Sunday, April 02, 2006

Chiaccherando con Steiner:il fondamentalismo male dell’Occidente, orfano dei Lumi

Mi ha fatto piacere imbattermi l'altro giorno, anche se in maniera casuale, in questo importante critico letterario del quale il Times recentemente ha scritto:“il più brillante giornalista culturale che scriva oggi in inglese, o forse in qualsiasi lingua”, sottolineando anche il fatto che non si rivolge solo agli studiosi di professione e di una disciplina specifica, ma a tutti gli individui pensanti consapevoli delle più ampie realtà sociali e politiche che stanno loro intorno. Il settantacinquenne George Steiner, alla vigilia della sua presentazione a Bologna, dell' opera curata da Nuccio Ordine su Giordano Bruno, considerato dal letterato uomo sensibile di provare esaltazione per l’universo e la molteplicità dei mondi, nel suo ultimo saggio “La grammatica della creazione” guarda con altrettanta passione intellettuale agli smarrimenti e alle convulsioni di questo pianeta, spesso toccando i nervi scoperti di un Occidente percorso da crisi e mutamenti epocali. Tra questi la stanchezza della nostra civiltà, nella quale droga e pedofilia diventano incredibili fonti di ricchezza, la sessualità un genere di pubblico consumo e dove l’educazione seria è diventata ormai un optional. Fattori che a volte riescono a far riaffiorare la voglia di ritrovare la dignità e il mistero del senso dell’uomo, reagendo alla deriva nichilista, riaffermando la possibilità di una presenza trascendentale, come emerge nel suo libro “Tostoj e Dostoevskij”, che porta più a porre domande, come ogni opera d’arte, che a dare risposte. Le crisi e le mutazioni epocali dei paesi sviluppati sarebbero ricollegabili ad un’incredibile accelerazione della storia, a una follia del cambiamento perenne che ha invaso una moltitudine di persone, le quali in certi casi hanno trovato nel fondamentalismo un’ancora di fronte a una vita incomprensibile, un’ancora che anche se crudele riesce a rassicurare più dell’incomprensibile. E se intorno all’Islam, il critico di Cambridge, trova nel rifiuto del dialogo dei propri rappresentanti origine storiche, relative allo sgretolamento dell’impero scientifico del popolo arabo sotto la pressione ottomana, che hanno portato ad un clima di isteria e umiliazione causato dal rifiuto di scienza, logica, fede nella regione umana e nel dibattito appunto; in Occidente è in atto un analfabetismo di ritorno quando si sente ancora ricorrere a semplificazioni bene-male o bianco-nero (o all’appellare “crociata” l’inizio dell’attacco all’Iraq) che portano inevitabilmente allo scontro tra civiltà. E l’Europa, che sembra oggi immune al virus dell’integralismo, è per l’autore in una fase di declino più che drammatica, giorno per giorno infatti aumenta il divario sia economico che culturale nei confronti degli USA, sempre più presenti anche per risolvere i problemi interni della stessa Europa (situazione balcanica). Paesi come Francia, Germania, Russia e Inghilterra sembrano segnati da una stanchezza profonda e le poche speranze sembrano venire dai paesi in cui i giovani sembrano ancora animati da speranze come la Spagna e l’Irlanda. Nel suo ultimo libro, “Maestri e Allievi”, Steiner proietta le sue speranze, creando gli spunti per arrivare una conoscenza diversa da quella attuale che tende a trasmettere nozioni e non saperi; le due categorie che egli individua possono dar luogo a tre legami possibili: il maestro che distrugge l’allievo, il discepolo che tradisce e uccide il suo maestro e infine l’eros, l’amore nella trasmissione del sapere che scavalcando i rapporti della volgarità, del dispetto e del denaro porti ad un mondo che trovi una nuova sensibilità fondata appunto sull’amore della conoscenza.

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