Thursday, July 17, 2008

consegnando il libretto mi sovvien l'eterno...

Ho consegnato il mio libretto universitario oggi, in segreteria studenti. E' finito tra le mani di un ceffo dai capelli del tutto simili a quelli di Cocciante negli annid'oro e poi e' sparito. E' diventato uno dei tanti libretti che verranno accatastati l'uno con l'altro in qualche magazzino polveroso. Finira' dentro ad uno scatolone insieme ad altri nonsoquanti libretti, pieni di esami registrati. Non e' piu' il mio compagno di viaggio nei giorni in cui mi buttavo senza idee ne' competenze a fare un'esame che non avevo in realta' mai digerito, con le mie mani che sudavano sulla sua superficie, mentre a chiacchere speravo di riuscire ad aggirare la psicologia del professore.Non e' piu' quell'arma che tenevo stretta stretta in quegli esami in cui ero preparato e volevo dare il massimo ad ogni costo, per raggiungere un 30 tondo tondo che mi avrebbe rasserenato per giornate intere. Fra un po' non rimarra' nemmeno piu' l'Universita', se non il ricordo. Sono stati tre anni lunghi in effetti anche se adesso che ho quasi finito mi sento un po' al punto di partenza. Ho attraversato momenti esaltanti ed altri nervosissimi, mi son sentito culturalmente progredito ma allo stesso tempo sempre lontano anni luce dagli accademismi che tendevano sempre a venirmi imposti. Ho iniziato questo corso senza saper come sarei arrivato, con quali idee sarei giunto al termine e soprattutto con quali progetti ci sarei arrivato. Finisco questo corso allo stesso modo, privo di idee chiare ma allo stesso tempo spogliato dall'allestimento di sogni inaccessibili e lungi dall'essere parte del mondo reale.Ho volato nei cieli dell'Olanda e nuotato nelle acque sporche del Piovego, ho conosciuto, parlato, condiviso cose con centinaia di persone ma quelle a cui veramente tengo le posso contare ancora sulle dita di una mano, o forse due.Ho scoperto il piacere di vivere da soli e lontani da casa, il piacere incredibile di uscire alla sera e tornare a casa a dormire in dolce compagnia, dimenticandomi di tutto il giorno seguente. Ho condiviso la mia stanza con un pazzo che adesso e' perso in qualche parte in Portogallo e che in grado di conoscere anche 1000 persone in una sera, a fare sesso sopra una gondola trovata lungo un canale a Venezia, o dentro a uno sgabuzzino durante una festa privata. Ho seguito il ciclone che mi ha preso come un vortice e mi ha fatto atterrare a Granada, sconvolto e innamorato. Sono scappato da quel vortice per entrarne in uno ancora piu' distruttivo e rapido che si e' chiamato Olanda. Ho imparato a ballare anche canzoni che ho odiato da sempre come "Tengo la camisa nera", mi sono vestito da donna, da vecchia, da King Sellassie d'Ethiopia. Ho fotografato piu' scene possibili, ho camminato in luoghi mai visti con la curiosita' di un bambino che scopre il suo piccolo mondo passo passo, mi sono fermato a pensare per ore, seduto su una panchina di fronte a un torrente olandese con un vento dolce e a volte scorbutico che pettinava i miei pensieri, a volte cosi' violentemente da strapparli. Ho camminato verso il mare in inverno, con la sabbia fredda che avvolge i piedi ma che in realta' congela l'anima. Ho provato ad amare con piu' semplicita' rendendomi conto che quando consegno le chiavi del mio cuore a qualcuno non e' cosi' facile riprenderle. Ed e' per questo che il mio cuore si e' trovato ricoperto di una lamina protettiva invalicabile, a meno che non si possegga la parola d'ordine. E quella parola, forse, non e' contenuta nel vocabolario italiano. Ho anche studiato, alcuni periodi in maniera molto intensa, alcuni giorni senza pause, senza distrazioni. Ho organizzato una mostra di fotografia che avra' luogo all'Aja in ottobre di questo anno, e invito tutti a venire e a supportare. Gli amici con cui l'ho sviluppata sono persi tra l'Europa e il centro-America scattando istanti da far rivivere tutti insieme. Ho pensato per molto tempo di dover darmi da fare di piu', di recuperare il tempo che ho "perduto" viaggiando o parlando per ore con persone nate in situazioni completamente diverse dalle mie. Quei giorni invece sono quelli che mi hanno insegnato molto di piu' di qualsiasi libro io abbia letto e li' ricordero' intatti per il resto della mia vita. Rendo pubblici questi pensieri solamente perche' credo che sia difficile guardare alle persone con trasparenza. Ed e' una difficolta che provo io stesso, il vedere dentro alle persone, vedere il bello in tutti quanti e capire da cosa deriva l'oscuro che a volte ci fa' dubitare del nostro prossimo e di noi stessi allo stesso tempo. Mentre io voglio guardare con trasparenza ognuno e felicitarmi per qualsiasi cammino le persone che incontro abbiano deciso di intraprendere.

2 comments:

Anonymous said...

imparato molto

Anonymous said...

La ringrazio per Blog intiresny