Tuesday, July 29, 2008

imprigionato nello spegnermi


Dalla dolcezze francesistiche di ieri sera sono passato all'incubo dai risvolti fin troppo realistici di questa notte. Non sò dove stavo camminando, era sera, notte probabilmente, nella mia solitudine ecco che incontro la fidanzata di un mio amico. Ha tante cose da dirmi, da confessarmi, ma non vuole pesare sui miei pensieri. Però ha una pistola nella borsa e mi propone di farla finita per sempre. Io la guardo e ci penso. Mai avrei creduto di poter solo minimamente pensare ad una cosa così stupida. Ed invece, eccomi lì con lei, con questi pensieri di morte. Accetto, senza sapere il perchè. Estrae la sua pistola dalla borsa, la passa a me, io la punto al centro della mia fronte e sparo. Non muoio. Passo a lei la pistola, anche lei si spara e non muore. Mi chiedo il perchè di tutto questo. Lei mi dice che la pallottola è entrata nel nostro cervello e farà con calma il suo lavoro. Siamo al buio, adesso riconosco il luogo, è Padova, siamo sulle rive del Piovego. Strano che questa mia amica si trovi lì, non ha mai avuto a che fare con tal città. Ma ecco che appare un terzo personaggio, ha il volto cupo di chi si sente tradito, sono sicuro di conoscerlo ma non riesco a distinguerlo tra gli archivi della mia mente. L'unica cosa che capisco è che sta vagando nel vuoto, nel nulla e che sarebbe stato molto contento se lo avessimo coinvolto in questo piccolo suicidio collettivo. Passa dietro di noi, mi guarda un istante senza salutare, sforzo la mia mente per capire chi è costui, stranamente non lo distinguo. Avrei voluto chiamarlo in causa, coinvolgerlo nel nostro atto finale e invece non l'ho fatto, lui rimane solo come solo era prima. A questo punto inizio a stare male, il mio corpo si indebolisce, comincio ad invidiare il tizio che stà camminando solo ma che non ha una pallottola nel mezzo del cervello. Lui rimarrà vivo e io stò per morire. Adesso capisco che non voglio morire, tantomeno morire suicida, ancor meno a Padova e nemmeno con la fidanzata del mio amico. Ripenso agli occhi del tipo che è appena passato e in essi vedo qualcosa di misterioso. Certo, lo conosco! Lo conosco soltanto io, credo sia una presenza che abita i miei sogni e che rende apocalittici alcuni dei miei pensieri. E' il colpevole di alcuni malumori ed è rinchiuso nei miei sogni! Ma questa convinzione sparisce man mano che il malessere aumenta, chi mi ha detto che stò sognando? Sto morendo invece, non riesco nemmeno più a scorgere la fidanzata del mio amico. Penso a come avrei potuto lasciarmi ricordare. Penso a cosa potranno tutti dire di me d'ora in poi. penso al ciclone nel quale il mio spirito finirà, da promettente fanciullo ricco di sensibilità a stupido suicida su invito casuale. Non voglio finire così, non voglio, mi domando se la pallottola mi ucciderà davvero, mi chiedo se qualche medico mi possa salvare, mi agito, tremo, mi tocco la fronte. Non sento più il buco. Apro gli occhi e sono solo a casa dei miei genitori. Mi guardo allo specchio e il mio volto è straziato ma la mia fronte è integra. Scrivo queste battute prima che entrino nell'oblio. Sono ancora vivo e nè sono felice.

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