Thursday, July 31, 2008
Tuesday, July 29, 2008
imprigionato nello spegnermi
Dalla dolcezze francesistiche di ieri sera sono passato all'incubo dai risvolti fin troppo realistici di questa notte. Non sò dove stavo camminando, era sera, notte probabilmente, nella mia solitudine ecco che incontro la fidanzata di un mio amico. Ha tante cose da dirmi, da confessarmi, ma non vuole pesare sui miei pensieri. Però ha una pistola nella borsa e mi propone di farla finita per sempre. Io la guardo e ci penso. Mai avrei creduto di poter solo minimamente pensare ad una cosa così stupida. Ed invece, eccomi lì con lei, con questi pensieri di morte. Accetto, senza sapere il perchè. Estrae la sua pistola dalla borsa, la passa a me, io la punto al centro della mia fronte e sparo. Non muoio. Passo a lei la pistola, anche lei si spara e non muore. Mi chiedo il perchè di tutto questo. Lei mi dice che la pallottola è entrata nel nostro cervello e farà con calma il suo lavoro. Siamo al buio, adesso riconosco il luogo, è Padova, siamo sulle rive del Piovego. Strano che questa mia amica si trovi lì, non ha mai avuto a che fare con tal città. Ma ecco che appare un terzo personaggio, ha il volto cupo di chi si sente tradito, sono sicuro di conoscerlo ma non riesco a distinguerlo tra gli archivi della mia mente. L'unica cosa che capisco è che sta vagando nel vuoto, nel nulla e che sarebbe stato molto contento se lo avessimo coinvolto in questo piccolo suicidio collettivo. Passa dietro di noi, mi guarda un istante senza salutare, sforzo la mia mente per capire chi è costui, stranamente non lo distinguo. Avrei voluto chiamarlo in causa, coinvolgerlo nel nostro atto finale e invece non l'ho fatto, lui rimane solo come solo era prima. A questo punto inizio a stare male, il mio corpo si indebolisce, comincio ad invidiare il tizio che stà camminando solo ma che non ha una pallottola nel mezzo del cervello. Lui rimarrà vivo e io stò per morire. Adesso capisco che non voglio morire, tantomeno morire suicida, ancor meno a Padova e nemmeno con la fidanzata del mio amico. Ripenso agli occhi del tipo che è appena passato e in essi vedo qualcosa di misterioso. Certo, lo conosco! Lo conosco soltanto io, credo sia una presenza che abita i miei sogni e che rende apocalittici alcuni dei miei pensieri. E' il colpevole di alcuni malumori ed è rinchiuso nei miei sogni! Ma questa convinzione sparisce man mano che il malessere aumenta, chi mi ha detto che stò sognando? Sto morendo invece, non riesco nemmeno più a scorgere la fidanzata del mio amico. Penso a come avrei potuto lasciarmi ricordare. Penso a cosa potranno tutti dire di me d'ora in poi. penso al ciclone nel quale il mio spirito finirà, da promettente fanciullo ricco di sensibilità a stupido suicida su invito casuale. Non voglio finire così, non voglio, mi domando se la pallottola mi ucciderà davvero, mi chiedo se qualche medico mi possa salvare, mi agito, tremo, mi tocco la fronte. Non sento più il buco. Apro gli occhi e sono solo a casa dei miei genitori. Mi guardo allo specchio e il mio volto è straziato ma la mia fronte è integra. Scrivo queste battute prima che entrino nell'oblio. Sono ancora vivo e nè sono felice.
Piccoli frammenti di vite altrui.
è Lei, Mia Madre che entra nella mia stanza quando ormai è già notte, quando ormai l'orologio si è azzerato e ha ricominciato il suo cammino quotidiano. Allunga l'orecchio per percepire la musica francese che sto ascoltando mentre scrivo illuminato da una luce fiebile a basso consumo, mi sorride sorpresa della dolcezza delle canzoni che mando in onda e scherzosamente mi chiede se qualcosa sta per accadere al mio cuore. Nulla sta accadendo al mio cuore ma questa sera ho semplicemente deciso di abbandonare i miei sensi alla delicatezza di voci come Françouise Hardy e Edith Piaf, maestre nel mettermi nella culla dei sognatori. Si è alzata dal letto solo per controllare che la mia finestra fosse chiusa o meno, per evitare che la luce del mattino in arrivo mi sorprendesse con la sua luminosità svegliandomi mentre ancora mi riposo profondamente. I piccoli frammenti delle vite altrui sono i venti alterni che soffiano all'interno della sua testa, progettata per essere da supporto alla persone che ama e di cui ha deciso di prendersi cura. Penso a questi momenti con gioia nell'idea che probabilmente la prossima volta che scrivero di lei sarò a molti chilometri di distanza, e lo farò per nostalgia.
Thursday, July 17, 2008
consegnando il libretto mi sovvien l'eterno...
Ho consegnato il mio libretto universitario oggi, in segreteria studenti. E' finito tra le mani di un ceffo dai capelli del tutto simili a quelli di Cocciante negli annid'oro e poi e' sparito. E' diventato uno dei tanti libretti che verranno accatastati l'uno con l'altro in qualche magazzino polveroso. Finira' dentro ad uno scatolone insieme ad altri nonsoquanti libretti, pieni di esami registrati. Non e' piu' il mio compagno di viaggio nei giorni in cui mi buttavo senza idee ne' competenze a fare un'esame che non avevo in realta' mai digerito, con le mie mani che sudavano sulla sua superficie, mentre a chiacchere speravo di riuscire ad aggirare la psicologia del professore.Non e' piu' quell'arma che tenevo stretta stretta in quegli esami in cui ero preparato e volevo dare il massimo ad ogni costo, per raggiungere un 30 tondo tondo che mi avrebbe rasserenato per giornate intere. Fra un po' non rimarra' nemmeno piu' l'Universita', se non il ricordo. Sono stati tre anni lunghi in effetti anche se adesso che ho quasi finito mi sento un po' al punto di partenza. Ho attraversato momenti esaltanti ed altri nervosissimi, mi son sentito culturalmente progredito ma allo stesso tempo sempre lontano anni luce dagli accademismi che tendevano sempre a venirmi imposti. Ho iniziato questo corso senza saper come sarei arrivato, con quali idee sarei giunto al termine e soprattutto con quali progetti ci sarei arrivato. Finisco questo corso allo stesso modo, privo di idee chiare ma allo stesso tempo spogliato dall'allestimento di sogni inaccessibili e lungi dall'essere parte del mondo reale.Ho volato nei cieli dell'Olanda e nuotato nelle acque sporche del Piovego, ho conosciuto, parlato, condiviso cose con centinaia di persone ma quelle a cui veramente tengo le posso contare ancora sulle dita di una mano, o forse due.Ho scoperto il piacere di vivere da soli e lontani da casa, il piacere incredibile di uscire alla sera e tornare a casa a dormire in dolce compagnia, dimenticandomi di tutto il giorno seguente. Ho condiviso la mia stanza con un pazzo che adesso e' perso in qualche parte in Portogallo e che in grado di conoscere anche 1000 persone in una sera, a fare sesso sopra una gondola trovata lungo un canale a Venezia, o dentro a uno sgabuzzino durante una festa privata. Ho seguito il ciclone che mi ha preso come un vortice e mi ha fatto atterrare a Granada, sconvolto e innamorato. Sono scappato da quel vortice per entrarne in uno ancora piu' distruttivo e rapido che si e' chiamato Olanda. Ho imparato a ballare anche canzoni che ho odiato da sempre come "Tengo la camisa nera", mi sono vestito da donna, da vecchia, da King Sellassie d'Ethiopia. Ho fotografato piu' scene possibili, ho camminato in luoghi mai visti con la curiosita' di un bambino che scopre il suo piccolo mondo passo passo, mi sono fermato a pensare per ore, seduto su una panchina di fronte a un torrente olandese con un vento dolce e a volte scorbutico che pettinava i miei pensieri, a volte cosi' violentemente da strapparli. Ho camminato verso il mare in inverno, con la sabbia fredda che avvolge i piedi ma che in realta' congela l'anima. Ho provato ad amare con piu' semplicita' rendendomi conto che quando consegno le chiavi del mio cuore a qualcuno non e' cosi' facile riprenderle. Ed e' per questo che il mio cuore si e' trovato ricoperto di una lamina protettiva invalicabile, a meno che non si possegga la parola d'ordine. E quella parola, forse, non e' contenuta nel vocabolario italiano. Ho anche studiato, alcuni periodi in maniera molto intensa, alcuni giorni senza pause, senza distrazioni. Ho organizzato una mostra di fotografia che avra' luogo all'Aja in ottobre di questo anno, e invito tutti a venire e a supportare. Gli amici con cui l'ho sviluppata sono persi tra l'Europa e il centro-America scattando istanti da far rivivere tutti insieme. Ho pensato per molto tempo di dover darmi da fare di piu', di recuperare il tempo che ho "perduto" viaggiando o parlando per ore con persone nate in situazioni completamente diverse dalle mie. Quei giorni invece sono quelli che mi hanno insegnato molto di piu' di qualsiasi libro io abbia letto e li' ricordero' intatti per il resto della mia vita. Rendo pubblici questi pensieri solamente perche' credo che sia difficile guardare alle persone con trasparenza. Ed e' una difficolta che provo io stesso, il vedere dentro alle persone, vedere il bello in tutti quanti e capire da cosa deriva l'oscuro che a volte ci fa' dubitare del nostro prossimo e di noi stessi allo stesso tempo. Mentre io voglio guardare con trasparenza ognuno e felicitarmi per qualsiasi cammino le persone che incontro abbiano deciso di intraprendere.
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