Thursday, August 30, 2007

Scorci d'anima

Poesia d’acqua che scorre

Ieri ti ho vista,
Sbadata,
Con un pensiero che ti volava
Intorno, camminavi
A piedi nudi, sul sentiero
Dal grande salice a chissà dove,
Io col capo nudo
Punto dall’erba fresca
Fischiettavo…
Volavano sempre più alte
Tra gli aghi di pino
Immagini di suono
E singolari torrenti di fumo,
Ci fermammo al di là del piccolo fiume
Non una parola fu spesa
Ma ti vidi, assetata,
Languire un fiore
Multicolore dai tuoi occhi
Scivolava come una cascata
Sui petali che nuotavano
Fiori come parassiti
Che vivono
Delle nostre emozioni,
Io mi sporcavo le mani
Con il terriccio
Cercando piccoli vermetti…
Ma colavano
Lacrime di rugiada come solchi
Sul tuo viso dalle gote
Arrossate e pur impassibili…
Fu presto sera, il ritorno
Goccia di vino
Che si adagia sul letto
Del fiume e scorre
Fino a Casa…

Ed Io

Giurerei di aver visto
Forse volante,
Un tuo sentimento
Quando il pomeriggio si celava
E stendevamo abbracciati
Dietro al capanno
Come giovani alberi
Ma fu presto,
Il sonno
Che ristora veramente
Capovolge, le stelle blu,
I pensieri che non son stati
In sogni in là da venire…


Impressione di settembre


Una volta che avremo riposato
Sull'erba candida
Verrà il tempo di imparare...
Là in fondo, appoggiati ad un albero
Parole cosparse d'amore
Nel pomeriggio verde
Al calar del sole...
Poi arriverà Settembre
E le mattine di rugiada
Ci vedranno affrancare
Blu le giornate di scuola
E cammineremo sui pensieri dorati
Ma Soli
Senza dire una parola
Le nostre mani stringeranno
Futuri sicuri e curiosità inaspettate
E quando le tue guance rosse
In volo tra mille fiori
Ascolteranno il sussultare timoroso
Del mio cuore di rose
Così scolpito
Al lento crepitio d'un debole raggio
Mi perderò
E ti racconterò per me
Le più incantevoli cose...

Wednesday, August 29, 2007

controfigure & luoghi (ovvero luce e mente)

LA MENTE VIAGGIA PIù DELLA LUCE, STA IN PIù POSTI CONTEMPORANEAMENTE DELL'ARIA, COMPLICATA COME L'UNIVERSO FORSE. LA MENTE CI TRASCINA E NOI SIAMO COSTRETTI A RINCORRERLA CERCANDO DI ASSECONDARLA SENZA PERDERE DI VISTA QUELLO CHE CI MOSTRANO INVECE GLI OCCHI. 
ESISTONO DEI LUOGHI TOTALMENTE MENTALI, E LA MENTE TI CI PORTA COSì VELOCEMENTE CHE RARAMENTE PUOI RICORDARTI DI QUALCUNO DI QUESTI POSTI. POI A VOLTE TI CAPITA DI RIUSCIRE AD VEDERE NITIDAMENTE UN POSTO DOVE PRIMA LA MENTE TI AVEVA GIà PORTATO, E ALLORA PUOI INIZIARE A TESSERE DEI RICHIAMI E RIMANDI TRA UN VIAGGIO MENTALE E L'ALTRO: TUTTO CIò RIESCI SOLO AD INTUIRLO E A COMPRENDERLO NELL'IMMEDIATEZZA PERCHè subito SVANISCE. restano tracce  lucide.

pescando pontili




vorrei fotografare
ciò che vedo solo io
seduto lento in
questa via
mentre seguo
questa scia

i punti
si moltiplicano
diventano viola
insopportabili
lungi da esser visti come spunti
ma un passo
dal sembrar
alternativamente
ammirabili

qualcosa mi dice
che c'è una soluzione
l'unico disguido
è ricordare la questione

il fondo
magnetico è agli occhi superiori
per tanti
semplici visioni
per alcuni
divine ossessioni

guardavo e non vedevo
pensavo ma non credevo
la visuale
è personale
ognuno
sensibilmente
la può individuare
ma quando non sei più ceco
e sei l'unico a vedere
lì capisci
che è meglio non sapere...

Thursday, August 23, 2007

The Cure

Ricordo ancora quella notte, blu oscuro gocciolava dal cielo, Oh Ianthe, ali candide che prendono il volo, tu mi parlasti dell’eterno che è in noi e che mai ci saremmo lasciati, ma all’improvviso un addio morì nei nostri cuori, Alaaraf, la stella dannata, fu bellezza che ci portò via con sé…

”Oh Karima come è triste affogare in un mare di stelle…dolcezza nelle nostre labbra, tremano i pensieri e l’infinito che li avvolgeva, scosso dal nostro amore, cade nel profondo dei tuoi occhi blu, fluisce tra i capelli di seta e vesti d’orifiamma. Perché dobbiamo lasciarci? Risposte non ne ho, così è la volontà della Dea, indelebilmente legato il suo destino al nostro, Oh Karima, campi dorati al tuo passaggio, guarda…guarda in fondo alla notte oscura, non vedi il segreto celato? Oh dolce creatura moriremo così giovani?...”

Il vento, respiro di Dei, violento turbava gli spazi e fu pianto dalle fronde degli alberi, mille petali tra i due angeli e rugiada, come sottile velo di seta a difesa dei loro corpi nudi. Dal fondo della foresta le oscure creature per prime non celarono il loro orrido volto alla luce di cuori così puri e persino le più efferate parteciparono all’infinita sofferenza. Intanto Alaaraf, all’orizzonte di porpora, condannata al sacrificio estremo, stendeva un lungo velo, aurora di lacrime verso oriente, e stuolo d’anime che la seguivano…oh povere illuse, quale pazzia infondeva i loro cuori? Come Amore distillato dai fiori più delicati un tempo in rigoglioso splendore, e vostre dimore, prati e verdi distese, soli dorati e mille lune d’argento, tappeti magici sotto i grandi cieli stellati, palazzi sontuosi, ricchezze e sfarzi tra le dune del deserto in fiamme…

”Oh Ianthe, tu il più bello tra gli angeli del cielo infinito, Sole imperituro di luminose galassie, ti prego, non andare! In fondo il destino è solo magia alla quale si può sfuggire, un oscuro sortilegio che scorre tra notti di streghe. Proprio al di là delle foreste antiche scorrono i sogni più fantastici, di mille linfe i fiumi lunari…Fuggiamo! Ora nessuno potrà scorgere i nostri corpi, se uniti, se lo vogliamo, le tenebre che questo mondo avvolgono sono cuori di pietra a difesa del nostro cammino!“

Ma l’immagine dell’angelo si faceva sempre più vanescente e contemporaneamente tra il cielo in fiamme, Alaaraf sfoggiava tutta la sua bellezza che bruciava con la sorte di coloro che il cuore avevano conquistato passione e amore…

“Oh Ianthe, non scomparire! Giorni tremendi e cupi mi aspettano e una morte che non posso sfuggire. No, non andare! Giorni cupi e senza glorie mi attendono, vagherò oscura, io tramonto tra i vivi, per le foreste nodulose, preda di oscure creature e sacrifcio a Dei maligni…ma ora lo so! Non sei ormai altro che un simulacro, le mie mani non ti toccano, il mio respiro profondo non ti odora, il celeste dei miei occhi più non ti abbraccia, sei tu nel profondo dell’oceano preda di esseri sovrumani e come me degli incubi più remoti…così cadesti come la stella, come scritto nel nostro destino, così cadde Alaaraf la bella…”

Wednesday, August 22, 2007

First day in Den Haag.


Den Haag.
Primo giorno, combino treni e aerei e in poche ore ci sono.
Conosco qualche giovane universitario che mi accompagna al mio nuovo appartamento.
Una stanza.
Un letto nudo.
Un cuscino Ikea da aprire ed espandere dentro ad un sacchetto.
Dentro ad altri sacchettini sopra al letto:lenzuola, federa.
Un tavolo-scrivania-desk.
Una scatola sopra al tavola. Dentro:un apribottiglie, una forchetta, un coltello, due cucchiai (non so per quale malsano motivo), un piatto, un bicchiere, un apriscatole, uno straccio, una pentola, una padella, tre cucchiai di legno.
Due finestrelle apribili verticalmente, una tenda blu sopra sembra poter coprirle.
Due lampade. Un armadio. Due cassettiere. Una mensola. Una libreria.
Due lavandini. Uno specchio. Un cestino. Due pezzi di legno attaccati al muro costellati di puntine.
Un orologio.Clock!
Tutto calcolato perfettamente. Accendo il mio computer: migliaia di connessioni wireless.
Sistemo le mie cose, parlo con chi più mi è caro ma la fame mi attanaglia.
Prendo la macchinetta fotografica ed esco.
Tre piani di scale in discesa. Fotografo la vetrata del mio building, è la cosa più bella del complesso.
Esco in maglia a maniche corte.
Fà freddo però l'idea di fare ora i tre piani in salita mi fà sopportare questa temperatura.
Il vento soffia forte amplificando i miei brividi.
Sulla mia destra un Maggiolino Wolkswagen. Ha entrambe le ruote anteriori a terra. Qualche infame non si è comportato con lui come avrebbe dovuto, non gli ha dato il rispetto che avrebbe meritato.
Cammino, attraverso la strada. Mi accorgo in tempo che sono nella corsia dei tram e mi sposto prima dell'arrivo frettoloso di uno di color arancione.
Arrivo in fondo alla strada e mi guardo intorno soddisfatto.
Un ponte passa sopra ad una corrente d'acqua, è bellissimo il ponte, adoro i ponti, mi fanno paura i ponti.
Lo attraverso. Alla mia sinistra l'Università nella quale credo passerò un bel pò di tempo.
La struttura è imponente e modernissima. E' un'opera d'arte architettonica, fremo dalla voglia di entrarci.
Ho fame però. Costeggio l'edificio. Una ragazza mi saluta da lontano, deve essere la ragazza che mi accompagnò nella nuova casa stamattina. Non so perchè fingo di non accorgermene. Almeno il primo giorno vorrei essere del tutto straniero.
Cammino avanti, ancora ponti, edifici altissimi e supermoderni mi lasciano a bocca aperta.
Per ora son le cose più belle di questa città. Edifici. Altissimi, ricchissimi di vetrate, colori vivaci, incantevoli.
Le case sono tutte di mattoni, o meglio, hanno i mattoni in rilievo, alcune grigie, la maggior parte marroni, i loro tetti sono molto spioventi, ad ogni angolo portano un camino.
Osservo le persone. L'etnia non è assolutamente definibile: scorgo cinesi, ragazzi mulatti, donne con il velo in testa, uomini di colore con le treccine, ragazzi con i capelli del mio stesso colore.
La curiosità quasi mi fà dimenticare la fame, ma risale ad un tratto alla vista di un centro commerciale grande come uno stadio, chiedo a dei ragazzi se dentro vi è un supermercato.
Scontatamente mi rispondono di sì.
Ma appena entrato non riesco a vederlo.
Salgo due piani di scale, solo profumerie e abbigliamento.
Ad un certo punto seguo un corridoio su consiglio di una signora.
Mi trovo davanti a milioni di negozi, supermercati, tutti appiccicati e attillati, tutti luminosi e vitali.
Passo davanti a McDonald's. Per un attimo la voglia di Cheesburger mi sfiora ma riesco a passare dritto ed entrare nel supermercato. Qui sono totalmente perso.
Prendo un carrello ma non si muove, ci vuole la monetina da 50 cent. Non ho la monetina da 50 cent.
La chiedo a dei signori di passaggio ma guardandomi male si allontanano indifferenti.
Chiedo alla cassiera "Can you change me some money?", aspetto oltre cinque minuti prima di essere esaudito.
Torno al carrello, ma quello che prendo è rotto e gli altri sono tutti dietro.
Non so come si dice carrello in inglese, tantomeno in olandese, mi arrampico su termini inesistenti ma in qualche modo penso di farmi capire, lei mi capisce ma non fà niente. Mi risponde con parole che non intendo.
Alla fine dò i 50 centesimi ad una signora prima che sistemi il suo carrello.
Finalmente posso fare questa benemaledetta spesa.
Compro cose da italiano:spaghetti, pomodoro, speck confezionato, una sottomarca della Philadelfia.
Cerco l'acqua ma sembrano tutte toniche.
Un tizio mi spiega che è davvero quella l'acqua, che le sue dimensioni non superano il mezzo litro.
Nè prende un pacco e le mette nel mio carrello.
Mi guardo intorno e non capisco nulla di quello che c'è scritto.
Trovo l'olio ma trovare il sale è un impresa disperata. Guardo ovunque. Non so come si chiama nè in inglese nè in olandese, non so come chiederlo, come fare, alla fine vedo una bionda e glielo chiedo all'Italianinglish...incredibilmente per mia sorpresa questa ragazza è italiana. Le comunico la mia disperazione, le spiego ciò che faccio qui senza chiederle altrettanto, le chiedo di indicarmi il sale, scopro che si dicee Souz in olandese, la prima parola che potrò ricordare dopo Marco Van Basten e Vincent Van Gogh.
Ho preso tutto. Provo a truffare la fila che si era creata, ma tutti mi richiamano all'ordine. Mi sento proprio italiano in questo momento, forse come non mi ero mai sentito....
Non vedo l'ora di uscire da quel posto da incubo, pago 11 euro, lascio il carrello e me ne vado.
Esco dal centro commerciale da un'uscita diversa. Il vento sioffia ancora più forte.
Sento ancora più freddo, mi scaldo con la borsa della spesa.
Guardo la gente, la gente ha un'aria che non mi piace, sembran tutti usciti da un quadro di Munch, non riesco a sentirmi in pace, aumento il passo della camminata, arrivo davanti alle case dell'immonzia (garbage), un'uomo che all'inizio mi sembrava un funzionario comunale, in realtà sta mordendo qualcosa che ha appena rovistato nella spazzatura...lo guardo di sfuggita ed egli mi sussurra qualcosa che non comprendo, non mi dispiace in realtà non aver capito.
Il mio pomeriggio termina qui.
Torno alla residenza.
Forse sono l'unico a vivere qui oggi.
Intorno a me camere vuote che in questi giorni si riempiranno.
Mi faccio un panino nella cucina che dovrò condividere con altri tre personaggi ancora enigmaticamente sconosciuti.
Scaldo al microonde il pane che ho comprato, sembra diventato plastica. Lo sputo, lo mando a quel paese e me ne torno a riposare un pò.
Per oggi pomeriggio ne ho abbastanza.

Friday, August 17, 2007

All'Amata Erienne

Il riflesso dell'amore per tutto ciò che è oscuro, in quanto attrazione alla quale non puoi rinunciare, vien naturale pensare all'oscurità come profondità, come mistero insondabile e Male primordiale...poco altro può interessare una poesia...poco altro puo' interessare alla penna di Chocolate George che entra nell'Ubrica Onda inviandomi gentilmente questo inno all'oscurita', onesto frutto della sua ancora a noi ignota fantasia...

All'amata Erienne...

Dei sogni un giorno spento il fulgore
Un volto che pende da cento nuvole distese
Luce che scalda la pietra fredda
D'erba e gladioli profumati celata
Ai confini del bosco, misteriosa...

Spirito che sovrasti di cupa grandezza
D'occhio che langue al cuore spento
Non cammini più radiosa regina
Nei prati di Maggio tra l'erbe e arbusti
Pianto lontano che risuona nel vento...

Cenacolo di vita ascoltasti il demone
Che meschino trasse l'anima in promessa
Per gioie più alte, colti misteri
Avvinta fatta oscura e pozzo profondo
La malattia divorò i tuoi anni più fieri...

E, se ancora nel bosco oscuro cammini
Non sa, il poeta, dire a chi lo devi
Urli vento tra le fronde, riflesso di Luna
Dannata, scorti le anime del demonio
Negli antri profondi di atroce tortura
E per ciò ancora io t'amo
Oh Erienne
Infida tentatrice
Oscura creatura

Thursday, August 16, 2007

Immagine.



Immagine alterata del nostro grande amico Marco Boaria from Marostica.
Un'immagine apparentemente stupida, frutto di piccoli giochi computeristici fini a se stessi. Ma un'immagine che mi invita a riflettere, perchè l'immagine sembra contare moltissimo al giorno d'oggi.
A volte (e sono le volte piu' pericolose) riescie persino a diventare sinonimo di personalità.
E' cosa di tutti i giorni vedere persone in lotta per costruire una propria immagine personale, sarebbe forse meglio chiamarla una personalità immaginaria...?
Forse non sono la persona giusta per giudicare.forse.
Il nostro amico Boa non c'entra assolutamente nulla con questo discorso, ma l'immagine alterata di lui è stata come una molla per me per parlare di questi pezzi di gioventù completamente sottomessa dall'immagine che li sovrasta.
Al primo pensiero, pensavo che essa potesse essere significativa forse solamente al Nord Italia, dove l'economia viaggia a gonfie vele e molti bambini si trovano in possesso fin da bimbi di somme di denaro volte a soddisfare qualsiasi capriccio, piu' che qualsiasi bisogno. Lo pensavo un tempo, poi il pensiero è corso rapidamente indietro nel tempo(e' una cazzata questa che sto per dire ma ci stava bene) quando timidamente e incosciamente varcavo la porta di non ritorno della discoteca Cocoricò di Riccione per scontrarmi con un branco di animali bavosi e di cattivo aspetto che si muovevano in maniera velocissima e sbarravano quegli occhi diretti verso un punto sempre non definibile. Lì, in quel luogo, ricordo ragazzi immagine del Sud, Napoletani, (anzi, tolgo la maiuscola per mancanza di rispetto verso Quei napoletani)contornati di brillantezze brillantinate, con letterine D&G brillantissime, o scritte impresse sui pantaloni sopra al buco del culo anch'esse ben luminose, tutti uguali, tutti bruttissimi, tutti mostri ai miei occhi. Impossibile non distinguerli, al primo accenno di coro:.....NaPOLI!, partivano ululati da stadio che lì rendevano uniti e ridicoli nel medesimo frangente.
Morale di questo ricordo:la cultura dell'immagine è una cultura che sbiadisce tutti i nostri giovani cervelli, li rincretinisce, li ciba di cose completamente futili, li immobilizza, li ridicolizza, sembrano esserci poche vie di scampo....
L'immagine per molti serve a porsi all'esterno, alcune persone come potrebbero vivere senza l'immagine di sè che si sono costruiti e che lì precede fieramente ad ogni passo della loro giornata?
La cultura dell'immagine sta dentro fette enormi della gioventù.
Mi scontro con persone stereotipate, Identiche, Imbalsamate. Ovunque!
Bambine cresciute intorno a Beautiful e ancora oggi dipendenti da quella mezz'ora di "Benessere" quotidiano. Che fare se non sognare di lavorare nel mondo della moda? Se non conciarsi come una tipa della pubblicità?
Ragazzi intenti a passare ore e ore per realizzare un motorino piu' veloce del vicino di casa.
La personalità finisce soffocata dalla paranoia per il porsi, per il mostrarsi.
Il mondo intanto prosegue il suo corso indisturbato.
A nessun giovane italiano importa di cambiarlo almeno un pò.
A nessuno importa sapere quel che succede.
Oggi non c'è tempo, ci sono i nuovi jeans in commercio, gli occhiali da cambiare nella nuova stagione, le vacanze da fare nella città più cool del momento, la tariffa nuova per scrivere più messaggi con il cellulare.
La musica che spacca non è più la stessa, ci sono nuove correnti, bisogna correre a sostituire l'armadio e buttare il vecchio con tutti i vestiti dentro. Uscire nei soliti posti, comprare prima di vedere, fotografare prima di guardare, leggere ciò che è già stato letto, limonare chi è più alla moda.
Chiedo perdono a tutti coloro che sono anni luce da questa filosofia di vita.
Forse la penseranno come me, che mi limito a deridere quello che vedo di ridicolo, e a criticarlo, oggi, che critico tutto, qualsiasi cosa vedo.

Monday, August 13, 2007

Cammino sulle acque o le acque camminano in me?



C'era un oceano davanti a me.
L'orizzonte era lontano. Antichi che non distinguo ritenevano che oltre quell'orizzonte l'acqua cadeva a cascata, era la fine del mondo piatto, ambito, irraggiungibile. Ero pieno di me.
L'ambiente mi avvolgeva e mi rendeva forte.
Il vento soffiava rabbrividendo la mia pelle, che, ipersensibile, era attratta con forza sempre frequente verso l'argine del pontile in cui mi trovavo.
Il senso di vita era svanito.
Il mio cervello spento. Il mio corpo incontrollabile.
Qualcosa voleva dominarmi e io orgogliosamente mi lasciavo dominare, forse l'anima, forse una coscenza, forse la Natura...le mie gambe iniziarono a muoversi in direzione del mare.
Intorno a me non c'era nessuno.
O meglio nessuno di visibile, ero sicuro di essere in qualche modo osservato, ero sicuro di essere al centro di qualche remota, irraggiungibile attenzione.
Il mare ondeggiava in maniera costante. Il suo moto era pace, si muoveva al ritmo del mio cuore. Il mio cuore era pace. In quelle onde i miei sentimenti, a volte calmi altre irriverenti.
Con le vene straripanti di spontanea adrenalina lasciai il mio corpo in balia di queste ignote spinte centrifughe che mi facevano girare intorno a me stesso moribondo, e avanzare progressivammente, inconsciamente verso l'aspettato contatto.
L'acqua mi sfioro' delicata, i miei brividi aumentarono vertiginosamente, sentivo quella stessa acqua scorrermi fresca nelle vene, riempire e strappazzare il mio cuore, cucirmi un nodo in gola. Ipnotizzato camminai in avanti, superai del tutto il pontile, poggiai entrambi i piedi sulla superficie dell'acqua senza scivolare, senza sprofondare, incredibilmente ero ancora in piedi, incredibilmente ero vivo, favolisticamente padrone di un sogno biblico, padrone di me stesso, padrone del pezzo di mondo in cui ero, boriosamente Re dell'acqua, Re dell'elemento da cui e' nata e nasce la vita , cosi' affascinante, cosi' sacrale.
All'apice di quel ciclo che si ripete dalla notte dei tempi.
In quell'istante ricordai una cosa che avevo letto anni fa' in un giornale che si proclamava scientifico. Diceva che quando al mattino beviamo un bicchier d'acqua esso contiene qualche molecola che aveva partecipato al diluvio universale, qualcuna che aveva visto passare le barche dei pescatori del lago di Tiberiade duemila anni fa e qualcun altra che si era arrossata di sangue sulle spiagge della Normandia il 6/6/1944, quella stessa acqua era sotto i miei piedi, tutta quella storia mi sembrava limpida e chiara come non mai. A questo punto pero' qualcos'altro non mi pareva piu' cosi' chiaro: camminavo io nell'acqua o era quella stessa acqua che stava camminando in me?

Saturday, August 11, 2007

L'uomo con la targa rumena.



Innanzi tutto vi dico che non conosco l’uomo con la Punto rumena, o meglio quel personaggio con la Punto dalla targa rumena, con bandiera di Romania e Unione Europea ben amalgamata con quel classico e insignificante codice di catagolazione e osservazione.
Però quest’uomo io l’ho visto, l’ho visto davvero un pò di volte, l’ho sentito parlare, ho osservato distrattamente alcuni suoi routinari movimenti ma senz’altro non posso dire di conoscerlo. Da qua parte l'interesse.
E’ un uomo schivo lui. Pensa quando parla. Esprime il suo ideale di sè stesso ponrndosi in posizione di superiorità nelle quotidiane interazioni.
Non ti ascolta la prima volta che ti rivolgi a lui.
In realtà ti ascolta ma non te lo fà capire, prosegue disinvolto come nulla fosse accaduto.
Qualche domanda riesci a fargliela ma la sua risposta più che esaudirti ti porta a riflettere su di lui.
Dicevo, è uno schivo.
L’uomo con la punto rumena ha acquistato targa e macchina tramite qualche collegamento (incerto nella mia mente)con la sorella, forse per meno costi di immatricolazione o forse perqualsiasi altra convenienza che mi appare estranea. Ascolta musica minimal lui. John Acquaviva citava stasera prima di addentrarsi nell’orgia da ballo. Deve scrivere domani, dice, prima di andarsene.
Non so perchè vorrei sapere cosa.
E allora scrivo di te appena torno a casa.
Intanto saluto due amiche di giovanissima data e me ne vado in macchina.
Sono le 4:20 all’incirca. Un traloco e qualche ora di cocktail dalla parte del produttore rendevano estremamente rilassante questo viaggio che mi apprestavo a fare.
Penso alla ragazza che stava accanto a me giorno e notte fino a nove giorni fà.
Ora è un’immagine su uno schermo, una voce in un aggeggio, un vuoto sulla superficie del cuore. Un pò di rock’n’roll mi manda a letto sereno e me stesso.
Le strade sono vuote, anonime, nulla cattura il mio sguardo. Vado piano ma non sento niente intorno a me. Penso un attimo all’uomo con la targa rumena, vorrei clonargli un pò di decisione. Che porti a nulla o a qualcosa non è importante, intravedo a cosa potrebbe servire a me. Intanto arrivo a una rotonda.
Da destra un’auto invade la rotonda forse sentendosi all’interno di un pazzo videogame di corse. Faccio minimamente a tempo a raggiungere l'ambito pedale del freno che un improvviso fruscio nel mio cervello accompagna il passaggio dell'auto di qualche centimetro al fianco del mio cofano intimidito. D'istinto premo il clacson per un suono continuo e polemico rivolto a quella stronza.
Quellaa donna al volante con un ragazzo al suo fianco solo ora sembra accorgersi di ciò che è accaduto, ma non sembra curarsene, in pochi secondi acquista velocità e si toglie dalla mia visuale.
Non so se sono ipnotizzato o se in realta' gia' non me ne importa nulla.
Automobili...autoscontri senza la gomma intorno.
Respiro e proseguo come nulla fosse successo.
I Violent Femmes mi dicono che “there’s a good reason to worry”.
Riascolto ora il pezzo di quella frase. Forse domani mi riconderò di aver voluto risucchiare la decisione di quell’irritante, esibizionista e ambiguo personaggio.