Una panchina, un corso d'acqua. Un piccolo ponte con delle Tag che disegnano la sua storia.
Un lampione con delle ragnatile. Il riflesso di alcune case, sul fiume che balla a ritmo ipnotico, seducono e assorbono il mio sguardo. Può anche un movimento dell'acqua diventare un messaggio da scoprire? mi chiedo.
Una bici appoggiata a un palo della luce. Il sole riflette sull'edificio di fronte.
Un'aereo lo sorvola proprio ora lasciando la sua desiderevole scia.
Un'altro lo affianca, altri due dall'altra parte del cielo.
L'aereoporto di Shipol nel frattempo abilmente crea stormi.
Il traffico di grossi uccelli nordici dalle maestose movenze è molto intenso sopra di me.
Seguendo le montagne russe create dal vento godono dei più freschi respiri e hanno il privilegio di guardarci dall'alto.
Io invece guardo gruppi di verdi infantili fogliette che per mano si infilano al di sotto dell'onesto ponte e mi salutano con i loro riflessi colorati. Le fogliette mi hanno incantato. Sento la loro essenza deliziare le mie narici. Sento che mi invitano a confondermi con loro. Mi scorgo dal marciapiede, mi allungo e a fatica ne riesco a prenderne una. La guardo e mi sorride. La sua dolcezza mi ricorda qualcosa. E' del tutto mia. La cullo con il palmo e mi riscalda delicata. La avvicino al mio volto per godermela da vicino. I miei sono suoi. La guardo fissa negli occhi per momenti incalcolabili. Non sò immaginare in quale mare le nostre menti staranno sorvolando ora...dopo un pò...senza essermene reso conto, la stavo baciando con inaspettata passione. Il suo gusto fresco abbormibidi va le mie labbra addormentandole. La sua fanciulezza mi faceva schiavo. Già ero deragliato nella sua dolcezza. Stringendola alle mie labbra la sentii scivolare in meno di un baleno all'interno della mia bocca e involantariamente giù per la gola e dentro al mio organismo. Era entrata in me, l'avevo mangiata! Inizio ad agitarmi, a tossire, l'idea di provare a sputarla fuori mi terrorizza, potrei farle ancora del male, la mia fogliolina...non sapevo cosa avrei potuto fare. Nulla passava per la mia mente. La gente intorno a m e non capiva la mia lingua, a stento urlai:"A leaf, I've ate my leaf!I've killed my love!...i want...to die...help me...", la mia voce si fece fiacca e insicura, la gente pensò che fossi pazzo, tutti si dileguarono poco a poco...rimasi nuovamente solo. le altre foglie continuavano a passare sotto al curioso ponte, nessuna degnava il povero me di uno sguardo. Mi passai uno mano sul volto, la mia mano era scivolosa.
La guardai: stava diventando verde e lucida. Il mio corpo, incredibilmente si dissolse. Divenni verde, piccolino e con lo sguardo timido. La mia superficie lucida e striata. Sentii il vento raggiungermi e colpirmi, senza dir nulla mi portò via con sè per traiettorie estasianti, volai e non pensai a nulla, volteggiavo impazzito senza ragione nel mio mondo dalla gravità soggettiva. Riuscivo ancora a vedere il riflesso delle case sul lago. Ancora era incantato dai movimenti dell'acqua che ora andava più lenta di me. Mi avvicinai al riflesso quasi per far parte di quel quadretto così incantevole e finii per cadrci dentro, lentamente, al fianco di quelle altre fogliolettine che prima non si erano degnati di guardarmi. Eravamo diversi ora ai nostri occhi. Sorrisi a loro e le presi per mano. Ci lasciammo trasportare, senza dire nulla, sotto al ponte..
1 comment:
Bella bella storiella, sospesa e pure dinamica. dai il senso di ciò che descrivi.
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