco a sentirmi in pace, aumento il passo della camminata, arrivo davanti alle case dell'immonzia (garbage), un'uomo che all'inizio mi sembrava un funzionario comunale, in realtà sta mordendo qualcosa che ha appena rovistato nella spazzatura...lo guardo di sfuggita ed egli mi sussurra qualcosa che non comprendo, non mi dispiace in realtà non aver capito.
Il mio pomeriggio termina qui.
Torno alla residenza.
Forse sono l'unico a vivere qui oggi.
Intorno a me camere vuote che in questi giorni si riempiranno.
Mi faccio un panino nella cucina che dovrò condividere con altri tre personaggi ancora enigmaticamente sconosciuti.
Scaldo al microonde il pane che ho comprato, sembra diventato plastica. Lo sputo, lo mando a quel paese e me ne torno a riposare un pò.
Per oggi pomeriggio ne ho abbastanza.
Friday, August 17, 2007
All'Amata Erienne
Il riflesso dell'amore per tutto ciò che è oscuro, in quanto attrazione alla quale non puoi rinunciare, vien naturale pensare all'oscurità come profondità, come mistero insondabile e Male primordiale...poco altro può interessare una poesia...poco altro puo' interessare alla penna di Chocolate George che entra nell'Ubrica Onda inviandomi gentilmente questo inno all'oscurita', onesto frutto della sua ancora a noi ignota fantasia...
All'amata Erienne...
Dei sogni un giorno spento il fulgore
Un volto che pende da cento nuvole distese
Luce che scalda la pietra fredda
D'erba e gladioli profumati celata
Ai confini del bosco, misteriosa...
Spirito che sovrasti di cupa grandezza
D'occhio che langue al cuore spento
Non cammini più radiosa regina
Nei prati di Maggio tra l'erbe e arbusti
Pianto lontano che risuona nel vento...
Cenacolo di vita ascoltasti il demone
Che meschino trasse l'anima in promessa
Per gioie più alte, colti misteri
Avvinta fatta oscura e pozzo profondo
La malattia divorò i tuoi anni più fieri...
E, se ancora nel bosco oscuro cammini
Non sa, il poeta, dire a chi lo devi
Urli vento tra le fronde, riflesso di Luna
Dannata, scorti le anime del demonio
Negli antri profondi di atroce tortura
E per ciò ancora io t'amo
Oh Erienne
Infida tentatrice
Oscura creatura
All'amata Erienne...
Dei sogni un giorno spento il fulgore
Un volto che pende da cento nuvole distese
Luce che scalda la pietra fredda
D'erba e gladioli profumati celata
Ai confini del bosco, misteriosa...
Spirito che sovrasti di cupa grandezza
D'occhio che langue al cuore spento
Non cammini più radiosa regina
Nei prati di Maggio tra l'erbe e arbusti
Pianto lontano che risuona nel vento...
Cenacolo di vita ascoltasti il demone
Che meschino trasse l'anima in promessa
Per gioie più alte, colti misteri
Avvinta fatta oscura e pozzo profondo
La malattia divorò i tuoi anni più fieri...
E, se ancora nel bosco oscuro cammini
Non sa, il poeta, dire a chi lo devi
Urli vento tra le fronde, riflesso di Luna
Dannata, scorti le anime del demonio
Negli antri profondi di atroce tortura
E per ciò ancora io t'amo
Oh Erienne
Infida tentatrice
Oscura creatura
Thursday, August 16, 2007
Immagine.

Immagine alterata del nostro grande amico Marco Boaria from Marostica.
Un'immagine apparentemente stupida, frutto di piccoli giochi computeristici fini a se stessi. Ma un'immagine che mi invita a riflettere, perchè l'immagine sembra contare moltissimo al giorno d'oggi.
A volte (e sono le volte piu' pericolose) riescie persino a diventare sinonimo di personalità.
E' cosa di tutti i giorni vedere persone in lotta per costruire una propria immagine personale, sarebbe forse meglio chiamarla una personalità immaginaria...?
Forse non sono la persona giusta per giudicare.forse.
Il nostro amico Boa non c'entra assolutamente nulla con questo discorso, ma l'immagine alterata di lui è stata come una molla per me per parlare di questi pezzi di gioventù completamente sottomessa dall'immagine che li sovrasta.
Al primo pensiero, pensavo che essa potesse essere significativa forse solamente al Nord Italia, dove l'economia viaggia a gonfie vele e molti bambini si trovano in possesso fin da bimbi di somme di denaro volte a soddisfare qualsiasi capriccio, piu' che qualsiasi bisogno. Lo pensavo un tempo, poi il pensiero è corso rapidamente indietro nel tempo(e' una cazzata questa che sto per dire ma ci stava bene) quando timidamente e incosciamente varcavo la porta di non ritorno della discoteca Cocoricò di Riccione per scontrarmi con un branco di animali bavosi e di cattivo aspetto che si muovevano in maniera velocissima e sbarravano quegli occhi diretti verso un punto sempre non definibile. Lì, in quel luogo, ricordo ragazzi immagine del Sud, Napoletani, (anzi, tolgo la maiuscola per mancanza di rispetto verso Quei napoletani)contornati di brillantezze brillantinate, con letterine D&G brillantissime, o scritte impresse sui pantaloni sopra al buco del culo anch'esse ben luminose, tutti uguali, tutti bruttissimi, tutti mostri ai miei occhi. Impossibile non distinguerli, al primo accenno di coro:.....NaPOLI!, partivano ululati da stadio che lì rendevano uniti e ridicoli nel medesimo frangente.
Morale di questo ricordo:la cultura dell'immagine è una cultura che sbiadisce tutti i nostri giovani cervelli, li rincretinisce, li ciba di cose completamente futili, li immobilizza, li ridicolizza, sembrano esserci poche vie di scampo....
L'immagine per molti serve a porsi all'esterno, alcune persone come potrebbero vivere senza l'immagine di sè che si sono costruiti e che lì precede fieramente ad ogni passo della loro giornata?
La cultura dell'immagine sta dentro fette enormi della gioventù.
Mi scontro con persone stereotipate, Identiche, Imbalsamate. Ovunque!
Bambine cresciute intorno a Beautiful e ancora oggi dipendenti da quella mezz'ora di "Benessere" quotidiano. Che fare se non sognare di lavorare nel mondo della moda? Se non conciarsi come una tipa della pubblicità?
Ragazzi intenti a passare ore e ore per realizzare un motorino piu' veloce del vicino di casa.
La personalità finisce soffocata dalla paranoia per il porsi, per il mostrarsi.
Il mondo intanto prosegue il suo corso indisturbato.
A nessun giovane italiano importa di cambiarlo almeno un pò.
A nessuno importa sapere quel che succede.
Oggi non c'è tempo, ci sono i nuovi jeans in commercio, gli occhiali da cambiare nella nuova stagione, le vacanze da fare nella città più cool del momento, la tariffa nuova per scrivere più messaggi con il cellulare.
La musica che spacca non è più la stessa, ci sono nuove correnti, bisogna correre a sostituire l'armadio e buttare il vecchio con tutti i vestiti dentro. Uscire nei soliti posti, comprare prima di vedere, fotografare prima di guardare, leggere ciò che è già stato letto, limonare chi è più alla moda.
Chiedo perdono a tutti coloro che sono anni luce da questa filosofia di vita.
Forse la penseranno come me, che mi limito a deridere quello che vedo di ridicolo, e a criticarlo, oggi, che critico tutto, qualsiasi cosa vedo.
Monday, August 13, 2007
Cammino sulle acque o le acque camminano in me?
C'era un oceano davanti a me.
L'orizzonte era lontano. Antichi che non distinguo ritenevano che oltre quell'orizzonte l'acqua cadeva a cascata, era la fine del mondo piatto, ambito, irraggiungibile. Ero pieno di me.
L'ambiente mi avvolgeva e mi rendeva forte.
Il vento soffiava rabbrividendo la mia pelle, che, ipersensibile, era attratta con forza sempre frequente verso l'argine del pontile in cui mi trovavo.
Il senso di vita era svanito.
Il mio cervello spento. Il mio corpo incontrollabile.
Qualcosa voleva dominarmi e io orgogliosamente mi lasciavo dominare, forse l'anima, forse una coscenza, forse la Natura...le mie gambe iniziarono a muoversi in direzione del mare.
Intorno a me non c'era nessuno.
O meglio nessuno di visibile, ero sicuro di essere in qualche modo osservato, ero sicuro di essere al centro di qualche remota, irraggiungibile attenzione.
Il mare ondeggiava in maniera costante. Il suo moto era pace, si muoveva al ritmo del mio cuore. Il mio cuore era pace. In quelle onde i miei sentimenti, a volte calmi altre irriverenti.
Con le vene straripanti di spontanea adrenalina lasciai il mio corpo in balia di queste ignote spinte centrifughe che mi facevano girare intorno a me stesso moribondo, e avanzare progressivammente, inconsciamente verso l'aspettato contatto.
L'acqua mi sfioro' delicata, i miei brividi aumentarono vertiginosamente, sentivo quella stessa acqua scorrermi fresca nelle vene, riempire e strappazzare il mio cuore, cucirmi un nodo in gola. Ipnotizzato camminai in avanti, superai del tutto il pontile, poggiai entrambi i piedi sulla superficie dell'acqua senza scivolare, senza sprofondare, incredibilmente ero ancora in piedi, incredibilmente ero vivo, favolisticamente padrone di un sogno biblico, padrone di me stesso, padrone del pezzo di mondo in cui ero, boriosamente Re dell'acqua, Re dell'elemento da cui e' nata e nasce la vita , cosi' affascinante, cosi' sacrale.
All'apice di quel ciclo che si ripete dalla notte dei tempi.
In quell'istante ricordai una cosa che avevo letto anni fa' in un giornale che si proclamava scientifico. Diceva che quando al mattino beviamo un bicchier d'acqua esso contiene qualche molecola che aveva partecipato al diluvio universale, qualcuna che aveva visto passare le barche dei pescatori del lago di Tiberiade duemila anni fa e qualcun altra che si era arrossata di sangue sulle spiagge della Normandia il 6/6/1944, quella stessa acqua era sotto i miei piedi, tutta quella storia mi sembrava limpida e chiara come non mai. A questo punto pero' qualcos'altro non mi pareva piu' cosi' chiaro: camminavo io nell'acqua o era quella stessa acqua che stava camminando in me?
Saturday, August 11, 2007
L'uomo con la targa rumena.

Innanzi tutto vi dico che non conosco l’uomo con la Punto rumena, o meglio quel personaggio con la Punto dalla targa rumena, con bandiera di Romania e Unione Europea ben amalgamata con quel classico e insignificante codice di catagolazione e osservazione.
Però quest’uomo io l’ho visto, l’ho visto davvero un pò di volte, l’ho sentito parlare, ho osservato distrattamente alcuni suoi routinari movimenti ma senz’altro non posso dire di conoscerlo. Da qua parte l'interesse.
E’ un uomo schivo lui. Pensa quando parla. Esprime il suo ideale di sè stesso ponrndosi in posizione di superiorità nelle quotidiane interazioni.
Non ti ascolta la prima volta che ti rivolgi a lui.
In realtà ti ascolta ma non te lo fà capire, prosegue disinvolto come nulla fosse accaduto.
Qualche domanda riesci a fargliela ma la sua risposta più che esaudirti ti porta a riflettere su di lui.
Dicevo, è uno schivo.
L’uomo con la punto rumena ha acquistato targa e macchina tramite qualche collegamento (incerto nella mia mente)con la sorella, forse per meno costi di immatricolazione o forse perqualsiasi altra convenienza che mi appare estranea. Ascolta musica minimal lui. John Acquaviva citava stasera prima di addentrarsi nell’orgia da ballo. Deve scrivere domani, dice, prima di andarsene.
Non so perchè vorrei sapere cosa.
E allora scrivo di te appena torno a casa.
Intanto saluto due amiche di giovanissima data e me ne vado in macchina.
Sono le 4:20 all’incirca. Un traloco e qualche ora di cocktail dalla parte del produttore rendevano estremamente rilassante questo viaggio che mi apprestavo a fare.
Penso alla ragazza che stava accanto a me giorno e notte fino a nove giorni fà.
Ora è un’immagine su uno schermo, una voce in un aggeggio, un vuoto sulla superficie del cuore. Un pò di rock’n’roll mi manda a letto sereno e me stesso.
Le strade sono vuote, anonime, nulla cattura il mio sguardo. Vado piano ma non sento niente intorno a me. Penso un attimo all’uomo con la targa rumena, vorrei clonargli un pò di decisione. Che porti a nulla o a qualcosa non è importante, intravedo a cosa potrebbe servire a me. Intanto arrivo a una rotonda.
Da destra un’auto invade la rotonda forse sentendosi all’interno di un pazzo videogame di corse. Faccio minimamente a tempo a raggiungere l'ambito pedale del freno che un improvviso fruscio nel mio cervello accompagna il passaggio dell'auto di qualche centimetro al fianco del mio cofano intimidito. D'istinto premo il clacson per un suono continuo e polemico rivolto a quella stronza.
Quellaa donna al volante con un ragazzo al suo fianco solo ora sembra accorgersi di ciò che è accaduto, ma non sembra curarsene, in pochi secondi acquista velocità e si toglie dalla mia visuale.
Non so se sono ipnotizzato o se in realta' gia' non me ne importa nulla.
Automobili...autoscontri senza la gomma intorno.
Respiro e proseguo come nulla fosse successo.
I Violent Femmes mi dicono che “there’s a good reason to worry”.
Riascolto ora il pezzo di quella frase. Forse domani mi riconderò di aver voluto risucchiare la decisione di quell’irritante, esibizionista e ambiguo personaggio.
Wednesday, June 13, 2007
Il fragile cammino del frutto rosso
INTRO:Nel testo epico dell'Iliade, cantori detti aedi generalizzati sotto il nome di Omero, narravano azioni e vicende straordinarie per far emergere fatti e atti della realtà in cui davvero vivevano.
Questo racconto è un racconto di fantasia, incarna però sensazioni e sentimenti che, almeno dal mio punto di vista, sono soggette a tenere occupato, a volte ad opprimere, altre voltre ad esaltare il cervello sempre in movimento di noi giovani sognatori.

Chissà da dove veniva.
A chi la sua vita doveva.
Forte il pensiero alle proprie origini pungeva.
Riusciva a tormentarla lasciandola sveglia per ore.
Guardava il cielo.
Lo aveva visto migliaia di volte.
Conosceva ogni stella.
Numerosi disegni il suo cervello conservava di composizioni stellari, costellazioni immaginarie prendevan forma dal suo semplice osservare quei brillanti luminosi...
A volte pensava che volessero dirgli qualcosa di misterioso.
Che il loro disporsi non fosse casuale.
C'era forse un significato captabile dietro quella naturalezza dispositiva?
Forse c'era. Si accontentava di rimanere nel mistero.
Guardare al cielo era pensare a se stessa.
Era sentirsi parte di qualcosa di indefinito.
Passatempi migliori, per lei, non ce n'erano.
Leggende sostenevano che fosse stato un contadino a dargli la vita.
Aveva piantato il seme della pianta in cui si trovava anni fà in una collina del Marosticense.
Si diceva che fosse il primo seme che il contadino piantava. Almeno con le sue mani.
Coltivando quel terreno coltivava un sogno.
Un sogno che nacque paradossalmente con un funerale.
Quello del padre.
Il contadino era un bambino quel giorno.
Non giocava con i suoi coetanei però.
La sua dimensione era sempre stata diversa.
Il padre se lo portava a presso sempre.
Mostrava lui il proprio modo di vivere, il proprio modo per vivere.
Il bambino ascoltava incuriosito.
Capiva poco ma guardava il padre incantato.
La fragilità dei suo immaturi anni lo faceva sentire un osservatore ancora muto.
Un giorno il padre indicò il proprio terreno e gli disse:
"Questa è la tua terra. Impara ad amarla. Io l'amo. Questa terra diventerà un giardino un giorno. Questo è ciò che voglio. Questa è la tua origine. Questo sei tu."
Quelle parole rimbalzarono assiduamente nella testa del ragazzo.
Il giorno del funerale quel sogno saltò e si trasferì da una testa all'altra.
Il ragazzo divenne uomo ed era colui che per perseguire tale sogno aveva piantato l'albero in cui Lei, la ciliegia, si trovava. Secondo la leggenda era figlia di quel sogno.
Questa idea la faceva sentire bella.
Attaccata al suo ramo, quella ciliegia sapeva di aver qualcosa da raccontare, si sentiva un pò la regina della collina. Il sole splendeva ogni giorno su di lei.
Rifletteva la sua luce illuminando l'intero colle di una rossa magia godibile da chiunque passasse di lì. Ognuno sembrava meravigliato da quell'atmosfera.
Era la più bella icona del sogno del contadino, le altre ciliegie la guardavano con invidia ma la rispettavano, questi apprenzamenti ai quali era soggetta la nobilitavano.
Dentro di sè, però, sentiva che tutto ciò non era altro che apparenza.
Niente aveva deciso della propria vita.
Era nata per un sogno e un sogno era diventata per tutti.
Ma non era ancora sè stessa.
Definiva sè stessa secondo le definizioni degli altri.
Cercava un'identità che le altre ciliegie non cercavano, cercava spazio dove sviluppare il suo bisogno di mondo, il suo senso di vita, come poteva placare la sua fame di scoprire?
Aveva sentito dire che oltre quel colle, l'unico che potesse vedere, ce n'erano degli altri, c'erano le città, i palazzi, ambienti totalmente diversi.
Succhiava la linfa al suo ramo, anche questa linfa era sempre la stessa, quel sapore che aveva sempre desiderato oggi non era nulla più che noiosa routine.
Tante altre ciliegie che vivevano intorno a lei erano scomparse, nessuno sapeva dove, soltanto scomparse, forse erano scappate?
Forse avevano fatto il suo stesso pensiero?
Non poteva attendere ancora.
Iniziò a progettare la sua fuga.
Rivelatrice fuga profumata come il piacere.
Fiore esposto ai venti tanto indifeso quanto coraggioso.
Il ramo l'aveva capito.
Quante volte aveva avuto lo stesso progetto!
Quanto si pentiva di non averci creduto!
Ora la sua ciliegina preferita voleva fuggire, non avrebbe mai fatto la spia.
Condivideva in pieno il suo progetto nonostante temesse per lei...
La ciliegia non poteva esitare più.
Dette una fugace occhiata al suo albero.
Si girò velocemente e con un guizzo improvviso si liberò dal suo legame con il ramo.
Roteò su se stessa estasiata quanto sperduta.
Era libera ora.
Finalmente libera.
Voleva volare, andarsene lontano.
Volare.
Andarsene.
Volare.
Andarsene.
Tutti I giorni vissuti dal suo germogliare ad oggi le passavano davanti come in un film.
Era libera.
Finalmente libera.
Un passerotto la guardava con un ghigno misterioso, beffardamente rideva di lei.
La forza di gravità la stava attirando verso la terra.
Non volava. Perdeva quota invece.
Sentiva un’aria fresca nuova colpirla, un’aria che pareva diversa da quella che la accarezzava dolcemente nelle gornate di sole, che la scuoteva inquieta nelle giornate di violenta tempesta, che le portava gocce di fresca libertà quando dormiva cullata dal suo amato ramo.
Quest’aria sembrava voler prenderla senza in realtà prenderla.
Sembrava volerla amare per poi poterla tradire.
Ma non volava. Perdeva quota.
Guardò in alto confusa, il suo ramo era sempre più lontano.
La sua selvaggia gioia già era contaminata di malinconia.
Perdeva ancora quota.
Il suo scendere diventava secondo dopo secondo più veloce.
La sua espressione metro dopo metro più triste.
Il terreno era vicino.
Molto vicino.
Chiuse gli occhi.
Strinse I denti.
Ad un tratto il contatto.
Violentamente rude.
Ipnoticamente disperato.
Non pensava di poter trovarsi a terra.
Ora I fili d’erba erano più alti di lei.
Formiche le camminavano accanto dribblando sassolini e foglie secche.
Il suo albero la guardava triste.
La sua ciliegia non era più parte di lui.
Correndo verso il mistero si era trovata nel luogo più basso in cui la sua breve esistenza l’avesse mai vista.
Chiuse gli occhi la ciliegia.
Pensava a sè stessa e a ciò che era.
A ciò che era stata e a cosa sarebbe voluta diventare.
Improvvisamente si rese conto che l’amore del suo ramo e del suo albero valevano più di ogni mistero celato.
Che essere parte di un sistema, del quale la sua bellezza era l’emblema. era forse il sogno più grande che avesse potuto avere.
Si domandava come avesse potuto non vederlo.
Si chiedeva come la quotidianità avesse potuto farle dimenticare cos’era dentro a quel tutto.
Quanto si sentiva stupida…
Soltanto a vederlo l’albero delle sue origini le dava malinconia.
Quasi si vergognava a farsi vedere da lui.
Pensava di tenere gli occhi chiusi per sempre.
Intanto chiaccherava con il terreno.
Raccontava lui le proprie tristezze, le proprie paure, le proprie delusione, I propri sogni infranti.
Il terreno la ascoltava per ore e ore.
Sorrideva sempre.
Il buon vecchio terreno la vedeva maturata.
Intorno a lei creò una fessura.
La ciliegia piano piano scivolava inconsapevolmente all’interno della terra.
Piano, piano, timidamente si sottraeva a luce e vento.
Piano piano seguiva l’azione della propria anima.
Era sotto terra ormai.
Dal suo cuore un seme nel frattempo emergeva.
Puntava verso l’alto.
Puntava verso il cielo.
Quella ciliegia era in preda ora solamenta alla sua precedentemente rinnegata natura.
Dal suo cuore un seme puntava verso il sole.
Stava diventavando pianta ormai.
Dal suo cuore sarebbero nati nuovi frutti.
Forse sarebbe diventata la più bella pianta del frutteto.
Il suo ex ramo sorrideva felice guardandola.
Oggi la ciliegia aveva un’identità.
Forse aveva realizzatto il suo sogno.
Forse, semplicemente, aveva realizzato sè stessa.
Forse anche lei avrebbe avuto figlie del suo sogno.
Anni dopo scoprì qualcosa che la inquietò.
Le ciliegie che abbandonavano il ramo misteriosamente venivano mangiate dagli uomini.
Questo racconto è un racconto di fantasia, incarna però sensazioni e sentimenti che, almeno dal mio punto di vista, sono soggette a tenere occupato, a volte ad opprimere, altre voltre ad esaltare il cervello sempre in movimento di noi giovani sognatori.
Chissà da dove veniva.
A chi la sua vita doveva.
Forte il pensiero alle proprie origini pungeva.
Riusciva a tormentarla lasciandola sveglia per ore.
Guardava il cielo.
Lo aveva visto migliaia di volte.
Conosceva ogni stella.
Numerosi disegni il suo cervello conservava di composizioni stellari, costellazioni immaginarie prendevan forma dal suo semplice osservare quei brillanti luminosi...
A volte pensava che volessero dirgli qualcosa di misterioso.
Che il loro disporsi non fosse casuale.
C'era forse un significato captabile dietro quella naturalezza dispositiva?
Forse c'era. Si accontentava di rimanere nel mistero.
Guardare al cielo era pensare a se stessa.
Era sentirsi parte di qualcosa di indefinito.
Passatempi migliori, per lei, non ce n'erano.
Leggende sostenevano che fosse stato un contadino a dargli la vita.
Aveva piantato il seme della pianta in cui si trovava anni fà in una collina del Marosticense.
Si diceva che fosse il primo seme che il contadino piantava. Almeno con le sue mani.
Coltivando quel terreno coltivava un sogno.
Un sogno che nacque paradossalmente con un funerale.
Quello del padre.
Il contadino era un bambino quel giorno.
Non giocava con i suoi coetanei però.
La sua dimensione era sempre stata diversa.
Il padre se lo portava a presso sempre.
Mostrava lui il proprio modo di vivere, il proprio modo per vivere.
Il bambino ascoltava incuriosito.
Capiva poco ma guardava il padre incantato.
La fragilità dei suo immaturi anni lo faceva sentire un osservatore ancora muto.
Un giorno il padre indicò il proprio terreno e gli disse:
"Questa è la tua terra. Impara ad amarla. Io l'amo. Questa terra diventerà un giardino un giorno. Questo è ciò che voglio. Questa è la tua origine. Questo sei tu."
Quelle parole rimbalzarono assiduamente nella testa del ragazzo.
Il giorno del funerale quel sogno saltò e si trasferì da una testa all'altra.
Il ragazzo divenne uomo ed era colui che per perseguire tale sogno aveva piantato l'albero in cui Lei, la ciliegia, si trovava. Secondo la leggenda era figlia di quel sogno.
Questa idea la faceva sentire bella.
Attaccata al suo ramo, quella ciliegia sapeva di aver qualcosa da raccontare, si sentiva un pò la regina della collina. Il sole splendeva ogni giorno su di lei.
Rifletteva la sua luce illuminando l'intero colle di una rossa magia godibile da chiunque passasse di lì. Ognuno sembrava meravigliato da quell'atmosfera.
Era la più bella icona del sogno del contadino, le altre ciliegie la guardavano con invidia ma la rispettavano, questi apprenzamenti ai quali era soggetta la nobilitavano.
Dentro di sè, però, sentiva che tutto ciò non era altro che apparenza.
Niente aveva deciso della propria vita.
Era nata per un sogno e un sogno era diventata per tutti.
Ma non era ancora sè stessa.
Definiva sè stessa secondo le definizioni degli altri.
Cercava un'identità che le altre ciliegie non cercavano, cercava spazio dove sviluppare il suo bisogno di mondo, il suo senso di vita, come poteva placare la sua fame di scoprire?
Aveva sentito dire che oltre quel colle, l'unico che potesse vedere, ce n'erano degli altri, c'erano le città, i palazzi, ambienti totalmente diversi.
Succhiava la linfa al suo ramo, anche questa linfa era sempre la stessa, quel sapore che aveva sempre desiderato oggi non era nulla più che noiosa routine.
Tante altre ciliegie che vivevano intorno a lei erano scomparse, nessuno sapeva dove, soltanto scomparse, forse erano scappate?
Forse avevano fatto il suo stesso pensiero?
Non poteva attendere ancora.
Iniziò a progettare la sua fuga.
Rivelatrice fuga profumata come il piacere.
Fiore esposto ai venti tanto indifeso quanto coraggioso.
Il ramo l'aveva capito.
Quante volte aveva avuto lo stesso progetto!
Quanto si pentiva di non averci creduto!
Ora la sua ciliegina preferita voleva fuggire, non avrebbe mai fatto la spia.
Condivideva in pieno il suo progetto nonostante temesse per lei...
La ciliegia non poteva esitare più.
Dette una fugace occhiata al suo albero.
Si girò velocemente e con un guizzo improvviso si liberò dal suo legame con il ramo.
Roteò su se stessa estasiata quanto sperduta.
Era libera ora.
Finalmente libera.
Voleva volare, andarsene lontano.
Volare.
Andarsene.
Volare.
Andarsene.
Tutti I giorni vissuti dal suo germogliare ad oggi le passavano davanti come in un film.
Era libera.
Finalmente libera.
Un passerotto la guardava con un ghigno misterioso, beffardamente rideva di lei.
La forza di gravità la stava attirando verso la terra.
Non volava. Perdeva quota invece.
Sentiva un’aria fresca nuova colpirla, un’aria che pareva diversa da quella che la accarezzava dolcemente nelle gornate di sole, che la scuoteva inquieta nelle giornate di violenta tempesta, che le portava gocce di fresca libertà quando dormiva cullata dal suo amato ramo.
Quest’aria sembrava voler prenderla senza in realtà prenderla.
Sembrava volerla amare per poi poterla tradire.
Ma non volava. Perdeva quota.
Guardò in alto confusa, il suo ramo era sempre più lontano.
La sua selvaggia gioia già era contaminata di malinconia.
Perdeva ancora quota.
Il suo scendere diventava secondo dopo secondo più veloce.
La sua espressione metro dopo metro più triste.
Il terreno era vicino.
Molto vicino.
Chiuse gli occhi.
Strinse I denti.
Ad un tratto il contatto.
Violentamente rude.
Ipnoticamente disperato.
Non pensava di poter trovarsi a terra.
Ora I fili d’erba erano più alti di lei.
Formiche le camminavano accanto dribblando sassolini e foglie secche.
Il suo albero la guardava triste.
La sua ciliegia non era più parte di lui.
Correndo verso il mistero si era trovata nel luogo più basso in cui la sua breve esistenza l’avesse mai vista.
Chiuse gli occhi la ciliegia.
Pensava a sè stessa e a ciò che era.
A ciò che era stata e a cosa sarebbe voluta diventare.
Improvvisamente si rese conto che l’amore del suo ramo e del suo albero valevano più di ogni mistero celato.
Che essere parte di un sistema, del quale la sua bellezza era l’emblema. era forse il sogno più grande che avesse potuto avere.
Si domandava come avesse potuto non vederlo.
Si chiedeva come la quotidianità avesse potuto farle dimenticare cos’era dentro a quel tutto.
Quanto si sentiva stupida…
Soltanto a vederlo l’albero delle sue origini le dava malinconia.
Quasi si vergognava a farsi vedere da lui.
Pensava di tenere gli occhi chiusi per sempre.
Intanto chiaccherava con il terreno.
Raccontava lui le proprie tristezze, le proprie paure, le proprie delusione, I propri sogni infranti.
Il terreno la ascoltava per ore e ore.
Sorrideva sempre.
Il buon vecchio terreno la vedeva maturata.
Intorno a lei creò una fessura.
La ciliegia piano piano scivolava inconsapevolmente all’interno della terra.
Piano, piano, timidamente si sottraeva a luce e vento.
Piano piano seguiva l’azione della propria anima.
Era sotto terra ormai.
Dal suo cuore un seme nel frattempo emergeva.
Puntava verso l’alto.
Puntava verso il cielo.
Quella ciliegia era in preda ora solamenta alla sua precedentemente rinnegata natura.
Dal suo cuore un seme puntava verso il sole.
Stava diventavando pianta ormai.
Dal suo cuore sarebbero nati nuovi frutti.
Forse sarebbe diventata la più bella pianta del frutteto.
Il suo ex ramo sorrideva felice guardandola.
Oggi la ciliegia aveva un’identità.
Forse aveva realizzatto il suo sogno.
Forse, semplicemente, aveva realizzato sè stessa.
Forse anche lei avrebbe avuto figlie del suo sogno.
Anni dopo scoprì qualcosa che la inquietò.
Le ciliegie che abbandonavano il ramo misteriosamente venivano mangiate dagli uomini.
Monday, June 04, 2007
esce per strada stasera

esce per strada stasera
lei
perchè ha bisogno di qualcosa
non sà cosa cerca
esce per strada stasera
cammina guardando il terreno
di sigarette minato
indicatrici
del suo spontaneo percorso
il suo sguardo nitido più non può
distinguere le barriere
scavalcare i limiti percettivi
cavalcare l'onda di ieri
esce per strada stasera
forse non tornerà
forse sì e uscira anche domani
potrebbe anche chiudersi per lungo tempo
è troppo presto per dire che è tardi
esce per strada stasera
non vede la strada in cui è
dissestato il suo pensiero le appare
convulso il sentimento traspare
esce per strada stasera
la vista è annebbiata
il suo pensiero lacrima
e alle luci rimbalza
la sua fantasia già da tempo
è discesa e più non si innalza
esce per strada stasera
cancellerebbe ogni minima cosa
se stessa
i fratelli
ogni cosa preziosa
si siede e non pensa
rimane
niente
che importa
pace.
Sunday, June 03, 2007
Labirinti

I miei sentimenti non son piu' nobili
paurose medie discutibili impressioni che mi impressionano
labirinti in cui la via piu' chiara sembra quella piu' nascosta e grigia
ma dolce dentro in fondo nel mezzo e' l'illusione
crema della crema piu' calda preconfezionata
profumo che toglie il fiato d'un tratto
corsa senza fiato per sopravvivere
respiro soffocato per non farsi paura
fuga dall'espressione che piu' mi soddisfa
quel liberarsi del mio contro tutto il resto
il mimetizzarmi con qualcosa piu' vero del mondo
nel chiaro che nello sfondo non e' mai mancato
e che toccarlo fa' male per quanto e' puro
e per quanto sembra incantevolmente ostinatamente idiota...
paurose medie discutibili impressioni che mi impressionano
labirinti in cui la via piu' chiara sembra quella piu' nascosta e grigia
ma dolce dentro in fondo nel mezzo e' l'illusione
crema della crema piu' calda preconfezionata
profumo che toglie il fiato d'un tratto
corsa senza fiato per sopravvivere
respiro soffocato per non farsi paura
fuga dall'espressione che piu' mi soddisfa
quel liberarsi del mio contro tutto il resto
il mimetizzarmi con qualcosa piu' vero del mondo
nel chiaro che nello sfondo non e' mai mancato
e che toccarlo fa' male per quanto e' puro
e per quanto sembra incantevolmente ostinatamente idiota...
Borghesia addio.

mi scontro al perbenismo borghese
da tempo l'avevo scordato
accontanato, deriso
solo per seguire strade piu' naturali
strade instintive
strade semplici
sulle quali sedersi
per bere il dovere
o fumare lo stress
magari con la testa nel cuore
ho con il cuor sopra la testa
e' proprio qui
che la strada diventa un divano
nel quale si siedono in molti
senza far spostare nessuno
dicono la propria e se ne vanno
incuranti dei pantaloni
dei bar con le sedie preparate
delle cameriere con le magliette scollate.
mi scontro al perbenismo borghese
nasce una questione di stile
mio dio
quanto forte e' la corrente
quanto mi hanno fregato
nell'argine respiro agitato
a volte mi credo salvo
a volte invece inconsciamente trasportato
il mio cordone ombelicale
tenta di farmi ragionare
con frasi fuori luogo
ma sempre nel luogo stesso
con l'ipocrisia di ha chi non ha visto oltre
mentre tremo mi allontano
passo dopo passo
il suono della vita
mi porta fuori con la mente
impassibile mi incanta
alle sue corde mi attacco
mi annullo
non so chi e' a farmi scacco
non pongo resistenza
ma addio oggi impostato
addio falsa borghesia natale.
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