pochissime parole da condividere in questi giorni.forse perchè i fatti da raccontare sono tanti.forse perchè non mi và tanto di raccontarli.passare dal vivere in una città olandese al tornare al mio piccolo paesino e sccessivamente alla città universitaria di Padova può essere paragonato al passaggio che separa le 17:29 alle 17:31 di un'operaio di una fabbrica siderurgica, solo all'inverso. oddio, non è così realmente tragico, è un tornare a responsabilità e a facce note, è un'abbassamento dei sogni, è un calare di personalità, è un tornare a correre in modo frentico per cambiare al più presto la propria situazione.
non è tanto il mio correre, come suggerisce il buon vecchio Frankie, e l'immobilità di tutto il resto che mi fà sentire diverso.
1 comment:
Mi ricorda molto “L’insostenibile leggerezza dell’essere”...una riflessione sull’uomo: sulle sue debolezze, sul suo ingenuo ed inappagato desiderio di felicità, sulle sue angosce, sull’ineluttabilità dei suoi errori e dei compromessi cui deve necessariamente piegarsi, sulla crudeltà della vita che non concede prova d’appello, negandoci il dolce fardello dell’eterno ritorno caro a Nietzsche e condannandoci a quella stolta assenza di gravità, a quella vana leggerezza che svuota l’esistenza di significato rendendola insostenibile...
Monica è passata di qua...un abbraccio caro "fratellino"!
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