Saturday, April 14, 2007

l'abitante inetto.


Era quasi l'una quando ho sentito qualcuno muoversi, stamattina.
Ero disteso nel letto, con la classica posizione da ragno stravaccato, da foglia rinsecchita, non sapevo dov'ero, in che casa mi trovavo, di sicuro sentivo forte la testa pesare e rigurgiti dal mio stomaco incazzato a beat costanti, di un effetto direi tendezialmente minimal.
Quel qualcuno che si muoveva in quel momento apri' la porta della mia stanza, senza alcun tipo di maniera, le sue palle cominciarono il loro moto circolare e ondulatorio fino a toccare le zone nervose che innescarono in quel cervello il fastidio nudo e crudo nei miei confronti...
"Che ci fai ancora a letto?Cosa hai fatto tutta la notte?Alzati!Dai che c'e' da far da mangiare!"
...penso che le parole circa fossero queste, forse un po' piu' rudi, ma nel frattempo io mi giravo da una parte all'altra del letto, sentivo nella bocca un gusto acido di vino misto a sogni agitati, il mio corpo non reagiva, pensavo seriamente se mai sarei riuscito ad arrivare al livello di concentrazione sufficiente a smuovermi, ad uscire da questo abisso di morbide lenzuola...
il mio apparato uditivo si era svegliato, sentivo il tizio che mi aveva svegliato parlare al telefono, era mio padre e parlava al telefono con mia madre suppongo..."era ancora a letto quello sfaticato, 20 e passa anni e chi avrebbe la forza per lavorare non lo fa',mentre le fatiche toccano sempre ai soliti...e se non ha portato a casa il libretto questa settimana, cazzo, lo mando fuori da casa!..."
Puttana maledetta, il libretto dell'universita'...,chissa' dove cazzo e', anche questa volta l'ho dimenticato nell'appartamento di Padova, minchia chi si ricordava che lo voleva vedere, non so neanche dove sia, non so neanche quando mi servira' o quando l'ho usato l'ultima volta...
Oddio, dovrei spiegarmi ma mi viene da vomitare, provo ad alzarmi ma mi si muove tutto lo stomaco, ieri sera dovevo esser cotto abbastanza per prender sonno senza ricorrere al dolce dito dentro alla gola, ricordo che ho fatto la strada di ritorno ai 20, 30 allora....mi son fermato da Marostica a casa 4 o 5 volte per riposarmi, fingere di dormire un po', riprendere le mie facolta' psicofisike...ma sono arrivato, scombussolato e barcollante, a casa alle 4 di mattina dopo esser partito quattro giorni prima.
Voglion vedere se faccio gli esami, problema e' che ma in questi giorni di primavera non mi alzerei neanche dal letto se non per buttarmi al sole e farmi sciogliere da lui, se non per camminare a piedi nudi nell'erba e nei sassolini solleticanti fino a sentire le veschiche lanciarmi acuti di dolore, dei giorni non so perche' mi alzo al mattino, forse perche' e' da tradizione, dei giorni mi alzo e penso che quello che dovro' fare non e' poi cosi' diverso da quello che dovevo fare ieri, che spesso penso che le cose cambiano ma a pensarci bene son sempre le stesse...quando ascoltiamo il suono della natura a rispondere e' sempre la stessa indole...quella dolce indole sporca di vino e infestata di aromatiche essenze....mhmh..l'ordine inizia a darmi fisso alla testa, il mio ego ormai e' a suo agio solamente nella confusione...nella barbara e seducente autodistruzione, inutile fuggirci se e' colei che ci fa sentire meglio.
Mi alzo nauseato e faccio azioni inutili, scrivo nel computer quando prima dovrei fare altre mille faccende..ore mi fanno anche male agli occhi e la voglia di natura irrompe nuovamente su di me, un'altra giornata di questo tipo nasce, domattina forse sara' ancora cosi'...domattina saro' ancora senza quel maledetto libretto..domattina di questo pianeta, saro' ancora il solito abitante inetto.