
Innanzi tutto vi dico che non conosco l’uomo con la Punto rumena, o meglio quel personaggio con la Punto dalla targa rumena, con bandiera di Romania e Unione Europea ben amalgamata con quel classico e insignificante codice di catagolazione e osservazione.
Però quest’uomo io l’ho visto, l’ho visto davvero un pò di volte, l’ho sentito parlare, ho osservato distrattamente alcuni suoi routinari movimenti ma senz’altro non posso dire di conoscerlo. Da qua parte l'interesse.
E’ un uomo schivo lui. Pensa quando parla. Esprime il suo ideale di sè stesso ponrndosi in posizione di superiorità nelle quotidiane interazioni.
Non ti ascolta la prima volta che ti rivolgi a lui.
In realtà ti ascolta ma non te lo fà capire, prosegue disinvolto come nulla fosse accaduto.
Qualche domanda riesci a fargliela ma la sua risposta più che esaudirti ti porta a riflettere su di lui.
Dicevo, è uno schivo.
L’uomo con la punto rumena ha acquistato targa e macchina tramite qualche collegamento (incerto nella mia mente)con la sorella, forse per meno costi di immatricolazione o forse perqualsiasi altra convenienza che mi appare estranea. Ascolta musica minimal lui. John Acquaviva citava stasera prima di addentrarsi nell’orgia da ballo. Deve scrivere domani, dice, prima di andarsene.
Non so perchè vorrei sapere cosa.
E allora scrivo di te appena torno a casa.
Intanto saluto due amiche di giovanissima data e me ne vado in macchina.
Sono le 4:20 all’incirca. Un traloco e qualche ora di cocktail dalla parte del produttore rendevano estremamente rilassante questo viaggio che mi apprestavo a fare.
Penso alla ragazza che stava accanto a me giorno e notte fino a nove giorni fà.
Ora è un’immagine su uno schermo, una voce in un aggeggio, un vuoto sulla superficie del cuore. Un pò di rock’n’roll mi manda a letto sereno e me stesso.
Le strade sono vuote, anonime, nulla cattura il mio sguardo. Vado piano ma non sento niente intorno a me. Penso un attimo all’uomo con la targa rumena, vorrei clonargli un pò di decisione. Che porti a nulla o a qualcosa non è importante, intravedo a cosa potrebbe servire a me. Intanto arrivo a una rotonda.
Da destra un’auto invade la rotonda forse sentendosi all’interno di un pazzo videogame di corse. Faccio minimamente a tempo a raggiungere l'ambito pedale del freno che un improvviso fruscio nel mio cervello accompagna il passaggio dell'auto di qualche centimetro al fianco del mio cofano intimidito. D'istinto premo il clacson per un suono continuo e polemico rivolto a quella stronza.
Quellaa donna al volante con un ragazzo al suo fianco solo ora sembra accorgersi di ciò che è accaduto, ma non sembra curarsene, in pochi secondi acquista velocità e si toglie dalla mia visuale.
Non so se sono ipnotizzato o se in realta' gia' non me ne importa nulla.
Automobili...autoscontri senza la gomma intorno.
Respiro e proseguo come nulla fosse successo.
I Violent Femmes mi dicono che “there’s a good reason to worry”.
Riascolto ora il pezzo di quella frase. Forse domani mi riconderò di aver voluto risucchiare la decisione di quell’irritante, esibizionista e ambiguo personaggio.
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