Stamattina, 25 febbraio, l'editoriale del Corriere della Sera firmato Angelo Panebianco mi ha lasciato leggermente perplesso.
L'articolo traghettava il lettore al pensiero che l'alleanza Partito Democratico-L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro "finirà con l'incidere in maniera negativa sulla politica del partito", il PD si intendeva. I motivi erano diversi, Di Pietro non è certo il tipo che pensa di porre fine alla "guerra civile italiana" affermava (quella tra destra e sinistra, che poi non è la guerra da combattere), Veltroni si sarebbe alleato con lui per poter godere dei voti dell' "antipolitica" che in lui vedono una forza in grado di far seguire i fatti alle idee.
Inoltre, continua Panebianco, Di Pietro ha parlato "dell'esproprio proletario" di alcune reti televisive di proprietà dell'attuale opposizione. Ma quale esproprio proletario se Rete4 sta rubando da anni le frequenze destinate a Europa 7? Panebianco poi inneggia alle intercettazione telefoniche definendole "mostro demoniaco" dell'ultimo "giustizionalismo" made in Italy, affermando che Di Pietro mai permetterà la fine di questa "spia evidente degli sviluppi patologici del sistema italiano".
A questo punto mi domando se questo giornalista abbia mai letto il quotidiano per il quale scrive negli ultimi anni, dopo che le intercettazione telefoniche, quelle poche che chi ci comanda ha voluto render note, hanno permesso di far emergere scandali di importanza prioritaria e vergognosa, come quelle riguardanti i vari "furbetti del quartierino", le cariche pilotate dell'entourage di Cuffaro e Mastella, le implicazioni Ds-Antonveneta per citarne alcune. Sono proprio questi scandali che hanno dato vita a questo clima di "antipolitica" in cui si trova gran parte della popolazione attuale costretta dal proprio senso civico a recarsi alle urne fra poco più di un mese.
Adesso, mi chiedo, quale target questo giornalista avesse intenzione di raggiungere, denigrando l'apporto di qualcuno, Di Pietro, che per ora ha manifestato come temi politici il rispetto di alcuni principi essenziali volti ad ottenere un minimo di legalità nel paese, definendolo invece semplicemente un pericolo per il "linguaggio nuovo" che potrebbe svilupparsi ora tra Veltroni e Berlusconi. Un linguaggio costituito da soliti compromessi e sorrisi beffardi in campagne elettorali fatte solo di sensazioni ed essenzialmente prive di programmi necessari, condite però da resoconti giornalistici profumati e mai antigonistici. Alzarsi al mattino, acquistare uno dei maggiori quotidinai nazionali e ritrovarmi un editoriale di questo tipo mi fà seriamente pensare al perchè ho deciso di iscrivermi ad una scuola di giornalismo...
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